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Più tasse, meno lavoro:per Confindustria la ricetta Merkel affossa l’Italia e l’Europa

La pressione fiscale effettiva, depurata dal sommerso, "schizzerà al 54,6%" nel 2013 dal 54,2% del 2012". Secondo il Centro studi Confindustria era al 51,1% nel 2011. Continua la corsa anche della pressione apparente, dal 42,5% del 2011 al 45,1% del 2012 fino al 45,4% del 2013.

Le condizioni del mercato del lavoro italiano sono in forte deterioramento e "il 2013 si chiuderà con 1 milione e 482mila Ula occupate in meno rispetto a inizio 2008 (-5,9%)". Queste le stime del centro studi Confindustria contenute negli Scenari economici presentati oggi. Il Csc stima che "l'occupazione (calcolata sulle Ula, unita di lavoro equivalenti a tempo pieno), dopo il +0,1% del 2011, calerà dell'1,4% nel 2012 (-1,0% già acquisito al primo trimestre) e dello 0,5% nel 2013. Solo sul finire dell'anno prossimo le variazioni congiunturali torneranno positive. Il 2013 si chiuderà con 1 milione e 482mila  unità occupate in meno rispetto a inizio 2008 (-5,9%)".

"A sei anni dall'inizio della crisi, nel 2013 l'Italia si troverà con un livello di benessere, misurato in Pil pro-capite, del 10% inferiore alla media 2007". Il centro studi di Confindustria calcola che è un calo "pari quasi a 2.500 euro in meno (prezzi costanti dal 2005)". Si tratta "una perdita difficilmente recuperabile in assenza di riforme incisive che riportino il Paese su un sentiero di crescita superiore al 2% annuo come è alla sua portata".

Le politiche improntate al solo rigore stanno facendo avvitare su stessa l'intera economia europea: "è indispensabile cambiare strategia, mantenendo la barra dritta sul risanamento con misure strutturali che agiscano nel tempo e che non impediscano di sostenere nell'immediato la domanda".

Il ritorno alla lira si tradurrebbe per gli italiani nella "più colossale patrimoniale mai varata". Il ritorno alla lira, secondo quanto illustrato dal Csc negli Scenari economici, sarebbe simile ad una patrimoniale "sia per gli effetti diretti sul valore delle attività delle famiglie e del loro reddito sia perché davvero le ricchezze private, ovunque detenute (anche illecitamente), verrebbero inevitabilmente sottoposte a una radicale tosatura per ristabilire un po' di ordine nel bilancio pubblico e nella giustizia sociale, di fronte al profondo impoverimento della maggioranza della popolazione".

L'impegno assunto nel vertice quadrangolare di Roma di un piano di rilancio pari all'1% del pil europeo, sottolinea il Csc, "va nella giusta direzione perch* riconosce implicitamente la necessità di mutare passo, anche se ha un che di 'de'ja' vu' non del tutto rassicurante". Occorrono, però, rileva, "altre misure per fermare e invertire la disunione creditizia da tempo in atto e che sta provocando un violento 'credit crunch' proprio nei paesi maggiormente impegnati nello sforzo di correzione dei conti pubblici. Per questo è cruciale l'esito del Consiglio europeo del 28-29 giugno".

L'Eurozona tutta, sottolinea il Csc, "ha bisogno di una maggiore gradualità nell'aggiustamento degli squilibri, pena l'affossamento del progetto stesso dell'Unione Europea, sul fronte politico e sociale non meno che su quello economico e finanziario".