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Sanità penitenziaria: in Sardegna slitta a settembre passaggio a regione

“Il rinvio a settembre dell’effettivo passaggio della sanità penitenziaria alla Regione Sardegna deciso in accordo con il Ministero della Giustizia favorirà l’attuazione delle linee guida predisposte dall’Assessorato garantendo uniformità di trattamento e il rispetto dei livelli essenziali di assistenza ai cittadini privati della libertà. Occorre infatti garantire un buon avvio e consentire, nella fase di rodaggio, la rimozione degli elementi di criticità emersi che, con la buona volontà di tutti i soggetti interessati, potranno essere superati al meglio”.  Lo ha detto Maria Grazia Caligaris presidente di Socialismo Diritti Riforme a margine del convegno organizzato a Cagliari dal Provveditorato regionale del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

“E’ indispensabile – ha aggiunto – garantire appositi finanziamenti anche per l’ammodernamento delle apparecchiature e degli strumenti  diagnostici in dotazione nelle singole strutture ed evitare un’attuazione differenziata nel territorio tra le diverse Aziende Sanitarie salvaguardando le specifiche professionalità che da anni operano negli istituti di pena dell’isola.

Un ruolo importante spetta alla magistratura in generale e a quella di sorveglianza in particolare per evitare che la sicurezza sociale e l’esecuzione della pena non prevalgano sul diritto alla salute che può essere spesso garantito con il ricorso al ricovero ospedaliero, anche senza piantonamento, con misure alternative quali gli arresti domiciliari, il ricovero in residenze sanitarie assistite, e la libertà vigilata. Per il cittadino privato della libertà quasi sempre in condizioni disumane per l’insufficienza degli spazi, la fatiscenza delle strutture e il sovraffollamento la malattia diventa una pena aggiuntiva inaccettabile in una Stato di diritto”.

“Attualmente, con riferimento a quanto emerge dalla situazione di Buoncammino, nelle carceri vi sono anziani ultra settantenni affetti da gravi patologie che potrebbero trovare giovamento da sistemazioni alternative senza compromettere la sicurezza con ipotesi di recidiva del reato. Senza parlare poi di chi è finito in carcere per l’esecuzione di una condanna divenuta definitiva, per le lungaggini della giustizia, dopo 10-20 anni dalla effettuazione del reato e che nel frattempo si era rifatto una vita.

La necessità di un Dipartimento regionale specifico della Sanità Penitenziaria appare – ha concluso Caligaris – un’ipotesi ancora fondata così come si rende indispensabile, in vista del raddoppio della popolazione detentiva nell’isola che occuperà le nuove quattro strutture carcerarie, un cospicuo investimento. Non può esserci un servizio di assistenza senza un adeguamento dei fondi”.