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Né Mosca né Kiev, Zelensky propone una sede neutrale per incontrare Putin. “Se è pronto a incontrarmi, ci sono molti posti per farlo”, dice il presidente ucraino.

Kiev, 9 Apr 2026 - "Sono pronto a incontrare Putin. Di sicuro, non a Mosca, nè a Kiev. Ma se è pronto a incontrarmi, ci sono molti posti per farlo. Possiamo trovarne uno in Medio Oriente, Europa, Stati Uniti, ovunque". Lo afferma il Presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, in un'intervista esclusiva al Gr Rai. 

Sul Donbass Zelensky afferma: "Non possiamo discutere semplicemente della cessione del Donbass. Se lasciamo il Donbass ai Russi, occuperanno i luoghi da noi meglio difesi senza alcuna perdita. Per costruire nuove linee di fortificazione potrebbe volerci un anno, un anno e mezzo. Potrebbero attaccare Kharkiv e altre città che contribuiscono molto al nostro PIL. E ci sarà una frattura nella società. E qualsiasi divisione è l'obiettivo chiave di Putin e la rovina della nostra indipendenza". Zelensky per il cessate il fuoco in Iran si congratula "con gli Stati Uniti per il risultato raggiunto.  Renderà più facile affrontare questa crisi energetica. Ad ogni modo il supporto all'Ucraina, con le forniture di armamenti, deve continuare. Gli Stati Uniti erano più concentrati sul Medio Oriente, per questo i negoziati a tre con la Russia sono stati posticipati. Ma ripartiremo...". 

Su Giorgia Meloni Zelensky a RadioRai afferma: "Giorgia Meloni è una leader forte non solo in tutta Europa ma anche a Bruxelles. È una delle voci più esplicite, soprattutto per aiutare l'Ucraina. Oggi bisogna sbloccare i 90 miliardi di assistenza al nostro Paese. Dipende da tante voci e la voce di Georgia è molto importante per noi. Giorgia Meloni ha buone relazioni con gli Stati Uniti e gli Stati Uniti devono fare pressione sulla Russia per un cessate il fuoco e poi porre fine a questa guerra. Lo stesso si può dire di Bruxelles..."Zelensky aggiunge sulle garanzie di sicurezza: "Quali garanzie di sicurezza abbiamo se la Russia deciderà di avanzare di nuovo? Forse non lo farà subito oppure tra due o tre anni attaccherà di nuovo. Vogliamo anche che le garanzie di sicurezza prevedano una presenza europea e degli Stati Uniti".  Sulle elezioni Zelensky dice: "Fare le elezioni, ora è contro la nostra legge. In secondo luogo dobbiamo dare sicurezza alle persone, ai soldati che devono votare. Come possiamo farlo sotto attacco? 

"Sulle sanzioni: "Sappiamo quanto petrolio ha venduto la Russia, nonostante le sanzioni. Speriamo, comunque, che gli Stati Uniti le ripristinino presto". Zelensky sul Donbass prima della guerra afferma: "Sono stati sicuramente fatti anche degli errori, tutti sbagliano. Bisognerebbe tornare agli anni novanta, poi ai primi anni duemila ma Putin avrebbe ugualmente trovato un pretesto per occupare l'Ucraina". Zelensky conclude su Trump: "Chi ha un rapporto migliore di me con Trump? Penso che abbiamo buone relazioni perché sono una delle poche persone che gli dice quello che pensa. Non ci sono molte persone che possono dire al Presidente degli Stati Uniti che non ha sempre ragione. Abbiamo bisogno di supporto dagli Stati Uniti, non solo militarmente. Anche loro hanno bisogno di noi e della nostra esperienza acquisita in questi anni di guerra".

Si è tenuto ieri un importante incontro bilaterale tra il Segretario di Stato americano, Marco Rubio, e il Segretario Generale della Nato, Mark Rutte. Secondo quanto riferito dal vice portavoce del Dipartimento di Stato, Thomas Pigott, il colloquio ha toccato i punti più caldi dell'agenda geopolitica globale, con un focus particolare sulla gestione delle crisi in corso e sulla stabilità della cooperazione transatlantica.

I due leader hanno approfondito lo stato dell'Operazione Epic Fury, l'azione militare statunitense condotta contro l'Iran, valutandone le implicazioni sulla sicurezza internazionale. Parallelamente, Rubio ha illustrato gli sforzi guidati dagli Stati Uniti per favorire una soluzione negoziata alla guerra in Ucraina, cercando di allineare la postura diplomatica di Washington con quella degli Alleati.

Un tema centrale del confronto è stato il coordinamento interno alla Nato, con una specifica enfasi sulla "condivisione degli oneri" (burden sharing). Il Segretario Rubio ha ribadito l'importanza di un impegno economico e militare crescente da parte di tutti i membri dell'Alleanza, un passaggio considerato fondamentale per garantire l'efficacia del coordinamento strategico di fronte alle nuove minacce globali.

Il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, ha lanciato ieri un duro monito alla leadership europea durante la sua visita a Budapest, dove si trova per sostenere Viktor Orbán in vista dell'imminente appuntamento elettorale. Vance ha espresso una profonda "delusione" nei confronti della maggior parte dei leader del Vecchio Continente, accusandoli di una sostanziale inerzia e di una mancanza di reale interesse nel trovare una via d'uscita diplomatica e risolutiva alla guerra in Ucraina.

In questo quadro di generale insoddisfazione, Washington ha tuttavia isolato due figure chiave come interlocutori privilegiati: la Presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, e il primo ministro ungherese, Viktor Orbán. Secondo Vance, sono stati proprio questi due leader a fornire l'aiuto più significativo agli Stati Uniti, distinguendosi per un approccio più pragmatico e orientato alla risoluzione del conflitto rispetto al resto del blocco europeo. Le parole del vicepresidente USA rafforzano l'asse tra Washington, Roma e Budapest, delineando nuove gerarchie di influenza all'interno della Nato e dell'Occidente.

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