Beirut, 10 Apr 2026 - Le autorità libanesi hanno riferito all'ONU un bilancio drammatico di oltre 200 vittime e mille feriti a seguito degli attacchi israeliani, con numerosi civili ancora dispersi sotto le macerie. Il portavoce delle Nazioni Unite, Stephane Dujarric, ha lanciato l'allarme sugli ordini di evacuazione israeliani che ora colpiscono aree densamente popolate di Beirut, includendo uffici ONU, campi profughi e l'ospedale Rafik Hariri, la più importante struttura sanitaria pubblica del Paese.
Un funzionario del Dipartimento di Stato americano ha confermato che Washington ospiterà, la prossima settimana, un incontro tra Israele e Libano per proseguire i negoziati sul cessate il fuoco. Sebbene la diplomazia statunitense stia spingendo per una risoluzione del conflitto, al momento né le autorità israeliane né quelle libanesi hanno rilasciato conferme ufficiali circa la loro partecipazione ai colloqui.
Alleati e avversari del premier israeliano, Benjamin Netanyahu, si aspettano che la campagna militare contro il regime iraniano, ampiamente sostenuta dall'opinione pubblica del Paese, giochi un ruolo di primo piano nelle prossime elezioni, previste entro sei mesi al massimo. Lo scrive il 'Financial Times'. Tuttavia, il primo sondaggio dopo il cessate il fuoco, sostiene il quotidiano britannico, ha fornito "un quadro desolante" per Netanyahu, la cui coalizione è rimasta indietro rispetto all'opposizione nei sondaggi per oltre due anni: il 63% degli israeliani si è dichiarato insoddisfatto dei risultati della guerra. Meno della metà si è detta soddisfatta dell'operato di Netanyahu, che ha attirato aspre critiche anche da parte dei suoi oppositori politici. "Netanyahu sta lottando per il suo futuro", ha affermato un diplomatico. "E allo stato attuale - ha aggiunto - il cessate il fuoco non gli giova. Non ha ancora ottenuto nulla che possa presentare" all'opinione pubblica israeliana.
Questa mattina un razzo lanciato dal gruppo armato libanese Hezbollah ha colpito un'abitazione nella località di Misgav Am, nel nord di Israele. L'edificio ha subito danni, ma non si segnalano feriti, riportano i media israeliani. Le sirene di allarme per il lancio di razzi sono state attivate anche a Kiryat Shmona e nelle zone circostanti. Intorno a mezzanotte, un missile lanciato da Hezbollah contro la città costiera meridionale israeliana di Ashdod è stato intercettato, secondo quanto dichiarato dalle Forze di difesa israeliane (Idf). Il lancio del missile ha fatto risuonare le sirene anche a Tel Aviv e nelle città circostanti, nel centro di Israele, a causa dell'intercettazione del missile e del timore della caduta di frammenti. Parallelamente, le Idf hanno fatto sapere di aver neutralizzato dieci rampe di lancio in Libano da cui Hezbollah aveva lanciato missili verso Israele. Ieri il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato che saranno avviati colloqui diretti con il Libano il prima possibile. Secondo indiscrezioni stampa, il presidente degli Stati Uniti avrebbe chiesto a Netanyahu di aprire ai colloqui e di effettuare soltanto raid di basso profilo in Libano. Netanyahu ha incaricato l'ambasciatore israeliano a Washington, Yechiel Leiter, di condurre i colloqui, che un funzionario israeliano ha detto che dovrebbero iniziare nei prossimi giorni.
A negare la presenza di una delegazione iraniana a Islamabad in vista dei negoziati con gli Stati Uniti previsti per il fine settimana è un'altra fonte informata citata da Al Jazeera. Abas Aslani, ricercatore senior presso il Centro per gli Studi Strategici sul Medio Oriente con sede in Iran, ha affermato che la delegazione negoziale iraniana non è ancora partita per i colloqui previsti in Pakistan a causa degli attacchi israeliani contro il Libano. "La delegazione iraniana non è partita da Teheran perché la parte iraniana sostiene che, finche' gli attacchi israeliani contro il Libano continueranno, non ci saranno negoziati a Islamabad", ha dichiarato Aslani. "Questo indica che il protrarsi degli attacchi in Libano ha creato incertezza sui colloqui", ha detto ad Al Jazeera. "Inoltre, ci sono stati alcuni cambiamenti da parte americana per quanto riguarda il piano in 10 punti, che era considerato un quadro praticabile, persino dal presidente degli Stati Uniti", ha aggiunto, sottolineando che la "mancanza di fiducia" è ora un problema importante per gli iraniani.
"L'Iran nutre da tempo diffidenza nei confronti degli Stati Uniti e i recenti cambiamenti politici stanno riaccendendo a Teheran un vecchio timore: la mancanza di fiducia negli Stati Uniti e nel rispetto delle loro promesse", ha affermato lo studioso. "Questo potrebbe anche generare pressioni da parte dell'opinione pubblica sulla delegazione iraniana, poiché l'Iran, dopo essere stato attaccato due volte nel bel mezzo dei negoziati, si chiede perché stia nuovamente dialogando con gli Stati Uniti", ha evidenziato.
Un pesantissimo scontro diplomatico rischia di far deragliare i colloqui di Islamabad tra Stati Uniti e Iran. L'ufficio di Benjamin Netanyahu ha diffuso una nota ufficiale dai toni durissimi in risposta alle recenti affermazioni del Ministro della Difesa pakistano, che avrebbe invocato l'annientamento dello Stato ebraico.
"Questa non è una dichiarazione che può essere tollerata da alcun governo", scrive lo staff del premier israeliano, definendo le parole del ministro "scandalose". L'attacco di Gerusalemme colpisce al cuore la credibilità del Pakistan come mediatore internazionale: secondo Israele, un Paese che esprime tali posizioni non può pretendere di agire come "un arbitro neutrale per la pace".
L'incidente diplomatico giunge in un momento critico, proprio mentre la delegazione americana guidata da Vance e Kushner sta tentando di stabilizzare il cessate il fuoco nel Golfo. La reazione di Netanyahu solleva forti dubbi sulla fattibilità di un accordo regionale che coinvolga il Pakistan, proprio mentre Teheran e Mosca premono per includere la fine delle operazioni israeliane in Libano tra le condizioni dei negoziati.
Un nuovo monito, diretto e senza giri di parole, parte dalla Casa Bianca verso Teheran. Attraverso un post sul social Truth, Donald Trump ha affrontato il delicato dossier dei transiti marittimi nello Stretto di Hormuz, dove l'Iran avrebbe iniziato a imporre pedaggi arbitrari alle navi cisterna in transito.
"Ci sono notizie secondo cui l'Iran starebbe imponendo dei pedaggi alle petroliere. È meglio che non lo stiano facendo e, se lo stanno facendo, è meglio che smettano subito!", ha scritto il Presidente. Il messaggio suona come un ultimatum diplomatico in un momento di estrema fragilità per la tregua appena siglata.
La questione dei pedaggi nello Stretto — attraverso cui transita circa il 20% del consumo mondiale di petrolio — è diventata un punto di scontro centrale nei colloqui di Islamabad. Mentre l'Unione Europea ha già definito "illegittima" qualsiasi tassazione sulla navigazione internazionale, la posizione di Trump conferma che gli Stati Uniti non tollereranno azioni che possano alterare i costi energetici globali o mettere in discussione la libertà di navigazione in acque strategiche.












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