Cagliari 7 Ott 2026. «Una legge snella, capace di dare risposte ai territori e in grado di garantire servizi efficienti per i cittadini».
Lo ha detto l’assessora ai Trasporti Barbara Manca illustrando alla Commissione “Governo del Territorio” la proposta di riforma del trasporto pubblico locale. Una riforma attesa in Sardegna da quasi 30 anni. È del 1997 il Decreto legislativo sul Tpl recepito dalla Regione nel 2005 ma mai attuato. Anche per questo – ha detto l’assessora – è urgente procedere all’approvazione di una nuova legge con tre principi cardine: 1) il superamento del vecchio regime delle concessioni in favore della stipula di contratti di servizio con selezione delle aziende tramite procedure di evidenza pubblica; 2) la ridefinizione delle competenze con trasferimenti di parte delle funzioni dalla Regione agli enti locali, 3) l’individuazione di un ruolo imprenditoriale per le aziende affidatarie mentre in capo alla Regione rimarrà la programmazione strategica del sistema di trasporto locale.
L’assessora ha fornito i numeri del Tpl in Sardegna: «Attualmente sono 53 (5 pubbliche e 48 private) le aziende concessionarie del servizio pubblico locale. Ogni anno coprono 65 milioni di chilometri per un costo complessivo di 180 milioni di euro, interamente coperto dal bilancio regionale. Una cifra importante che viene bilanciata solo per il 20% dalla vendita dei biglietti e dagli abbonamenti».
La proposta di riforma, “da discutere e approfondire insieme al Consiglio”, disegnerà un nuovo scenario con ruolo guida di pianificazione e coordinamento affidato alla Regione e il trasferimento agli enti locali di tutte le funzioni che non richiedono un esercizio unitario a livello regionale. A questo proposito, l’assessora Manca ha spiegato che gli enti locali eserciteranno le loro funzioni attraverso un Ente di governo di Bacino, supportati da apposite Agenzie per la mobilità che avranno il compito di studiare le esigenze dei territori di riferimento, predisporre le procedure di gara per i contratti di servizio e monitorare il rispetto degli obblighi fissati dagli stessi contratti.
I bacini di mobilità non potranno avere una popolazione inferiore ai 350mila abitanti: «Il modello che abbiamo individuato – ha detto Manca – è quello che prevede due bacini (sud e nord Sardegna) ma la proposta può essere modificata. Ciò che deve essere chiaro è che le risorse sul Tpl non rappresentano un investimento ma servono a dare coerenza a tutte le politiche e agli obiettivi che la Regione si pone come prioritari. Da questo punto di vista, un servizio di trasporto pubblico efficiente è indispensabile per le politiche di contrasto allo spopolamento delle zone interne».
Nel dibattito sono intervenuti i consiglieri Antonello Floris (FdI), Emanuele Matta (M5S) e Antonio Sau (Pd) che hanno chiesto alcuni chiarimenti sulla proposta di riforma. Per il presidente della Commissione Roberto Li Gioi(M5S) l’obiettivo della legge è garantire il diritto dei sardi alla mobilità: «Se si dovesse ragionare solo sui numeri, come fa per esempio RFI per la tratta ferroviaria Nuoro-Abbasanta – non ci sarebbe nessuna speranza. Occorre cambiare visione e tenere conto delle esigenze dell’Isola soprattutto sul fronte della lotta su popolamento. Altrimenti si lasciano le cose come stanno». Com








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