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La Bindi boccia sulla presunta candidatura di Bersani a premier e lancia e condivide il nome di Mario Monti che unirebbe tutti.

I possibili candidati premier del centrosinistra sono tanti, non c'è solo Bersani. A dirlo è la presidente del Pd Rosy Bindi in un'intervista al Corriere della Sera.

"L'alleanza tra sinistra e moderati è una strategia di di medio e lungo periodo. Per strappare i moderati alla destra populista dobbiamo individuare il leader che rappresenti un punto di sintesi", dice commentando la proposta di Marco Follini che propone il nome di Mario Monti. 

"Certo, nel momento in cui Vendola si rende disponibile a una prospettiva più ampia perché capisce che c'è un'emergenza economica e sociale, non si possono non ascoltare le esigenze che la sua parte esprime". 

L'alleanza tra riformisti e moderati "può essere strategica e non solo tattica ed emergenziale. L'Italia del dopoguerra si è costruita così", sostiene poi la vicepresidente della Camera. 

E, rispondendo ad una domanda sulla possibile candidatura a premier del leader dell'Udc Pierferdinando Casini, lo invita ad "assumere le proprie responsabilità e chiedersi quale idea di Italia vuole realizzare", perché "le leadership possibili sono molte. Nel cammino di una soluzione comune anche noi potremmo rinunciare al nostro candidato naturale, il segretario del partito". 

In merito alla sua candidatura a Palazzo Chigi, avanzata da Vendola, Bindi non nasconde la "soddisfazione nel vedere che la proposta ha avuto una buona accoglienza, ma, precisa, "Bersani in questo momento è la persona più adeguata". 

Guardando al suo partito, per Bindi l'uscita di 23 parlamentari "non è un fenomeno che riguarda l'essere cattolici nel Pd. Spesso sono in gioco destini personali, calcoli di potere e di convenienza". 

Quanto a Fioroni, "credo di poter fare tutto quello che è necessario per scongiurare" la sua uscita dal partito. "La fiducia del mondo cattolico ce la dobbiamo guadagnare tutta", prosegue la deputata, perche' "la delusione per la destra non significa automaticamente attenzione al Pd". 

Il partito, ammette, "è ancora in costruzione. Abbiamo davanti la sfida di trovare una sintesi tra culture diverse. La sola identità a cui dovremmo lavorare è quella democratica".

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