Parigi, 2 Ott 2026 - Il presidente francese, Emmanuel Macron, presiede una videoconferenza dei leader del G7 dedicata alla situazione energetica mondiale. L'iniziativa non è improvvisa. Il 18 settembre Macron aveva annunciato che la Francia avrebbe convocato un vertice del G7 sull'energia, durante l'incontro all'Eliseo con i candidati alle presidenziali e i leader dei partiti sulla situazione geopolitica. La Francia detiene la presidenza di turno del G7 nel 2026: il vertice dei leader si era tenuto a Évian-les-Bains dal 15 al 17 giugno.
Al centro della discussione c'è il gasolio. Secondo l'Eliseo, Macron vuole discutere l'aumento dei prezzi dei carburanti e la disponibilità globale di prodotti raffinati, compreso un possibile coordinamento nell'uso delle riserve insieme all'Agenzia Internazionale dell'Energia. I Paesi europei rilascerebbero 50 milioni di barili di gasolio, mentre i membri dell'Aie ne metterebbero a disposizione altri 50 milioni di greggio.
A rendere il dossier più delicato è la pressione di Washington. L'amministrazione Trump avrebbe intimato a Germania e Francia di ridurre le scorte di emergenza di gasolio, pena un possibile divieto americano di esportare diesel; agli Stati europei sarebbe stato chiesto di liberare 100 milioni di barili entro venti giorni. Dal lato europeo, nella discussione tra i governi è emerso che qualsiasi intesa su nuovi rilasci dovrebbe includere l'impegno degli Stati Uniti a evitare un blocco unilaterale delle esportazioni.
Le ragioni della tensione stanno nello stato dell'offerta. Le forniture sono penalizzate dalla guerra con l'Iran, dalla proroga russa del divieto di esportazione del gasolio fino a fine ottobre e dalla scelta delle raffinerie cinesi di sospendere le esportazioni di carburante in ottobre per rafforzare le scorte interne. Il divieto russo è legato ai danni subiti da molte raffinerie del Paese dopo gli attacchi ucraini.
Per Bruxelles la scelta è tutt'altro che semplice. Rilasciare altre scorte potrebbe contenere i prezzi, ma l'Europa deve anche mantenere riserve elevate in vista dell'inverno e di un possibile peggioramento della crisi petrolifera. Le scorte strategiche del continente ammontano a circa 39 milioni di tonnellate di gasolio e 10,4 milioni di tonnellate di benzina. La Commissione europea ha anche precisato i confini delle proprie competenze: il coordinamento globale spetta all'Aie, il cui consiglio direttivo si riunisce oggi, e la decisione finale sul rilascio resta ai singoli Stati membri.
Il precedente più vicino risale a marzo, dopo l'attacco all'Iran. L'Aie, che riunisce 32 Paesi, approvò all'unanimità il rilascio di 400 milioni di barili dalle riserve globali, per evitare carenze e calmare i mercati dopo le interruzioni dei traffici nello Stretto di Hormuz. Il record precedente era di 182,7 milioni di barili, dopo lo shock energetico seguito all'invasione russa dell'Ucraina nel 2022. Il direttore esecutivo dell'agenzia, Fatih Birol, aveva parlato di una grave crisi energetica e della più grande interruzione degli approvvigionamenti nella storia del mercato petrolifero globale. Anche allora fu Macron ad aprire una videoconferenza dei capi di Stato e di governo del G7, annunciando la decisione dell'Aie.
Crisi Iran, l'Agenzia internazionale dell'energia libera 400 mln di barili di riserve.
Resta da capire se, sette mesi dopo, il G7 riuscirà a replicare quel coordinamento. Sono tre i nodi: se i Sette troveranno una posizione comune sull'uso delle scorte, se Washington rinuncerà alla minaccia di fermare l'export di diesel, e quali decisioni prenderà l'Aie nelle stesse ore.












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