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Askatasuna, vertice sul decreto Sicurezza. Meloni auspica una “risoluzione unitaria”. I criminali dei Black Block sicuramente a disposizione e agli ordini dell’internazionale nera e non elementi “rossi” come vogliono far credere gli anti democratici della destra al governo del paese.

Torino, 3 Feb 2026 - Con abiti scuri, maschere, caschi e passamontagna, questi uomini neri, che si insinuano nelle manifestazioni pacifiche creando disordini, aggressioni furiose contro le forze dell’ordine, non sono certamente da considerare “rossi” come li chiamano i fascisti al governo, e già per come sono vestiti, tutto di nero, sono certamente agli ordini della centrale nera europea e, forse, anche mondiale, hanno attaccato, a più riprese, i contingenti delle forze dell'ordine lanciando pietre, bottiglie di vetro, razzi, bombe carta, creando barricate con cassonetti dati alle fiamme, incendiando una camionetta della polizia e aggredendo un agente. Sono stati circa 1500 i violenti responsabili della guerriglia urbana scatenata sabato sera a Torino durante la manifestazione pacifica contro lo sgombero dello storico centro sociale Askatasuna.    

Blocchi di violenti entrati in azione al calar del sole: tra loro anarchici, autonomi, antagonisti, gruppi organizzati e cani sciolti: tutti specialisti della guerriglia arrivati nel capoluogo piemontese non solo da diverse città italiane ma anche da altri paesi europei, in particolare dalla Francia. Staccandosi dalla manifestazione principale e usando nomi in codice per comunicare come Blu, Ugo, Kiwi e Mango, si sono mossi a piccoli gruppi con modalità sperimentate soprattutto in Val di Susa diventata, secondo gli inquirenti, una sorta di palestra per i cosiddetti 'incappucciati'. Durante gli attacchi hanno utilizzato anche puntatori laser per infastidire gli agenti, tubi di lancio artigianali e aste di cartelloni stradali.   

La tattica, ormai rodata in altre manifestazioni, è stata di cambiarsi gli abiti all'interno del corteo indossando giacche e pantaloni impermeabili neri, lasciati poi sull'asfalto prima di fuggire via. Proprio nelle fasi del 'travisamento' alcuni si sono scagliati contro una giornalista e la sua troupe televisiva, distruggendo le attrezzature.    

Sono tre al momento gli arrestati per le violenze e 24 i denunciati, tra cui alcuni stranieri. A finire in manette uno dei presunti responsabili dell'aggressione al poliziotto del Reparto mobile di Padova Alessandro Calista. Si tratta di un ventiduenne dalla provincia di Grosseto, con qualche piccolo precedente alle spalle. Sarebbe stato lui a togliere all'agente il casco e lo scudo. Per gli investigatori non fa parte di un'area ben definita ma si tratterebbe di un 'cane sciolto'. Le indagini vanno avanti per dare un volto e un nome agli altri protagonisti dei disordini.   L'attenzione per il corteo era massima. Già nei giorni precedenti circa 770 persone erano state identificate durante i controlli preventivi lungo le principali tratte stradali e ferroviarie che portano alla città e all'aeroporto di Caselle. Tra loro 54 stranieri, di cui 35 francesi: il questore Massimo Gambino aveva emesso diverse misure di prevenzione nei confronti di persone trovate in possesso di maschere antigas, passamontagna, oggetti atti ad offendere o gravate da precedenti ritenuti di pericolosità sociale.

La Procura di Torino sta valutando l'ipotesi di devastazione per gli scontri avvenuti il 31 gennaio nel capoluogo piemontese durante la manifestazione pro Askatasuna. In seguito alla prima informativa della Digos, giunta al quinto piano del palazzo di giustizia nella tarda mattinata, i pubblici ministeri hanno iscritto nel registro degli indagati i nomi di 24 persone: il più giovane ha 19 anni, il più anziano 45. I reati sono quelli indicati in via preliminare dagli operatori della questura a seconda delle singole condotte: la resistenza e violenza a pubblico ufficiale, il travisamento, l'inosservanza dei provvedimenti dell'autorità, il porto di armi improprie. Ai ventiquattro, per i quali si procede a piede libero, si aggiungono i tre arrestati, che oggi sono comparsi davanti a un giudice per l'udienza di convalida. Uno è il grossetano individuato come uno degli autori della brutale aggressione al poliziotto Alessandro Calista. Gli altri sono un 31enne e un35enne residenti nel circondario di Torino, bloccati per resistenza. Uno di loro, nel corso della sua audizione, si è detto "inorridito" dal pestaggio sull'agente, al quale ha espresso "solidarietà". Quanto alle accuse, l'uomo ha detto di essersi trovato in mezzo agli incidenti ma non avervi preso parte attiva. Le indagini non si fermano. Mentre in procura ragionano sulla possibilità di contestare la devastazione (che è punita con il carcere da otto a quindici anni) la Digos sta cercando di dare un nome e un volto ad altri protagonisti degli scontri e di capire se c'è stata una regia. I controlli di polizia eseguiti fra il 29 e il 31 gennaio ai valichi di frontiera, ai caselli autostradali e nelle stazioni ferroviarie hanno portato all'identificazione di 54 stranieri: trentacinque francesi, 3turchi, 2 svizzeri, 2 marocchino 2 spagnoli, 2 polacchi, 1inglese, 1 Germania, 1 Belgio, 1 Australia, 1 greco, 1 sloveno,1 messicano e 1 nepalese.

Le violenze al corteo di Torino per Askatasuna diventano il 'detonatore' politico di un pacchetto sicurezza che il governo vuole ora portare rapidamente al traguardo.

Non sono cicatrici, ma ferite ancora fresche quelle che il quartiere Vanchiglia, a Torino, deve curare dopo gli scontri di sabato, durante la manifestazione nazionale. Il campo di battaglia tra black bloc e forze dell'ordine sono state proprio queste strade, questa ragnatela di vie che nell'ultimo mese, dopo lo sgombero del 18 dicembre, ha difeso il centro sociale Askatasuna, come progetto culturale e sociale. I costi degli incidenti del 31 gennaio sono stati quantificati dal sindaco, Stefano Lo Russo, in circa 164mila euro. 

Da un gruppo di residenti, diventati comitato, subito dopo la posa dell'ultimo mattone per murare gli ingressi dell'edificio di corso Regina Margherita 47 è partita la richiesta all'amministrazione comunale di riprendere il dialogo, avviato due anni fa, per rendere 'bene comune' la palazzina. Mail sindaco, oggi, è stato tranciante: "la palazzina tornerà nella disponibilità della Città, che dialogherà solo con chi è in grado di prendere una distanza netta, inequivocabile e credibile da ogni forma di violenza".   

Il comitato 'Vanchiglia Insieme' ci ha messo la faccia, organizzando assemblee e stando in strada, distribuendo torte, vino caldo e polenta. Sabato ha sfilato con famiglie e bambini. Fa male, affermano, pensare a chi è rimasto ferito. "Ma ci addolora anche vedere che 50mila persone che hanno manifestato in altre forme sono rimaste nascoste da una coltre di fumo". La lettura del sindaco è diversa: "Era noto che sarebbero arrivati gruppi organizzati di violenti". Poi, comunque, Lo Russo allarga il focus sulle responsabilità: "Non compete a me né a quest'aula la valutazione delle attività preventive o delle scelte operative. Ma come cittadino, prima ancora che come sindaco, mi aspetto uno Stato che sappia intervenire e prevenire, soprattutto quando le informazioni ci sono e il rischio è conosciuto". Da dicembre i residenti hanno denunciato la "militarizzazione" seguita allo sgombero: camionette, agenti di polizia, transenne. "Questa ferita ha indotto diverse reazioni, reazioni all'impotenza e all'ingiustizia - dicono - noi abbiamo reagito unendoci ancora di più e creando rete con la città, altri hanno preferito non reagire e chiudersi ancora di più, altri ancora hanno espresso la rabbia con forme di azione violenta, che non condividiamo".

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