Cagliari, 16 Gen 2027 - Fino alla rivoluzione francese, nei paesi dell’Europa continentale il sovrano assoluto sommava in sé tutti i poteri compreso quello giudiziario, dopo il 1769 si affermava il principio, tutt’ora vigente, della separazione dei poteri e, come corollario, quello dell’indipendenza della magistratura dal potere politico, per evitare, come avveniva nei secoli bui, che il giudizio penale fosse utilizzato come una vendetta o uno strumento di repressione per assassinare gli oppositori politici.
In Italia, durante “l’era fascista” i magistrati, come tutti gli altri pubblici dipendenti, erano obbligati a iscriversi al P.N.F. come conditio sine qua non per poter esercitare le proprie funzioni.
Infatti in quel greve periodo, illustri intellettuali, anche di fama internazionale come il Sardo Antonio Gramsci o come l’emerito Presidente Sandro Pertini, furono sottoposti dapprima al confino e poi in carcere, per il semplice fatto di non aver abiurato alle proprie idee politiche nonostante la feroce repressione del barbaro governo fascista.
Per scongiurare simili vergogne e preservare i diritti di libertà, i padri costituenti - esponenti dei partiti già del C.N.L. poi denominati dell’arco costituzionale” ovvero Comunisti, Socialisti, Democristiani Liberali e del Partito d’azione, ebbero il merito di scrivere nella Costituzione - da molti qualificata “la più bella del mondo”- non solo che la Magistratura è autonoma e indipendente da ogni altro potere e che i Giudici sono soggetti solo alla legge ma - a differenza di tutti il resto del mondo - tale indipendenza viene formalmente riconosciuta anche ai Pubblici Ministeri.
Questa è l’unica vera garanzia costituzionale che ha consentito ad alcuni eroici Magistrati come Falcone e Borsellino - pagandola col martirio - di poter infliggere a cosa nostra delle sconfitte storiche.
Siamo sicuri che senza la predetta garanzia dell’indipendenza dal potere politico questi eroici Pubblici Ministeri avrebbero potuto avere libertà di azione contro la mafia?
La domanda ammette un'unica risposta, la medesima che invito a votare sulla scheda referendaria NO!
Infatti la pessima controriforma approntata dal governo neofascista si basa su due principi.
Il primo che rasenta il ridicolo, prevede lo sdoppiamento dei C.S.M uno per i Giudici e l’altro per i P.M. quindi un nuovo organo costituzionale che aggraverà i già dissestati conti pubblici, in sfregio al principio costituzionale del pareggio di bilancio ma, ciò che è più grave è che per la sua composizione è prevista non l’attuale elezione ma…. il sorteggio.
Inoltre, la commissione disciplinare sarà composta solo da magistrati di Cassazione, infine mentre ora un eventuale verdetto di colpevolezza di un magistrato è impugnabile nanti le sezioni unite della suprema corte, con la riforma, la competenza rimane alla medesima commissione in diversa composizione.
Quale è la ratio legis?
Evidente il tentativo maldestro del legislatore di minacciare implicitamente i magistrati- con metodo tipicamente mafioso- di stare molto attenti a condannare qualche politico potente o i suoi amici, perché questi potrebbero vendicarsi sottoponendoli a procedimenti disciplinari intimidatori ancorchè infondati.
Il secondo aspetto della sedicente riforma, è quello della asserita “separazione delle carriere”.
Le classiche riforme all’italiana, si sostituisce una virgola con un punto e virgola.
Ma si sa, il diavolo si nasconde nei dettagli.
Non è una vera separazione, posto che il concorso rimane unico, dopo averlo superato i candidati faranno una scelta irreversibile per diventare Giudice o P.M.
Quindi potrà capitare che due giovani, magari seduti a fianco durante il concorso, dopo qualche mese si ritrovino nella stessa aula di un Tribunale, uno come Giudice e l’altro come Pubblico Ministero.
Non vedo grandi differenze rispetto a ora, nei paesi ove il P.M. è separato rispetto ai Giudici spesso il Pubblico ministero è un avvocato – come negli Usa- oppure è un funzionario agli ordini e alle dipendenze del governo.
Ecco, questa è la riserva mentale malcelata che costituisce la vera ratio di codesta controriforma che la dice lunga sul tentativo del governo attuale, composto da forze politiche che non hanno nulla a che vedere con la cultura giuridica, costituzionale e antifascista dei partiti che contribuirono dapprima, con la lotta partigiana, alla sconfitta del nazifascismo e alla condanna a morte del tiranno – come nelle tragedie di Vittorio Alfieri,
e poi nell’assemblea costituente, alla redazione di una Carta Costituzionale, che il mondo ci invidia,
ove l’indipendenza dei Magistrati e dei Pubblici Ministeri è il fiore all’occhiello.
Ma, le tre principali forze di maggioranza sono forze aliene rispetto ai partiti dell’arco costituzionale, posto che:
il partito che esprime il primo ministro deriva dal M.S.I. di cui conserva il simbolo, quindi chiaramente neofascista, la lega e forza Italia nuovi partiti non eredi nè degni del patrimonio culturale dei partiti che scrissero la Costituzione.
Queste forze reazionarie e padronali, che continuamente partoriscono leggi che- sistematicamente – vengono cassate dalla Corte Costituzionale, col falso pretesto di garantire un processo più garantista, in realtà vogliono solamente demolire col piccone, sistematicamente la lettera e lo spirito di una Costituzione che proprio perché formalmente e sostanzialmente antifascista, non sono in grado di apprezzare.
La loro idea è perfettamente in linea con le forze neofasciste di altri paesi: in Polonia e in Ungheria si tenta di sottomettere la magistratura al potere politico, negli Usa l’attuale presidente, autocrate eversivo, incarica magistrati inquirenti per incriminare i suoi avversari politici e ha nominato un giudice per processare il presidente del Venezuela rapito con modalità degne di Gengis Khan.
Quindi bisogna tener conto che la controriforma partorita da questo governo, già ideata da Licio Gelli e poi ripresa da Berlusconi, è nel solco ideologico eversivo delle forze politiche neofasciste che vogliono sottomettere la magistratura per garantire l’impunità a politici criminali e corrotti, indegni di rappresentare l’Italia.
No a questa riforma anticostituzionale,
No ai rigurgiti del fascismo. Avv. A.B.









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