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Trump e le tensioni con l’Iran: “Vivi solo per negoziare”. Islamabad si prepara ai negoziati di oggi, Tajani lunedì a Beirut.

Cagliari, 11 Apr 2026 - Il Presidente statunitense Donald Trump ha usato parole durissime nei confronti di Teheran, dichiarando che la sopravvivenza stessa degli iraniani è legata esclusivamente alla disponibilità a negoziare con gli Stati Uniti. Un'affermazione che alza ulteriormente la pressione diplomatica e militare in vista dei prossimi incontri.

Parallelamente, si muove la diplomazia italiana: la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha avuto un colloquio con il Presidente egiziano Al-Sisi. Il confronto si è concentrato sulla stabilità del Mediterraneo e sulla necessità di coordinare gli sforzi per evitare un'ulteriore escalation della crisi in Medio Oriente.

Si apre uno spiraglio diplomatico in Medio Oriente, ma i combattimenti non accennano a fermarsi. L'ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, ha confermato che Israele ha accettato di avviare negoziati di pace formali con il Libano a partire da martedì prossimo. L'annuncio è arrivato dopo uno storico primo colloquio telefonico tra Leiter e il suo omologo libanese, avvenuto sotto l'egida del Dipartimento di Stato americano.

Nonostante l'apertura al dialogo, la linea di Gerusalemme resta intransigente sul piano militare. Leiter ha chiarito che non ci sarà alcun cessate il fuoco durante le trattative: no a tregue con Hezbollah: Israele considera l'organizzazione il principale ostacolo alla pace e intende continuare la lotta armata finché persisteranno gli attacchi.

Negoziati separati: La disponibilità a discutere con il governo di Beirut non si estende a concessioni verso le milizie sul campo.

Il percorso verso l'incontro di martedì è però in salita. Da un lato, gli Stati Uniti stanno esercitando forti pressioni su Israele affinché interrompa le operazioni belliche prima del summit pubblico. Dall'altro, il Libano ha posto il cessate il fuoco come condizione preliminare indispensabile per lo svolgimento dell'incontro.

Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha delineato le priorità della sua amministrazione in vista dei cruciali colloqui che si terranno domani a Islamabad. Parlando dalla Joint Base Andrews prima di imbarcarsi sull'Air Force One verso la Virginia, Trump ha mostrato un mix di fermezza e ottimismo riguardo alla risoluzione delle tensioni con Teheran.

Il fulcro della strategia statunitense rimane il disarmo atomico. Secondo il Presidente, limitare le capacità nucleari dell'Iran rappresenta il 99% della questione. La delegazione americana in Pakistan, guidata dal Vicepresidente JD Vance, ha l'obiettivo primario di garantire che il governo iraniano non ottenga mai un'arma nucleare. "Vedremo come andrà a finire", ha commentato Trump, elogiando il lavoro della squadra negoziale.

Un altro punto cardine riguarda la libertà di navigazione. Lo Stretto di Hormuz, attualmente bloccato dall'Iran, è al centro delle discussioni. Trump ha assicurato che il passaggio verrà riaperto "abbastanza presto", sottolineando che la stabilità dell'area sarà parte integrante di qualsiasi accordo.

Il Presidente ha poi lanciato un monito risoluto: pur auspicando una soluzione diplomatica rapida, ha dichiarato che gli Stati Uniti sono pronti a garantire il libero transito "in un modo o nell'altro", con o senza la collaborazione di Teheran, ribadendo che l'opposizione iraniana è stata già superata sul piano militare.

Donald Trump ha espresso una posizione ferma riguardo alla libertà di navigazione in Medio Oriente. Prima della sua partenza per la Virginia, il leader ha dichiarato esplicitamente che non permetterà all'Iran di imporre il pagamento di un pedaggio per il transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, un punto nevralgico per il commercio marittimo mondiale.

Oltre a ribadire la linea dura nei confronti di Teheran, Trump ha dedicato un pensiero alla politica estera più recente, rivolgendo un augurio di "buona fortuna" a JD Vance. Quest'ultimo è atteso domani in Pakistan per una serie di importanti colloqui diplomatici volti a rafforzare i rapporti nell'area.

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