Cagliari 15 Apr2026 – La seduta del Consiglio regionale della Sardegna è stata aperta dal presidente del Consiglio, Piero Comandini, che dopo le comunicazioni di rito (tra queste quella del capogruppo Valdo Di Nolfo che modifica la denominazione del gruppo “Uniti per Todde” in “Uniti per Todde - Cantiere riformista”) ha fatto ripetere la votazione della mozione 104 (Deriu e più) a causa del malfunzionamento del sistema di votazione nella scorsa seduta del Consiglio. La mozione per la revisione della disciplina sull’origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari, è stata approvata e pone come obiettivo quello di contrastare il fenomeno della "falsa evocazione" del Made in Italy e garantire maggiore trasparenza e corretta informazione ai consumatori. Gli impegni rivolti alla Giunta sono: promuovere a livello europeo la modifica dell'articolo 60 del Codice Doganale dell'Unione, affinché i prodotti agricoli e alimentari siano esclusi da tale ambito di applicazione. Adottare come criterio esclusivo di individuazione dell'origine per questi prodotti il luogo di provenienza previsto dal regolamento (UE) n. 1169/2011, per garantire piena trasparenza e informazione ai consumatori. Interloquire con i parlamentari europei eletti nella circoscrizione della Sardegna per sensibilizzarli sull'importanza di questa iniziativa e ottenere il loro supporto. Attivarsi nell'ambito della Conferenza Stato-Regioni per perseguire lo stesso obiettivo di modifica normativa.
Il presidente ha quindi concesso la parola al capogruppo di FdI, Paolo Truzzu, per l’illustrazione della mozione n. 111 (Truzzu e più), iscritta al primo punto dell’ordine del giorno, che evidenzia le criticità del sistema sanitario regionale (SSR) e sollecita interventi urgenti. Il documento dei gruppi dell’opposizione sottolinea che, a ventiquattro mesi dalle elezioni regionali, non sono state ancora definite proposte concrete per affrontare i problemi cronici della sanità sarda. Vengono criticati i continui cambiamenti nella governance sanitaria, tra cui la sostituzione dell'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale, le nomine dei capi di gabinetto e la gestione ad interim della delega sanitaria da parte della Presidente della Regione. Si evidenzia che il commissariamento delle Aziende Sanitarie Locali (ASL) è stato dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale e dal TAR Sardegna, e le nuove nomine generano ulteriore incertezza. La mozione esprime preoccupazione per il rischio di chiusura o riduzione dei servizi di pronto soccorso nell'Isola, la carenza di medici e le difficoltà nella continuità assistenziale sul territorio. La mozione, qualora approvata, impegna la Presidente della Regione e l'Assessore regionale ad interim a: presentare al Consiglio regionale, entro trenta giorni, un documento che chiarisca come la Giunta intenda conformarsi alle sentenze della Corte costituzionale e del TAR Sardegna sul commissariamento delle ASL. Proporre, sempre entro trenta giorni, un piano di intervento dettagliato per garantire la stabilità organizzativa del sistema sanitario, con una riorganizzazione della sanità territoriale, dell'emergenza-urgenza e dei pronto soccorso. Attivare un sistema di monitoraggio costante con il coinvolgimento del Consiglio regionale per valutare le politiche di abbattimento dei tempi d'attesa.
Nel corso del suo intervento, Paolo Truzzu, ha escluso, in premessa, la volontà di attribuire esclusivamente alla presidente della Regione, la responsabilità dei tanti problemi che affliggono, ormai da lustri, il sistema sanitario dell’Isola ma ha rimarcato come “nei primi due anni della legislatura in corso i problemi si siano aggravati” e siano rimasti senza soluzioni, soprattutto per ciò che attiene le liste d’attesa, l’emergenza- urgenza e l’assistenza territoriale.
Truzzu ha evidenziato con tono polemico le recenti affermazioni della presidente della Giunta, riguardo “l’errore fatto nella nomina dell’assessore Bartolazzi” ed ha affermato: «Ammettere l’errore le fa onore ma non la solleva dalle responsabilità di quella nomina, anche perché le occasioni che Bartolazzi ha fornito per dimostrare la sua incapacità sono state molteplici, e si è deciso di revocarlo soltanto quando ha squarciato il velo della vostra ipocrisia, accusandovi di pensare soltanto alle nomine e non all’efficacia del sistema sanitario».
A giudizio dell’esponente della minoranza alla sanità sarda “manca una visione strategica e il tutto è confermato dalla mancata nomina di un assessore della sanità”. «La presidente – ha affermato Truzzu - svolge l’incarico ad interim perché non ha saputo creare una squadra autorevole per governare il sistema complesso della sanità, nonostante non manchino in Sardegna validi professionisti per svolgere quel compito».
Nella parte conclusiva del suo intervento, il capogruppo di FdI, ha criticato le nomine, i commissariamenti “fatti in spregio alle leggi, come dimostrano i pronunciamenti della Corte costituzionale e del Tar». «E con una dubbia legittimità – ha dichiarato Truzzu – come afferma lo stesso segretario regionale del Pd ed è questo che dico ai colleghi del Pd di andare oltre i comunicati stampa».
Il consigliere Giuseppe Frau (UpT) ha ricordato la centralità del tema della sanità nel dibattito politico e nella società sarda ed ha riconosciuto la complessità delle questioni, ad incominciare da quelle che riguardano la carenza del personale, la medicina territoriale e le diseguaglianze nell’accesso ai servizi».
Da qui, il dito puntato sui manager nominati nella passata legislatura: i ritardi nei progetti Pnrr e nelle case di comunità sono imputabili ai manager nominati dalla Giunta Solinas.
A giudizio del consigliere del gruppo UpT, l’attuale Giunta ha intrapreso la giusta direzione («è stata istituita per la prima volta la cabina di regia per le liste d’attesa, abbiamo messo in campo un piano per decongestionare i pronto soccorso, abbiamo stanziato 74 milioni per la sicurezza e l’ammodernamento tecnologico»).
In conclusione del suo intervento, l’onorevole Frau ha fatto riferimento alla situazione del Santissima Trinità di Cagliari: «La struttura è a rischio per una serie di carenze infrastrutturali e non possiamo rischiare la chiusura, dobbiamo salvarlo».
Il capogruppo del Pd, Roberto Deriu, ha quindi chiesto una sospensione dei lavori per dare luogo ad una riunione del gruppo. La richiesta è stata accordata ed alla ripresa dei lavori dell’Aula, la consigliera Alice Aroni (Udc-Misto) ha aperto il suo intervento con una affermazione netta: «La presidente Todde è la responsabile del fatto che non ci sia un responsabile della sanità sarda». L’esponente della minoranza ha quindi fatto riferimento all’ammissione “dell’errore” nella nomina dell’assessore Bartolazzi, al successivo interim assunto dalla presidente e alla mancata attuazione di quanto promesso nel programma elettorale.
Aroni ha poi evidenziato “la spartizione delle poltrone tra alcuni partiti dell’attuale maggioranza” ed ha lamentato “la precarietà dei vertici delle aziende” e i numerosi ricorsi “contro il licenziamento costituzionale degli stessi che il 7 maggio vedrà la prima udienza”.
«Manca la programmazione e manca la governance – ha insistito la consigliera – mentre si continua con scelte irrazionali che a breve sapremo se saranno confermate anche illegittime».
A giudizio della consigliera dell’Udc la maggioranza del centrosinistra “sta tendendo alla privatizzazione di molti settori pubblici”. «Che ne è stato del piano delle 30mila prestazioni per l’abbattimento delle liste d’attesa? – ha domandato polemicamente Aroni – perché non risulta formalizzato da alcuna delibera e non è possibile valutarne i risultati».
Nella parte finale dell’intervento il riferimento al Microcitemico: «In questi mesi è consumato il disastro annunciato e la Asl di Cagliari si accinge ad incrementare i costi del personale per conservare la vecchia dotazione organica, non trasferendo al Brotzu la porzione di competenza del Microcitemico». E quindi la chiusura sul Santissima Trinità: «Si vuole approvare ope legis il trasferimento all’Aou di Cagliari. Non lo faccia presidente, non distrugga anche questo ospedale che nel 2023 è stato classificato come uno dei migliori d’Italia».
Critico sull’operato della presidente e assessora, anche l’intervento di Alessandro Sorgia (FdI) che ha parlato di “collasso strutturale, morale e organizzativo del sistema sanitario sardo”. L’esponente della minoranza ha puntato il dito sull’interim assunto dalla presidente («è stata una scelta infausta») ed ha auspicato la nomina di una “figura con specifiche competenze”. «Non si può gestire la sanità nei ritagli di tempo – ha attaccato Sorgia - lei non è competente né in sanità e neppure nella rendicontazione elettorale».
Il consigliere FdI ha auspicato la nomina di un “assessore sardo” ed ha ribadito che “l’interim è lo specchio della paralisi del sistema, dai pronto soccorso, al 118, passando per liste d’attesa”.
«Il primo passo deve farlo immediatamente la presidente Todde – ha concluso Sorgia – nomine un assessore sardo alla Sanità».
Cristina Usai (FdI), ha precisato che le critiche delle opposizioni non sono da considerarsi una posizione pregiudiziale ma come la rappresentazione “delle difficoltà e dei problemi che patiscono i cittadini sardi, i medici e il personale sanitario”. L’esponente della minoranza ha quindi rivolto la sua attenzione alla situazione della Gallura («bene l’insediamento del nuovo Dg ma ci aspettiamo che si cali nella realtà del nostro territorio»). «In questi ultimi due anni – ha affermato Usai – sono stati chiusi altri reparti e la situazione generale è di decadenza, così come è drammatico non vedere un progetto di gestione serio, la mancanza di personale e la carenza di strutture».
Dopo Usai ha preso la parola sempre per FdI Corrado Meloni. Che ha detto: “Ancora una volta parliamo di sanità perché ne parla la società sarda, perché ce lo ricordano i giornali. Siamo consapevoli che si tratta di problemi strutturali, non imputabili a questa maggioranza. Problemi che affondano le radici in decenni di scelte sbagliate. Ma pensando alle parole del collega Frau mi è venuto in mente il soldato giapponese che rimase nella giungla sino agli anni ’70 perché fedele alla consegna del suo Paese”.
Dai banchi del centrosinistra Giuseppino Canu (Sinistra Futura) ha preso la parola e ha ricostruito i problemi della sanità territoriale e i segnali e gli incentivi “a favore dei medici di medicina generale, specie nei comuni più disagiati della Sardegna. Per Canu “queste sono le basi per la futura medicina territoriale e ci sono segni di miglioramento anche rispetto alle liste d’attesa. Per una colonscopia sono riuscito personalmente a prenotare in trenta giorni mentre due anni fa ci volevano due anni per effettuarla. Mi auguro che si elimini il numero chiuso in Medicina”.
Per Tunis invece “tutto trama contro la presidente Todde, anche lo scenario internazionale. Il prezzo delle materie prime sta aumentando, la crisi avanza e in un momento come questo è impensabile che ancora non abbiamo portato in aula le risorse della vertenza sulle entrate con lo Stato. Serve il vostro impegno straordinario, altro che ultimatum. E basta cercare le responsabilità del passato, anche con Bartolazzi che ha avuto soltanto il torto di essere inconsistente dal punto di vista politico. Noi siamo disponibili a fare la nostra parte”.
Sempre per l’opposizione Stefano Schirru (Alleanza Sardegna): “Partiamo dalle piccole cose, in dieci giorni è stato organizzato il trasferimento degli ambulatori vaccinali di Cagliari dal Binaghi a piazza De Gasperi. E dopo 95 anni andremo a perdere la scuola di Ginecologia a Cagliari, per carenza di posti letto in ospedale e nel day hospital. I primi due anni sono stati chiusi, una situazione drammatica che forse non è conosciuta da tutti”.
A seguire per Cinque Stelle Li Gioi: “Noi ci siamo presi la responsabilità di cambiare le cose, di non fuggire davanti alle difficoltà. Vada avanti con fiducia, presidente Todde”.
“Non si discute oggi di sanità ma della vita dei cittadini e il dibattito ci impone equilibrio e serietà”: lo ha detto Umberto Ticca, capogruppo dei Riformatori. E ha aggiunto: “Anche se i problemi sono nati prima, in questi due anni cosa è stato fatto?
Di nuovo per la maggioranza Alessandro Solinas (Cinque stelle): “Gli effetti dell’azione amministrativa anche nella Sanità si stanno vedendo e sono contrastati da chiacchiere da bar e linguaggi non adatti. Non ci sottraiamo al confronto, è nostro dovere rendere conto e chi ci accusa sono gli stessi che hanno messo i medici a gettone nei pronto soccorso. Troveremo una soluzione anche per questo problema”.
Da Forza Italia il capogruppo Angelo Cocciu ha detto: “I problemi di qualche anno fa oggi sono tripli o quadrupli. E non hanno aiutato i comportamenti e le parole dell’ex assessore Bartolazzi”. Cocciu ha esposto i numeri dell’ospedale Giovanni Paolo II di Olbia e in particolare della Ginecologia e del pronto soccorso”.
A seguire per Fdi Rubiu ha detto: “Questa discussione non serve per cercare colpevoli ma per individuare soluzioni. Non partono gli Ascot nel Sulcis Iglesiente e i direttori hanno annunciato che avranno enormi difficoltà dei pronto soccorso quando a breve finiranno l’incarico i gettonisti”.
Per Gianluca Mandas (M5S) sono quattro le aree nelle quali si articola il sistema sanitario: la fase di consulto (dal medico di base o dalla guardia medica), il primo intervento (pronto soccorso e strutture di emergenza e urgenza), le cure (ospedale), le dimissioni (assistenza post cura). «Sono tutte fasi che si intrecciano tra loro. Purtroppo è la fase dell’ospedalizzazione che domina. Stiamo cercando di fare in modo di evitare la centralizzazione delle cure. I numeri ci dicono che abbiamo bisogno di infermieri, medici e oss.
Secondo Franco Mula (FdI) i problemi della Sanità vengono da lontano. «Tutti gli assessori che si sono cimentati in questi anni hanno fallito. Non perché sono scarsi ma perché il sistema è bloccato. Le condizioni per operare non solo le migliori. Per questo occorre fare di più». Mulas si è poi soffermato sulla situazione della sanità nel nuorese: «Si era promesso un riequilibrio territoriale ma questo non è avvenuto”.
Diego Loi (Avs) nel suo intervento si è concentrato sulle proposte per provare a migliorare il sistema sanitario: «Inutile fare dietrologia. In tutte le legislature si scaricano le responsabilità sulle amministrazioni precedenti. Proviamo a ragionare sulla situazione attuale e di lavorare su un obiettivo futuro. Ci siamo caricati sul groppone tutte le problematiche della Sanità».
Il capogruppo dei Cinque Stelle, Michele Ciusa (M5S) ha difeso l’azione della Giunta: «C’è la consapevolezza che sul tema della Sanità converga la massima attenzione dei cittadini. Giusto affrontare il confronto a viso aperto ma non possiamo accettare le strumentalizzazioni. I problemi non si risolvono con uno schiocco di dita, serve almeno una legislatura. La sanità non è un problema solo sardo ma un’emergenza per tutta l’Italia. Per la Sardegna il quadro è aggravato dalla condizione di insularità che impedisce la mobilità dei pazienti.
interventi. Dopo due riforme consecutive del sistema si è scelto di intervenire con correttivi per portare un vento nuovo all’interno della macchina. Sono state scelte difficili ma necessarie per chi lavora nella sanità e per i cittadini che attendono di curarsi. Il nostro scopo è blindare e rafforzare la sanità pubblica».
Critico l’intervento di Antonello Peru (Sardegna Venti/20): «Faccio una domanda alla presidente Todde: i sardi si sentono più sicuri dopo due anni di vostro governo? La risposta la dà chi attende una visita per mesi, chi va fuori per curarsi, chi deve rivolgersi ai Pronto Soccorso. Noi abbiamo la coscienza a posto. Ve lo abbiamo detto in ogni sede da inizio legislatura ma voi non ci avete ascoltato. I limiti della sanità non dipendono da voi ma anziché mettervi al servizio del sistema lo avete usato per risolvere i problemi interni alla maggioranza. La sanità è un sistema molto complesso. Cambiano le dinamiche, Chi è al governo ha il dovere di inseguirle. Non è un problema di risorse ma di visione. Per cambiare rotta occorre intervenire sul sistema territoriale”.
Lara Serra (M5S) ha difeso l’operato della Giunta e della maggioranza: «Il Consiglio regionale può criticare l’esecutivo ma lo deve fare su dati verificabili, fonti certe e nessi logici rigorosi ti. Questa mozione invece sceglie un’altra strada. Così come scritta è carica di retorica. Ci sono questioni reali irrisolte (liste d’attesa) per affrontarle però bisogna essere rigorosi. Non c’è nesso causale con le ragioni indicate nella mozione».
Sulla stessa lunghezza d’onda il consigliere Salvatore Cau (Orizzonte Comune): «Oggi bisogna guardare alla realtà. Quando vengono meno i servizi essenziali a pagare sono tutti i cittadini. Succede sul fronte dell’istruzione, della mobilità e della sanità. Ci sono scelte precise da parte del Governo nazionale. Si tagliano spese correnti e investimenti sul fronte dell’istruzione. Bene fa la Regione a portare avanti progetti come Iscola. Sulla mobilità il quadro non è meno preoccupante con i tagli al trasporto pubblico e alla mobilità sostenibile. Sulla sanità occorre essere seri e onesti. Da decenni è in atto un processo di privatizzazione. La fase delle emergenze è l’unica rimasta interamente pubblica. Tutto questo è accaduto nel corso di diversi decenni, a prescindere dai colori politici che hanno guidato la Sardegna. Una sanità che funziona non è né di destra né di sinistra. Quando qualcosa non funziona bisogna mettere da parte le ideologie».
Emanuele Cera (FdI) ha respinto le accuse di speculazione politica avanzate dai banchi della maggioranza: «Il Movimento Cinque Stelle nella scorsa legislatura ha scagliato attacchi fortissimi all’esecutivo durante la pandemia. Noi siamo qui per denunciare con forza il collasso del sistema sanitario regionale e chiedere uno sforzo per la risoluzione dei problemi. Dopo due anni di governo la sanità non è migliorata ma continua a sprofondare. Avevate promesso un cambio di passo e invece oggi ci troviamo con ospedali in difficoltà e liste d’attesa lunghissime».
Di diverso avviso il consigliere Fausto Piga (FdI) «Il sistema sanitario è in una condizione peggiore di quella che avete ricevuto. Non lo dico io ma lo dicono i sardi che giudicano su quello che accade ogni giorno. E’ vero che serve tempo però voi lo avete perso in questi due anni. Per anni avete criticato Christian Solinas e oggi diventa un interlocutore per allargare la vostra coalizione. Spero che i sardisti ci pensino bene. Noi non crediamo più alle frottole. Diteci come farete funzionare la Case di Comunità». Piga infine ha sollecitato la Giunta a portare in tempi brevi in aula l’assestamento di bilancio.
A chiudere gli interventi dei consiglieri, il capogruppo del Pd Roberto Deriu. «Siamo preoccupati della situazione della sanità ma non è questo il luogo adatto per una discussione approfondita. Dal dibattito non abbiamo colto analisi particolarmente stimolanti e nemmeno veritiere ma incomplete. E’ un’azione politica che le opposizioni rivolgono contro la maggioranza facendo leva sul fatto che la presidente sta utilizzando parte delle sue energie e del suo credito pubblico per occuparsi del tema più urgente e importante. Rispetto a questo sacrifico il Partito Democratico offre sostegno alla presidente e non consente una strumentalizzazione. Voteremo contro questa mozione priva di contenuti e inutile». Secondo Deriu occorrerebbe invece entrare nel merito della questione: «Ci sono tre grandi appuntamenti: il primo è la scadenza a giugno dei fondi del Pnrr il prossimo giugno e l’impossibilità di prorogare i gettonisti. Gli altri due ci portano davanti a una situazione molto grave con la sanità a rischio paralisi. La colpa non è di nessuno. Il problema è che noi perdiamo 100 medici l’anno, la medicina generale e i servizi territoriali sono in crisi. Con i mezzi che abbiamo a disposizione non riusciamo a reintegrare questo numero. Così va in crisi il sistema di emergenza-urgenza, i pronto soccorso e il sistema ospedaliero a cascata. Il problema è di numeri che origina dall’’università che non riesce a sfornare un numero adeguato di professionisti. Su questo problema dobbiamo concentrarci. Nel frattempo, bisogna curare il sistema impedendo che la paralisi arrivi. Se tutti insieme vediamo il problema allora dobbiamo cooperare per agire in modo tempestivo ed efficace. Dire che il problema può essere risolto con la bacchetta magica è falso e irresponsabile. Noi vogliamo condividere questa preoccupazione e non lasceremo la presidente da sola».
Il presidente Comandini ha quindi dato la parola alla presidente della Regione e assessore alla Sanità Alessandra Todde che, in premessa, ha ringraziato il Consiglio per aver ricevuto la possibilità di parlare di sanità: «La sanità non è entrata in crisi ieri – ha esordito Todde - le difficoltà che affrontiamo oggi non nascono negli ultimi anni e non sono il prodotto di una singola stagione politica. Sono il risultato di problemi accumulati nel tempo, di una frammentazione organizzativa che ha indebolito il sistema, di una programmazione assente, di carenze di personale, di una medicina territoriale rimasta troppo a lungo sulla carta e di un sistema dell’emergenza-urgenza costretto per anni a vivere dentro l’emergenza stessa senza alcuna pianificazione. Per questo non posso condividere la rappresentazione, fatta da alcuni autorevoli esponenti della minoranza, di una Regione senza direzione che non ha visione e contezza di ciò che è necessario fare. La direzione c’è. Ed è chiara. Abbiamo scelto di passare da una sanità che rincorre i problemi a una sanità che finalmente prova a governarli. Possiamo dire ai sardi che finalmente ogni problema è stato risolto? No. Noi non mentiamo ai cittadini. Ma possiamo dire con convinzione e orgoglio che stiamo lavorando con tutte le energie possibili per cambiare ciò che non funziona, migliorando il sistema attuale».
Nel suo lungo intervento, la presidente ha elencato tutti gli interventi adottati nei primi anni di governo, affrontato le criticità e indicato alcune soluzioni per superarle.
«Il primo tema che voglio affrontare è la stabilità organizzativa del Servizio sanitario regionale. Abbiamo trovato un sistema segnato da assetti diseguali tra aziende, da una capacità limitata di governo unitario e da una visione troppo spesso schiacciata sul presente. Per questo abbiamo impostato il lavoro su cinque direttrici precise: 1) Rafforzare il ruolo dell’assessorato, garantendo una gestione uniforme a livello regionale e il ripristino dell’azione di controllo e monitoraggio; 2) Centralizzare e semplificare i processi strategici; 3) Aumentare le piante organiche, stabilizzando il personale; 4) Avviare una programmazione strutturata e pluriennale; 5) Ragionare come sistema, integrando ospedali, territorio e sociale».
Sul primo punto. Todde ha illustrato il nuovo metodo di lavoro introdotto nella gestione della sanità: «Per garantire la condivisione di strategie e la migliore omogeneità di sistema, il coordinamento dei DG è diventato strutturale, diretto dall’Assessore con riunioni periodiche settimanali. L’obiettivo politico di questa scelta è semplice. Superare la frammentazione gestionale, garantire maggiore omogeneità organizzativa e assicurare ai cittadini sardi il rispetto dei livelli essenziali di assistenza in maniera uniforme a seconda del territorio in cui vivono. In una regione come la nostra, segnata da distanze, fragilità e squilibri storici, questo non è un dettaglio tecnico. È una questione di giustizia».
Sul personale, l’assessore alla Sanità ha chiarito che si tratta di una questione fondamentale per la sostenibilità del sistema: «Nel biennio 2024-2025 la Regione ha avviato un programma strutturato di assunzioni. Nel 2024 sono state concluse 209 procedure di reclutamento, 299 nel 2025. Di queste, 52 procedure di stabilizzazione nel 2024 e 61 nel 2025. Questo ha garantito l’acquisizione all’interno del Sistema Sanitario Regionale di 1.500 infermieri, 982 medici e 943 OSS. Questi numeri non risolvono da soli tutte le carenze, ma raccontano una linea di lavoro chiara. Meno precarietà, più programmazione, più capacità di dare continuità al sistema».
Todde ha poi affrontato il tema dell’integrazione tra ospedale, territorio e sociale: «Uno degli errori più gravi compiuti negli anni è stato pensare che la sanità coincidesse solo con l’ospedale. Quando si ragiona così, l’ospedale finisce per essere travolto da tutto ciò che il territorio non intercetta. Occorre lavorare a un riequilibrio. In questa direzione si colloca il rafforzamento della prevenzione, lo sviluppo delle Centrali Operative Territoriali, il rafforzamento della presa in carico della cronicità, l’integrazione tra servizi sanitari e sociali e il nuovo Piano regionale dei servizi alla persona che colma un vuoto programmatorio che perdurava dal 2005. L’obiettivo è ridurre la pressione sugli ospedali e costruire un sistema più vicino ai cittadini, più sostenibile e più capace di prendersi carico delle persone prima che il problema diventi emergenza mandando in affanno il sistema».
Sulla riorganizzazione della sanità territoriale, la presidente della Regione ha sottolineato la necessità di rispettare le scadenze del Pnrr: «Siamo partiti da una situazione di assoluto ritardo. Oggi sono orgogliosa di poter dire c’è stata un’importante accelerazione. A dicembre 2025 i cantieri delle Case della Comunità sono passati dal 26% al 94% di attivazione, con 47 cantieri avviati su 50. Gli Ospedali di Comunità sono arrivati al 100% con l’avvio di tutti i 13 interventi programmati. Al 31 maggio 2026, avvieremo l’attività sanitaria in tutte le strutture previste».
Buoni i dati anche sull’assistenza domiciliare Integrata e sulle cure palliative. «Sull’ADI, siamo passati dal 5,57% di luglio/agosto all’11,69% il 31 dicembre 2025, superando la soglia prevista – ha detto Todde - per anni si è parlato di medicina territoriale come di un orizzonte astratto. Noi la stiamo trasformando in strutture, investimenti e organizzazione. I dati sulle cure palliative evidenziano, invece, un significativo ampliamento della copertura tra il 2024 e il 2025 rispetto al fabbisogno stimato. In particolare, per la popolazione adulta, a fronte di un fabbisogno regionale pari a 4.584 assistiti, la copertura passa dal 37% nel 2024 al 51% nel 2025, segnando un incremento del 14% in un solo anno. Tale crescita testimonia un rafforzamento concreto della capacità di presa in carico, sia in ambito domiciliare sia hospice, e un progressivo avvicinamento agli standard programmati».
La presidente ha poi toccato il tema dell’emergenza-urgenza e dei pronto soccorso: «Per troppo tempo si è andati avanti con misure contingenti e le soluzioni tampone, ad aprile abbiamo adottato il Piano regionale di indirizzi per la gestione del sovraffollamento nei Pronto soccorso e dei flussi di ricovero. È una scelta importante perché segna il passaggio da una gestione spot a una strategia di medio - lungo periodo». Tre i pilastri indicati da Todde: 1) Facilitare l’accesso al Pronto Soccorso riducendo gli accessi impropri; 2) Favorire l’ospedalizzazione riducendo il boarding tramite una regia dei posti letto e dei ricoveri urgenti; 3) Facilitare le dimissioni e la continuità assistenziale attraverso un’integrazione più forte con i servizi territoriali e con le strutture intermedie.
Il Piano dei Pronto soccorso, in particolare, contiene scelte precise come il contrasto alla permanenza prolungata dei pazienti nei Pronto soccorso in attesa di ricovero e il contrasto al fenomeno dei bed-blocker (pazienti pronti per le dimissioni ma che non possono lasciare l'ospedale perché non è stato predisposto un percorso di continuità assistenziale). Altri interventi riguardano l’istituzione delle Unità di Crisi Aziendali per il sovraffollamento, le UCrAS, da attivare quando le misure ordinarie non sono più sufficienti e lo studio di percorsi alternativi al Pronto soccorso (ambulatori dedicati per i casi a bassa complessità, holding polispecialistiche per i pazienti clinicamente stabili, percorsi PASS per i pazienti con bisogni speciali. Nel Piano figura anche l’integrazione ospedale-territorio, attraverso Centrali Operative Territoriali, Ospedali di Comunità e presa in carico coordinata post-dimissioni.
Capitolo a parte la questione dei “gettonisti” e il rafforzamento del personale dell’emergenza: «E’ un tema che abbiamo affrontato senza ipocrisie. Anche qui serve chiarezza. Il primo contratto per gettonisti non è stato fatto da questa giunta, ma è stato fatto nel 2022. I contratti di servizio per i codici minori sono scaduti il 28 febbraio 2026 e quelli per i codici maggiori scadranno inderogabilmente il 30 giugno 2026. In questa direzione va il concorso pubblico per 44 dirigenti medici di emergenza-urgenza che ha visto la partecipazione di 36 professionisti. A questo si aggiungono una procedura di selezione a tempo determinato per specialisti, una procedura ad hoc per specializzandi, la gestione flessibile delle risorse tra aziende tramite convenzioni per la copertura dei turni e l’utilizzo delle indennità di Pronto soccorso».
Sulla riorganizzazione del sistema 118 ed elisoccorso, Todde ha assicurato il potenziamento delle postazioni territoriali, anche infermieristiche, lo sviluppo della rete di elisoccorso e delle elisuperfici e il rafforzamento dell’integrazione tra centrali operative 118, rete ospedaliera e gestione delle maxiemergenze.
La Presidente si è poi soffermata sul tasto dolente delle liste d’attesa: «Per troppo tempo il monitoraggio è stato frammentato, poco uniforme, privo di un vero presidio pubblico e di una lettura unitaria – ha detto Todde - noi abbiamo scelto di cambiare metodo anche in questo caso. La Piattaforma Nazionale delle Liste d’Attesa, operativa da gennaio 2025, consente acquisizione e aggiornamento mensile dei dati e garantisce un accesso pubblico. Questo significa più trasparenza e più possibilità di controllo. A questo si affianca il rafforzamento della governance regionale. La Giunta ha istituito l’Unità Centrale di Gestione dell’assistenza sanitaria e dei tempi e delle liste d’attesa e ha formalizzato la figura del Responsabile Unico dell’Assistenza Sanitaria, il RUAS. Anche qui la scelta politica è chiara. Non lasciare che il problema si disperda tra competenze frammentate, ma costruire un centro di responsabilità capace di monitorare, indirizzare e intervenire. Contestualmente, abbiamo deciso di governare non solo l’offerta ma anche la domanda di assistenza sanitaria, ad esempio trattando separatamente i pazienti oncologici mediante la presa in carico diretta grazie all’istituzione dei CAS, evitando quindi che i pazienti oncologici passino tramite il CUP regionale».
Sulle risorse destinate all’abbattimento delle liste d’attesa, Todde ha confermato lo stanziamento di circa 7,7 milioni di euro per il triennio 2023-2025 per prestazioni aggiuntive degli specialisti ambulatoriali interni. Sono state inoltre programmate risorse pari a circa 7,6 milioni di euro per il personale delle strutture pubbliche nell’annualità 2024. Per il privato accreditato sono stati stanziati circa 5,4 milioni di euro ripartiti tra specialistica ambulatoriale e ospedaliera e trasferiti ad ARES Sardegna e tutti spesi. Sono stati programmati ulteriori 5 milioni di euro per proseguire le azioni di abbattimento delle liste d’attesa attraverso l’acquisto di prestazioni da privati accreditati.
Confermati anche i fondi per le sedi disagiate di medicina generale. «Per noi garantire il diritto alla salute significa arrivare ovunque, anche dove è più difficile. La carenza di medici di medicina generale nelle aree interne della Sardegna è una criticità reale, che va affrontata con atti concreti. Il nuovo bando prevede incentivi fino a 3.700 euro mensili per i medici che scelgono di operare nelle sedi disagiate: 2.000 al mese più altri 1.700 euro in caso di adesione ad un’AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali). Non abbiamo risolto l’assenza di medici nei territori ma in 2 anni portiamo 100 medici in più sul territorio».
Sulle politiche sociali, la Presidente Todde ha rimarcato l’aumento delle risorse del Reis nel 2025. «A fronte di un numero di nuclei familiari beneficiari sostanzialmente stabile rispetto al 2024, pari complessivamente a 7674, si registra un incremento della spesa complessiva di circa il 22%. Passiamo da circa 34 milioni di euro nel 2024 a circa 42 milioni nel 2025 equivalenti a 7772 nuclei familiari. Questo dato testimonia una scelta programmatoria orientata a rafforzare l’intensità del sostegno, rendendo la misura più adeguata ai bisogni delle famiglie e più efficace nel contrasto alle condizioni di fragilità sociale, nel segno della continuità e della qualificazione delle politiche regionali di inclusione».
La presidente ha quindi concluso il suo lungo intervento confermando l’impegno per garantire ai sardi un sistema sanitario migliore. «Chi governa la sanità in Sardegna non può permettersi né l’autocelebrazione né la rimozione delle criticità. Sarebbe un errore politico e un torto verso i cittadini e verso chi lavora ogni giorno dentro il sistema sanitario. Ma non possiamo accettare neppure una narrazione comoda, perché semplicistica, secondo cui non esisterebbero una linea, una strategia, delle priorità, degli strumenti, delle responsabilità.
La verità è un’altra. La Regione Sardegna oggi non è ferma. Oggi la Regione ha una direzione. Abbiamo fatto una scelta chiara: mettere al centro non le polemiche, ma i cittadini. Il lavoro che stiamo facendo non è semplice e non è immediato. Riorganizzare un sistema sanitario significa cambiare abitudini, superare resistenze, assumersi responsabilità. E noi non ci tireremo indietro. Continueremo a investire sul personale, perché senza medici, infermieri e operatori non esiste sanità. Continueremo a rafforzare il territorio, perché la salute non può dipendere dal luogo in cui si vive. A chi ci chiede risultati immediati rispondiamo con serietà: non esistono scorciatoie. Esiste il lavoro, la competenza, la determinazione.
Ai sardi voglio dire una cosa semplice e chiara: non promettiamo ciò che non possiamo mantenere, ma non arretreremo di un passo nel cambiare ciò che non funziona. Il diritto alla salute non è un principio astratto. È una promessa concreta che le istituzioni devono mantenere ogni giorno. E noi quella promessa intendiamo mantenerla».
Alla Presidente ha replicato il capogruppo di Fratelli D’Italia Paolo Truzzu che ha ringraziato Todde per il lungo intervento che però ha giudicato del tutto inadeguato e semplicistico: “Le risposte date non sono adatte a un assessore ma sembrano quelle di un funzionario della Regione”. Inoltre, ha aggiunto di aver preso atto che l’assessorato sta cominciando solo ora a lavorare. La mozione 111 è stata bocciata. Il Presidente Comandini ha convocato il Consiglio questo pomeriggio alle 16,30. Red







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