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Strage all’aeroporto, a Mosca torna il terrore

Un altro attentato nella capitale russa, il secondo in meno di un anno, il primo contro un aeroporto del Paese. Il Cremlino sembra tornare sotto scacco del terrorismo caucasico, in un momento cruciale. Il presidente Dmitri Medvedev, apparso in tv visibilmente scosso, è già stato costretto a rinviare per ora sine die il suo debutto al Forum economico internazionale di Davos, sul quale contava per attrarre investimenti stranieri e lanciare una privatizzazione da oltre 50 miliardi di dollari indispensabili alla modernizzazione del Paese. 

L'attentato ad un aeroporto internazionale, il più grande del Paese, con una trentina di morti, rischia di evocare lo spettro degli anni bui del terrorismo ceceno e della instabilità: una parola che non piace agli investitori stranieri, come confermano anche le perdite della Borsa (circa due punti il Micex) dopo il blitz del kamikaze. 

Ma il timore è quello di una escalation in vista di un doppio turno decisivo di elezioni: a fine anno le politiche, a marzo del 2012 le presidenziali, con il possibile ritorno al Cremlino del premier Vladimir Putin. Un'ombra che si allunga sui Giochi invernali di Soci nel 2014 e addirittura sui Mondiali di calcio del 2018, che Mosca si e' aggiudicata recentemente per trasformarli in un volano di crescita. 

Su questa strada ricca di appuntamenti politici e di business, la Russia si scopre vulnerabile nel cuore del Paese, dove transita l'80% dei flussi finanziari, in gran parte generati da gas e petrolio. Lo scorso marzo furono due 'vedove nere' a farsi saltare in aria in due stazioni della metro, uccidendo una quarantina di passeggeri. Oggi pare sia stato un uomo dai tratti arabi, come suggerisce il ritrovamento della testa del presunto attentatore. Da tempo le autorità russe accusano i mercenari arabi di sostenere la sempre più frammentata ribellione nel Caucaso del nord, ma potrebbe trattarsi anche di qualche militante locale, come ipotizzano alcuni investigatori rispolverando l'intramontabile pista cecena. Ciò che più inquieta, però, è che sembra quasi un attentato annunciato: le forze di sicurezza hanno rivelato che sapevano dell'imminenza di un atto contro uno degli aeroporti di Mosca. Sarebbero state addirittura sulle tracce di tre sospetti che però sono riusciti ad introdursi a Domodedovo e ad osservare l'esplosione del loro complice prima di dileguarsi. 

Uno smacco per un Paese dove i controlli di sicurezza sono ossessivi. Lo stesso Medvedev, annunciando con prontezza un regime di sicurezza speciale negli aeroporti e nelle stazioni, ha ammesso che finora le misure antiterrorismo non sono state applicate correttamente. 

Alcuni analisti non escludono una guerra sotterranea tra forze di sicurezza. Altri che si tratti di un segnale: per richiamare al Cremlino l'uomo forte, Vladimir Putin, indebolendo Medvedev, apparso impotente oggi sotto i riflettori della tv. Dopo la presa degli ostaggi di Beslan nel 2004, Putin era riuscito a mettere il terrorismo caucasico sotto il tappeto. Oggi però anche il premier sembra parlare un linguaggio diverso, parlando di investimenti e occupazione nel Caucaso del nord. Ma non tutta la sua Russia sembra pensarla cosi': basta pensare ai recenti scontri sotto il Cremlino tra la polizia e 5000 tifosi nazionalisti inneggianti contro i caucasici. O agli insulti del leader ultranazionalista Vladimir Zhirinovski, che sabato dalla tv pubblica ha accusato i caucasici di non sapere lavorare, di non studiare, di occupare tutto e di non rispettare la legge: benzina sul fuoco di un estremismo islamico che cova sotto il cratere Russia.

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