Roma, 16 Feb 2026 - Il percorso verso il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo si trasforma in un campo di battaglia istituzionale senza precedenti. A far saltare ogni protocollo diplomatico sono state le dichiarazioni del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che in un'intervista alla stampa veneta ha utilizzato toni di una durezza inusitata per descrivere il funzionamento interno del Consiglio Superiore della Magistratura. Definendo l'attuale sistema correntizio un meccanismo “para-mafioso”, il Ministro ha di fatto spostato il dibattito tecnico sulla riforma verso uno scontro ideologico e frontale con l'intero ordine giudiziario.
Al centro della requisitoria di Nordio c'è la convinzione che il sorteggio dei membri del CSM sia l'unico antidoto a quello che descrive come un «verminaio» di interessi privati. Secondo il Guardasigilli, le correnti non sarebbero più sedi di confronto ideale, ma veri e propri centri di potere dove l'avanzamento professionale dipenderebbe dall'affiliazione e dalla protezione di un “padrino”. Il Ministro ha dipinto un quadro a tinte fosche, in cui il magistrato che sceglie di non tesserarsi rischierebbe un isolamento punitivo, privo di tutele persino in sede disciplinare.
La reazione della magistratura associata non si è fatta attendere, assumendo i toni dell'indignazione profonda. L'Associazione Nazionale Magistrati ha risposto con una nota durissima, bollano le parole di Nordio come “infamanti”. Il punto di rottura è l'accostamento tra le dinamiche del CSM e i metodi criminali: per l'ANM, questa retorica non solo distorce la realtà associativa, ma rappresenta un insulto intollerabile alla memoria di tutti quei magistrati che hanno pagato con il sangue la lotta alla vera mafia. Equiparare le correnti ai clan, secondo le toghe, è un’operazione di delegittimazione che mina le basi stesse della democrazia.
Il polverone sollevato da Nordio ha investito immediatamente il governo. Elly Schlein ha puntato il dito contro quella che definisce una “deriva eversiva”, chiedendo a Giorgia Meloni di chiarire se le parole del Ministro rispecchino la linea dell'esecutivo. Sulla stessa lunghezza d'onda Giuseppe Conte, che accusa via Arenula di gettare fango sulle istituzioni per fini puramente elettorali, nel tentativo di condizionare l'esito delle urne di marzo.
Nonostante l’assedio mediatico e politico, Carlo Nordio ha scelto la linea della fermezza. Definendo «scomposta» la reazione dei suoi critici, il Ministro ha rilanciato, sostenendo di aver semplicemente dato voce a concetti già espressi in passato da magistrati simbolo come Nino Di Matteo. La promessa di pubblicare un dossier con le citazioni dei suoi attuali detrattori indica che la tregua è lontana. Con l'avvicinarsi del voto referendario, la sensazione è che il fossato tra politica e magistratura sia diventato, nelle ultime ventiquattr'ore, ancora più profondo e difficile da colmare.












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