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L’esclusiva del Tg1 sul delitto di Garlasco: spunta il test occultato sul sangue.

Garlasco (Pavia), 7 Ott 2026 - L’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi si arricchisce di un nuovo tassello e punta i riflettori sulla conduzione dei rilievi scientifici dell'epoca: il Tg1 ha reso pubblica sui propri canali la relazione redatta nel settembre 2007 da Alberto Marino, all’epoca capitano del Ris di Parma. Nel documento ufficiale figuravano soltanto gli esiti del Combur test, la prova generica per rilevare tracce ematiche sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, risultati positivi.

Ciò che la relazione ufficiale omise del tutto fu però l'esito dell'Obti test, l'accertamento specifico per la ricerca di sangue umano: un esame che dagli appunti di lavoro dello stesso ufficiale risultava invece nettamente negativo.

L’assenza di questo risultato agli atti è pesante e mai emersa finora, neanche in via informale. Questo silenzio documentale è ora sotto le lenti della Procura di Pavia, impegnata nel nuovo filone d'inchiesta che punta a ripercorrere passo dopo passo il lavoro svolto all'epoca dai reparti investigativi dell'Arma.

Al vaglio anche un foglio di lavoro del Ris acquisito dalla Procura di Pavia l'11 settembre scorso, relativo a un campione indicato come “bu_p_bis” e datato 26 settembre 2007.

Nel foglio sono riportate analisi su materiale riferibile ai pedali della bicicletta di Stasi. Il campione viene indicato, nella documentazione esaminata dai consulenti della Procura Carlo Previderé e Pierangela Grignani, in parte come “DNA umano” e in parte come “DNA maschile”. Anche questo foglio, secondo quanto riferito da ANSA, non sarebbe stato inserito nelle relazioni trasmesse ai pm nel 2007.

Non ci sono, allo stato delle informazioni rese pubbliche, elementi per identificare quel DNA maschile con una persona determinata o per affermare che sia riconducibile all'autore dell'omicidio. Si tratta dell'indicazione riportata in un foglio di lavoro del Ris, che la Procura sta ora esaminando insieme agli altri documenti e ai dati di laboratorio.

Intanto Andrea Sempio, indagato a Pavia per l'omicidio di Chiara Poggi, ha dichiarato a Porta a Porta: "Si vive a fatica. Io dico che oggi non sto vivendo perché la mia vita è o chiuso in camera o dall'avvocato o in trasferta quando magari andiamo a vedere e andiamo a incontrarci con i consulenti. Cerco di non immaginare come potrà essere dopo, perché comunque vedo difficile l'idea di ricostruirmi una vita", ha aggiunto. "Per il momento cerco di non interrogarmi, so che la macchia di assassino che se l'è cavata quella non te la levi: è una cosa su cui cerco di non farmi domande per adesso, è troppo in là".

"Il bombardamento è costante, accendi la televisione e c'è solo Garlasco, guardi i social e lo trovi lì. Noi stiamo in fondo a una strada chiusa, quindi davanti a casa nostra, dico giustamente perché capisco anche il lavoro delle persone, hai giornalisti che sono fissi lì tutto il giorno". Così il giovane che parla anche dei suoi genitori: "Hanno paura, ovviamente, chi non avrebbe paura in questa situazione, è scontato", ma la giornata peggiore degli ultimi due anni è stata "l'ultima volta che è andata in ospedale mia mamma".

Entrando nello specifico delle nuove indagini, Sempio dice che l'impronta 33 "non è attribuibile né a me né a nessun altro. Qualora non riuscissimo a convincere un giudice di questo va bene, ma è su un muro in un punto in cui ci sono impronte di altre persone". E aggiunge: "Tutte le scarpe di cui ho memoria e che ho ancora in casa, anche vecchie, sono tutte 44. La prova l'abbiamo fatta anche con le scarpe del 42 e non mi stava". In merito al Dna sotto le unghie di Chiara Poggi, "la conclusione della perizia Albani è stata che con quella traccia non possiamo farci nulla. Non è una traccia solida, non è replicata, è mista, è degradata. Ogni volta che la analizzavano, sono venuti fuori risultati differenti. A me pare che il discorso Dna ormai sia risolto", ha detto.

"Sicuramente è provato anche lui". Sempio parla anche dell'indagine in cui è indagato suo padre Giuseppe, insieme all'avvocato Federico Soldani e all'ex carabiniere Silvio Sapone, con l'ipotesi di corruzione per arrivare alla sua archiviazione nel 2017. “L'idea di essere coinvolto in una nuova indagine non mi fa piacere, è una cosa che non mi augurerei però con i miei avvocati ne avevamo già parlato - ha detto a "Porta a Porta” - eravamo già eravamo abbastanza pronti che arrivasse l'indagine per corruzione a carico di mio papà". "Ovviamente la vive col suo peso ma fortunatamente è stata meno pesante della mia".

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