Cagliari, 12 Apr 2026 - L'annuncio di Vance arriva da Islamabad nel pieno della notte e gela il mondo: “Gli Stati Uniti non hanno raggiunto un accordo con l'Iran'. Secondo il vicepresidente americano, già partito dal Pakistan, 'non c'è la promessa da parte dell'Iran di abbandonare definitivamente l'arma nucleare”.
Secondo Teheran, invece, “i negoziati sono falliti per le richieste irragionevoli degli Usa'. Ma, aggiunge, 'nessuno si aspettava un accordo al primo round di negoziati”. Il Pakistan chiede a Washington e Teheran di rispettare comunque il cessate il fuoco. Hormuz, Libano, nucleare, sanzioni, asset congelati e riparazioni di guerra: questi i principali scogli che hanno impedito un accordo.
L'Iran afferma che "la diplomazia non finisce mai" e che le consultazioni continueranno, dopo il mancato accordo con gli Usa nel primo round di negoziati in Pakistan. Secondo l'agenzia di stampa Irna, alla domanda se la diplomazia fosse terminata, Esmail Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniani, ha risposto affermando che "la diplomazia non finisce mai". "L'apparato diplomatico è uno strumento per garantire, proteggere e preservare gli interessi nazionali", ha dichiarato Baghaei ai media iraniani, aggiungendo che "Le consultazioni tra Iran, Pakistan e paesi amici e confinanti continueranno".
La delegazione iraniana, che comprendeva il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, ha lasciato il Pakistan. Lo riferisce l'agenzia di stampa Mehr. La notizia giunge dopo che il vicepresidente statunitense J.D. Vance ha lasciato Islamabad affermando che non è stato raggiunto un accordo e che gli iraniani hanno respinto le richieste di Washington.
Si è conclusa ufficialmente la missione diplomatica del vicepresidente statunitense JD Vance in Pakistan. Subito dopo aver pronunciato il discorso in cui annunciava il fallimento delle trattative con l'Iran e lanciava l'offerta "finale e migliore" di Washington, Vance ha lasciato la capitale pakistana.
Prima di entrare nel velivolo, il vicepresidente ha rivolto un saluto formale ai funzionari pakistani dalla cima della scala dell'aereo, suggellando così la fine di una maratona negoziale durata 21 ore. Il rientro di Vance negli Stati Uniti segna un momento di profonda incertezza: la palla passa ora a Teheran, chiamata a decidere se accettare le condizioni americane o rischiare un ulteriore inasprimento del conflitto.
Jafar Miadfar, capo del dipartimento di emergenza iraniano, ha dichiarato che circa 2.115 persone di età inferiore ai 18 anni sono rimaste ferite negli attacchi israelo-americani contro l'Iran. Ha riferito all'agenzia di stampa Mehr che 124 di queste vittime hanno meno di cinque anni e 24 meno di due. Altre 5.000 persone ferite sono donne, e la maggior parte degli attacchi si è verificata nelle province di Teheran, Khuzestan, Lorestan, Isfahan, Kermanshah e Ilam.
Il ministero della Salute libanese afferma che almeno 2.020 persone sono state uccise e altre 6.436 ferite negli attacchi israeliani a partire dal 2 marzo. Lo riporta Al Jazeera. Tra le vittime figurano 165 bambini, 248 donne e 85 operatori sanitari. Il ministero ha inoltre dichiarato che le forze israeliane hanno ucciso 97 persone e ne hanno ferite altre 133 nella giornata di sabato.
L'Iran "non ha fretta di avviare un nuovo negoziato con gli Stati Uniti, dopo il fallimento dei colloqui di sabato a Islamabad": lo ha affermato nelle prime ore di oggi una fonte informata all'agenzia Fars, affiliata alle Guardie Rivoluzionarie. "Non ci sarà alcun cambiamento nella situazione nello Stretto di Hormuz, a meno che gli Stati Uniti non accettino un accordo ragionevole", ha aggiunto la stessa fonte. Teheran, ha anche detto la persona informata citata dalla Fars, "non ha in programma di tenere un prossimo round di colloqui. Gli americani avrebbero dovuto essere realistici, ma cercavano un pretesto per lasciare il negoziato. Ora la palla è nel loro campo". Il portavoce del Ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, ha affermato che il fallimento dei colloqui è stato dovuto alle "eccessive richieste degli Stati Uniti" su questioni come lo Stretto di Hormuz e il dossier nucleare, sottolineando tuttavia che "la diplomazia non finisce mai".












Comments are closed.