Cagliari, 31 Gen 2026 – Arrivata la svolta sul caso della scomparsa di Daniela Ruggi: infatti, si è saputo oggi, che appartengono a lei i resti di un corpo trovati da due escursionisti il primo gennaio in una antica torre diroccata non molto distante dall'abitazione della donna, a Vitriola di Montefiorino, sull'Appennino modenese.
All'interno del rudere erano stati trovati un teschio, appoggiato su una trave, una ciocca e un reggiseno. A sporgere denuncia per la sua scomparsa era stato nel settembre 2024 il sindaco di Montefiorino, Maurizio Paladini.
I resti sono stati successivamente inviati a Milano per essere esaminati dalla anatomopatologa Cristina Cattaneo e in questi giorni sono arrivati gli esiti che non lasciano più dubbi: Daniela Ruggi è morta e fra le principali ipotesi resta quella di un omicidio.
La madre e la sorella della vittima sono "comprensibilmente sconvolte per le recenti notizie, in attesa di definitiva conferma, non intendono rilasciare nessuna dichiarazione in merito". E' quanto affermato dall'avvocato che assiste le due donne, Guido Sola.
Mentre le analisi del Dna procedevano in queste settimane, comparati con quelli desunti da alcuni oggetti personali e dalla madre della donna, proprio due giorni fa la procura di Modena aveva disposto dopo il dissequestro dell'abitazione, dell'auto e del telefono cellulare di Domenico Lanza, 68enne originario di Reggio Emilia, ma residente a Polinago, sull'Appennino modenese.
L'uomo era risultato nell'ultimo anno e mezzo come l'indagato principale per sequestro di persona in relazione alla scomparsa della 32enne: era stato lui fra le ultime persone ad aver visto la ragazza prima della scomparsa ma ha sempre ribadito la sua totale estraneità ai fatti.
Soprannominato “lo sceriffo”, Lanza era finito nel mirino della magistratura dopo aver mostrato alcuni indumenti intimi di Ruggi custoditi nella propria auto in diretta durante una trasmissione tv.
Nel corso delle indagini il 67enne era anche finito in carcere come misura cautelare per irregolarità nella custodia di alcune armi in casa. "Sono passati quattordici mesi da quando me ne sono andato. Dopo la perquisizione ho trovato la mia casa ammalorata, cassetti e armadi aperti. I soffitti sono pieni di muffa", ha detto Lanza, tornato a casa. "In questo stato non è abitabile ed io ora ho bisogno d'aiuto".
Il giorno della sua scomparsa Daniela Ruggi era stata portata all'ospedale di Sassuolo per un lieve malore: pochi giorni dopo la denuncia della sparizione, un testimone anonimo aveva affermato di averla vista salire su un furgone bianco nel tardo pomeriggio del 18 settembre, dopo essere stata dimessa dalla struttura. Da lì la perdita delle sue tracce.
La casa di Daniela Ruggi venne quindi in seguito posta sotto sequestro: indagando nella sua vita, era emerso che negli ultimi tempi la donna era solita condurre una vita piuttosto isolata. I vicini avevano riferito agli investigatori che il suo comportamento era decisamente cambiato, diventando molto più schiva rispetto a un tempo.
Patente, carta di identità, contanti, bancomat, scheda telefonica. Nella sua casa a Vitriola di Montefiorino i carabinieri del Ris avevano trovato tutti gli effetti personali.
I famigliari avevano sempre respinto, attraverso i loro legali, respingono le accuse secondo cui la 32enne avesse scelto di allontanarsi volontariamente dai parenti, accusati di non volerla accettare né aiutare.
Sullo sfondo, all'epoca, una lite con il fratello che lei avrebbe denunciato per violazione di domicilio forse per questioni di eredità. Denuncia della quale i famigliari si erano dichiarati all'oscuro.












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