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Dichiarazione dell’On. Amalia Schirru (Pd): Su pdl AC 5251, Formazione in medicina generale

“Ricevo in questi giorni numerose e-mail e comunicazioni, anche critiche, riguardo la mia proposta di legge Schirru ed altri: "Modifica all'articolo 36 del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206, concernente il rilascio del diploma di formazione specifica in medicina generale" (5251), provvedimento che nasce dalla necessità di trovare risposta ad alcune problematiche intercettate sul territorio sardo e su altre regioni: precarietà e carenza di personale

L’obiettivo è in primis quello di superare l’estrema precarizzazione cui vanno incontro i cosiddetti medici «non titolati» che da anni lavorano – come i medici “titolati” - nel sistema sanitario nazionale ma che di fatto non possono accedere alle graduatorie perché senza titolo e perciò destinati al precariato perenne.  Superando, allo stesso tempo, la situazione di carenza riscontrata in alcune regioni (tra cui la Sardegna) che vede i medici di medicina generale «titolati», insufficienti a coprire il fabbisogno del territorio, tanto che, come chiaramente riportato nel ddl : “le aziende sanitarie locali (ma anche privatamente i medici di base) da anni si servono in maniera continuativa e strutturata di medici senza il corso di formazione, addirittura specializzandi o neolaureati.”

L’intento non è certamente quello di svalutare l’operato o le peculiarità  proprie del Medico di medicina generale. Né, la volontà è quella di creare disparità o discriminazioni. La proposta di legge non ha nessuna intenzione di voler rimuovere o sostituire con un altro percorso la formazione specifica.  Il corso di formazione resta e ne sottolineo l’utilità e necessità, il provvedimento non ne chiede la soppressione, anzi, si spinge perché diventi una specializzazione "vera". In parallelo, però, si vuole aprire un percorso di riconoscimento equipollente, senza oneri aggiuntivi, utile unicamente a risolvere una criticità territoriale evidente e un grave, concreto, precariato.

Come si legge in una recente nota, la FIMMG rileva la necessità di “individuare gli strumenti organizzativi ed economici nell’ambito delle rispettive responsabilità del Governo e delle Regioni”. È evidente che tali risorse manchino e su questo fronte occorrerebbe agire di concerto, evitando di creare ulteriori contrapposizioni. Stupisce però il fatto che tale argomento si sollevi soltanto ora, in occasione della presentazione del provvedimento in questione.

Credo che sia in questo momento necessario trovare una risposta, anche da parte della Federazione, al tema che ho voluto portare avanti, cercando di risolvere una problematica esistente: come considerare la tipologia di tirocinio dei medici “non titolati”, gli stage, che portano alla creazione di lavori di serie B, pur avendo all’atto pratico la stessa professionalità, tanto da venire usati dalle stesse Asl per anni nei propri servizi?

Per quanto mi riguarda, ritengo doveroso procedere con molta serenità, convinta come sono che possa essere un atto utile a bloccare fin da subito la precarietà per tanti giovani medici e per quei molti medici che, dopo anni di incertezze ormai non sono più tali e che perciò hanno tutti i diritti ad un lavoro stabile e dignitoso, riconosciuto per la sue competenze e peculiarità. 

Sottolineo, ancora una volta se fosse necessario, come non abbia mai inteso mettere in discussione la formazione specifica della medicina generale, che deve continuare ad esistere e semmai rafforzarsi alla pari delle altre specializzazioni, con la dovuta dignità, valore e riconoscimento, anche economico. Prendo certamente atto delle osservazioni ricevute, accogliendo quelle che eventualmente verranno in futuro, perché ritengo potrebbero essere utili per il percorso del provvedimento e per venire incontro ai problemi evidenziati, sia dai singoli medici che dalla stessa FIMMG.”

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