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Murgianu: “Un imprenditore non può chiudere a causa dello Stato”.

Le Associazioni Imprenditoriali della Sardegna nel loro intervento, letto dal Coordinatore Luca Murgianu, sottolineeranno come “nonostante la drammaticità del contesto economico internazionale, è dalle opportunità nascoste di questa drammatica crisi che gli imprenditori sardi hanno incominciato a ragionare e cercare un dialogo con la politica in maniera unitaria”.

Le imprese ritengono però importante “leggere il mercato come un meccanismo che premia le innovazioni, pone l’accento sulle persone e non tanto sui capitali, sulla finanza o sulla tecnologia: l’innovazione è prima di tutto una questione di occhi, di sguardo diverso sulle cose e sul mondo, e quindi di persone che guardano diversamente la realtà”.

Per gli imprenditori “la Sardegna è oggi una piccola culla dell’ICT. L’industria turistica costituisce una solida realtà. L’agroalimentare presenta potenzialità che attendono di essere pienamente dispiegate. Ambiente ed energie rinnovabili costituiscono fattori di competitività per le nostre imprese. Crescono i tentativi di creare reti di imprese capaci di collaborare, cooperare e integrarsi”.

Gli imprenditori sardi sottolineano però come “la dotazione infrastrutturale della Sardegna sia largamente insufficiente e di come dal 2001 a oggi, la regione abbia visto peggiorare costantemente la propria dotazione per rete stradale, ferroviaria e portuale”.

Ma il punto cruciale su cui le Associazioni ritengono fondamentale concentrarsi è quello sui tempi di pagamento: “316 sono i giorni che esprimono il ritardo dei pagamenti della Pubblica Amministrazione in una regione in cui la Spesa Pubblica rappresenta circa il 61% dell’intera ricchezza regionale. Accade così che tutto si leghi in un circolo perverso al centro del quale ci sono le nostre imprese, impossibilitate a rispettare i propri obblighi di carattere fiscale e contributivo, incorrendo nel sistema sanzionatorio di riscossione che deteriora ulteriormente la loro posizione finanziaria”. “Un recente studio su dati ISTAT e Corte dei Conti dimostra come la  lealtà fiscale tende a deteriorarsi in un contesto in cui vi è una scarsa qualità nei processi dei servizi pubblici. Da tale studio si osserva infatti una significativa correlazione diretta tra regolarità fiscale e puntualità nei pagamenti da parte della P.A. Sempre più spesso il fantasma del fallimento aleggia sopra le teste degli imprenditori onesti, ma il dato insopportabile ed inaccettabile è che tutto questo sia causato dallo Stato. Un imprenditore non può chiudere a causa dello Stato”. “Eppure, proprio la lealtà della PA nel rispettare gli accordi di pagamento contribuirebbe a creare un ambiente economico più virtuoso, favorendo il diffondersi di una cultura più rispettosa delle regole e incrementando la regolarità fiscale dei cittadini e delle imprese”.

Le imprese chiuderanno il loro intervento con la convinzione che “sia venuto il momento di abbandonare partigianerie ed interessi di parte e forse anche protagonismi del tutto fuori luogo in un momento di crisi epocale che mette a dura prova la possibilità di noi tutti di rispondere al meglio alle sfide del presente. I figli di questa Isola e della nazione italiana attendono risposte rapide e giuste per poter essere messi nelle condizioni di crescere e far crescere l’Italia tutta”.