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Ancora un duro monito da parte della chiesa al premier per la sua moralità mancata.

Aveva promesso di toccare il caso Ruby e lo ha fatto. Senza mai pronunciare il nome della ragazza, senza mai pronunciare il nome di Berlusconi. Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ha mantenuto l'impegno e nell'intervento con cui ha aperto questo pomeriggio ad Ancona il Consiglio episcopale permanente, il "parlamentino" dei vescovi italiani, ha lanciato un monito chiaro. Con grande misura ed equidistanza. Evitando di prestare il fianco a facili strumentalizzazioni. E chiedendo di "fare chiarezza subito nelle sedi appropriate". 

Il quadro che ha descritto è duro, sconfortante, e il monito che ne esce è severo. Ma non va in una sola direzione. "La collettività - ha detto Bagnasco - guarda sgomenta gli attori della scena pubblica, e respira un evidente disagio morale". E ancora: "Si moltiplicano notizie che riferiscono di comportamenti contrari al pubblico decoro e si esibiscono squarci - veri o presunti - di stili non compatibili con la sobrieta' e la correttezza, mentre qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l'ingente mole di strumenti di indagine". Un passaggio, quest'ultimo, diretto alla magistratura. Segno che Bagnasco sta parlando a tutti, sta parlando al Paese, quando chiede misura e chiarezza. Perché in quest'altalena "da una situazione abnorme all'altra, è l'equilibrio generale che ne risente", "l'immagine generale del Paese". E c'è un altro rischio che si insinua e va superato: quello di uno scontro di poteri "che non solo si guardano con diffidenza ma si tendono tranelli, in una logica conflittuale che perdura ormai da troppi anni". Rispetto a questa logica, bisogna volare pagina. la posta in gioco è troppo alta. 

La politica ha, ovviamente, un ruolo centrale. Ma deve sapere esercitare il proprio ruolo. Nel rispetto del dettato costituzionale. Ancora una volta il numero uno della Cei, come aveva gia' fatto nel settembre del 2009, torna a citare l'art. 54 della Costituzione, quello che impone a chi accetta di assumere un mandato politico misura, sobrietò, disciplina e onore. Valori che evidentemente Bagnasco vede da piu' parte non rispettati. 

Lo scotto da pagare ricade soprattutto sui giovani. Perché se prevale "una rappresentazione fasulla dell'esistenza, volta a perseguire un successo basato sull'artificiosità, la scalata furba, il guadagno facile, l'ostentazione e il mercimonio di se", sono loro le prime vittime. E vantaggi, in realtà, non ce n'è per nessuno, perché "dalla situazione presente, comunque si chiariranno le cose nessuno ricaverà realmente motivo per rallegrarsi, ne' per ritenersi vincitore". 

Al termine della riunione, il discorso di Bagnasco è accolto da un applauso. Vescovi e cardinali, per lo più non si lasciano andare a commenti. Ma in generale, la sensazione è che la prolusione sia stata accolta come un intervento estremamente lucido ed equilibrato. Non è poco, visto che nei giorni scorsi alcuni prelati si erano spinti a prospettare la necessita' di un passo indietro da parte del premier se le accuse contro di lui dovessero essere confermate.

"E' stato molto bravo, non era facile in questa situazione critica", osserva mons. Giancarlo Bregantini, vescovo di Campobasso, tra i pochi a concedere una battuta. "Bagnasco non ha detto un sì o un no. Ha ha indicato una strada, un'impostazione, un metodo. Ora il problema è come fare a realizzare le tante indicazioni contenute nel suo messaggio e questo non è un compito solo dei vescovi. Ora tocca alla società, alla scuola, ai partiti". In una parola, alla politica.

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