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Carceri: Sdr, paradossale fine pena per detenuto Buoncammino

“Paradossale, drammatica situazione per un detenuto del carcere cagliaritano di Buoncammino. P.S. il prossimo mese di settembre terminerà di scontare la pena e dopo tre anni potrà riacquistare la sospirata libertà avendo interamente pagato il suo debito con la giustizia ma non sa dove andare a vivere nonostante sia proprietario, in comunità di beni con l’ex moglie che lo occupa con il nuovo compagno, di un appartamento che aveva regolarmente acquistato”.

Lo denuncia Maria Grazia Caligaris, Presidente dell’Associazione Socialismo Diritti Riforme Maria, manifestando preoccupazione per gli imprevedibili sviluppi che la vicenda potrà avere senza una soluzione che rispetti il diritto delle parti in causa. Il Giudice, essendo in corso la causa di separazione, non può assegnare la casa a uno degli ex coniugi in quanto non ci sono minori e risultano  proprietari al 50% per effetto della comunione dei beni.

“E’ assolutamente necessario – sottolinea la Presidente di SDR che ha incontrato più volte il detenuto  – assumere un’iniziativa che consenta all’uomo di ottenere ciò che gli spetta. P.S., peraltro invalido, è stato fortemente penalizzato dalla scelta della moglie di vivere un’altra esperienza sentimentale. Non ha infatti potuto trascorrere l’ultimo anno di pena ai domiciliari proprio perché la sua dimora era occupata dalla moglie, da cui si sta separando, e dal suo nuovo compagno. L’uomo ha quindi subito un primo danno dalla decisione della moglie e non può  accettare la beffa di restare senza dimora perché la casa che ha acquistato è occupata anche da un estraneo. In queste circostanze dovrebbe prevalere il buon senso e il nuovo compagno della ormai ex moglie dovrebbe almeno liberare l’appartamento in modo che P.S. possa, in attesa della vendita dell’immobile e la divisione del ricavato tra i due ex coniugi, tornare a vivere nella casa sebbene separato dalla moglie.

Il nuovo compagno della donna però non ha un’altra casa. Così il buon senso diventa uno strumento difficile da reperire e utilizzare. Chi si trova in condizioni di maggiore disagio inoltre non sempre è disponibile ad accettare ulteriori sacrifici con conseguenze inimmaginabili. Permanendo queste condizioni, è evidente – conclude Caligaris – che occorre trovare una soluzione, coinvolgendo anche i servizi sociali del Comune interessato, in modo che la vicenda rientri all’interno di una civile separazione senza danneggiare i diritti di ognuno”. Com