Cagliari 13 Gen 2026 - All’apertura della seduta congiunta del Consiglio regionale e del Consiglio delle autonomie locali il presidente Comandini ha detto: “Viviamo un periodo difficile e complicato, i bisogni dei cittadini sono sempre maggiori anche a causa delle minori risorse per il sistema degli enti locali. Non tutte le parti dello Stato collaborano allo stesso modo e il tema del dimensionamento scolastico in queste ore ne è la prova. Le regioni italiane sono tutte diverse e la nostra ha le sue peculiarità anche dal punto di vista orografico”.
Il presidente Comandini ha proseguito rivolto alla rappresentanza degli enti locali: “Inizia oggi la sessione di bilancio, le poste sono sempre più vincolate ma c’è una nuova stagione che vede impegnate tutte le forze politiche per scrivere la nuova legge statutaria che ha una parte importante sui nuovi compiti e funzioni del Cal. Entro quest’anno dobbiamo approvare una legge statutaria che sia di tutti, una legge che dovrà riportare un grande senso civico, la partecipazione al voto e all’attività amministrativa. Se i cittadini non partecipano è una sconfitta per la democrazia”.
A seguire il presidente del Cal, Ignazio Locci, che ha ringraziato il Consiglio regionale e la Giunta con l’assessore Meloni per “l’interlocuzione continua già dai mesi scorsi in occasione della partita delle entrate con il Governo. Siamo anche noi in una partita storica e complessa come quella del credito della Regione Sardegna verso lo Stato”. Per il sindaco di Sant’Antioco “il fondo unico rappresenta l’azione immediata, la ricaduta immediata delle nostre politiche sulla vita dei cittadini. È chiaro che serve un impegno chiaro e preciso della Regione all’avvio della manovra finanziaria, non è banale che lo si faccia ora”.
Sulle recenti decisioni del governo Locci ha detto: “Non c’è solo il dibattito contingente sul dimensionamento scolastico a seguito del commissariamento ma ci sono delle necessità anche sull’orientamento dell’offerta formativa e sulla programmazione politica della scuola”.
Il presidente del Cal ha parlato dei problemi del piccolo commercio e poi della sanità territoriale: “C’è meno attenzione di quanta ce n’è sulla sanità ospedaliera. Bisogna andare oltre le delibere di Giunta e attuarle aprendo le case di comunità”.
A seguire hanno preso la parola i sindaci a cominciare da Francesco Lai, primo cittadino di Loiri - Porto San Paolo: “Segnalo una questione demografica, la Gallura è attrattiva e non soffre ma assistiamo a una ricerca di immobili dettata dagli affitti brevi. I prezzi sono alle stelle e fanno scappare i nostri giovani, che non trovano abitazioni. Bisogna avviare una nuova politica della casa”. Rivolto all’assessore agli Enti locali ha detto: “E’ necessario modificare i criteri per approvare i Puc e consentire così l’edificazione per residenza di alcune aree”.
Marcello Ladu, sindaco di Tortolì, ha chiesto “un piano straordinario per l’edilizia abitativa” e ha sollecitato anche “lo scorrimento di tutte le graduatorie attraverso i fondi di coesione” mentre Maria Beatrice Muscas, sindaca di Samassi, ha messo l’accento “alla necessità di locazioni a canone sociale, di cui c’è un obiettivo bisogno anche per dare nuova dignità ai centri storici abbandonati”. (C.C.)
Il sindaco di Oliena Sebastiano Congiu ha concentrato il suo intervento sulle problematiche delle zone interne e sulla legge nazionale che interviene sulla classificazione dei comuni montani: «I nuovi criteri sono basati solo su altitudine e pendenza. Così 100 comuni della Sardegna sono a rischio declassamento. Non è un dato neutro. La montagna sarda non è quella alpina, è fatta di altopiani e dorsali, molti paesi sono lontani dai centri urbani e dai servizi. E’ necessario prevedere altri indici che tengano conto della complessità dei territori». Congiu ha sottolineato l’esigenza di un’analisi seria sulla situazione economica dei comuni montani: «Il 70% di quelli a rischio estinzione hanno un reddito pro capite inferiore alla media nazionale mentre gran parte di quelli che conserveranno lo status hanno redditi superiori. Questa legge indebolisce i territori più fragili e rischia di cristallizzare le ingiustizie». Quindi l’appello finale alla Regione perché assuma una posizione chiara in sede di Conferenza unificata. «I nuovi criteri – ha concluso Congiu - devono tener conto di più fattori. Serve un’azione coordinata che eviti di marginalizzare la voce dei Comuni. Se si vuole contrastare lo spopolamento bisogna partire da qui».
Per Federico Sollai, sindaco di Villacidro, c’è un problema che rischia di incidere profondamente sui bilanci comunali. Riguarda l’inserimento in struttura di persone non autosufficienti o parzialmente autonome. «E’ un problema che interessa tutta la Sardegna. Nell’ultimo anno c’è stato un boom di richieste. Villacidro è un comune fortunato perché si appresta ad aprire una struttura sanitaria assistita. Le comunità stanno invecchiando, questo comporta un aumento delle richieste di assistenza. Mancando il welfare familiare c’è necessità di strutture specializzate. La tenuta dei bilanci è a rischio. Nel 2023 per l’inserimento in struttura dei pazienti avevamo stanziato 90mila euro, nel 2025 sono diventati 250mila e le previsioni per il 2026 sono in aumento». Sollai ha poi esposto un'altra criticità che affrontano i Comuni: «Molte famiglie chiedono un supporto per l’amministrazione di sostegno di familiari bisognosi di assistenza. A Villacidro l’assessore delle politiche sociali ha 25 persone in carico. Di questo occorre tener conto. Servono nuove risorse, non basta l’incremento del fondo unico. Quelle somme non sono sufficienti a far fronte alle nuove necessità».
Il sindaco di Jerzu Carlo Lai ha auspicato un rafforzamento della situazione finanziaria degli enti locali. «L’autonomia finanziaria regionale non arriva al 44% a fronte di una media nazionale del 70%. Credo che negli ultimi anni questa richiesta di aiuto abbia trovato la giusta attenzione in Consiglio regionale. Sul Fondo Unico ci sono stati fatti concreti: 100 milioni aggiuntivi nel 2023, 80 milioni nel 2024 e 60 milioni nel 2025. Sul pluriennale 26/27 ci sono 20 milioni in più. Siamo tutti coscienti di quanto sia drammatica la situazione con l’aumento dei costi per l’illuminazione pubblica, i servizi alle persone, l’aumento del fabbisogno per i servizi sociali e il costo personale. Per i comuni è vitale un aumento strutturale del fondo unico».
Sulla questione finanziaria si è concentrata la prima parte dell’intervento del sindaco di Carloforte Stefano Rombi. «C’è un problema che riguarda i contribuenti netti del fondo di solidarietà nazionale – ha detto Rombi – la contribuzione dello Stato non è sempre puntale mentre quella dei Comuni è invece obbligata. Questo comporta conseguenze serie per i bilanci comunali. Il mio comune quest’anno ha utilizzato il 65% del gettito Imu per alimentare il fondo: 1,2 milioni di euro su un gettito di 2 milioni. Siamo in serissima difficoltà a garantire i servizi essenziali. Mi auguro che la Regione faccia presente che in questo modo non si può andare avanti».
Rombi ha poi parlato di sanità territoriale: «Provengo da una provincia in grandissima difficoltà. Faccio notare che a Carloforte ci sono circostanze particolari vista la nostra condizione di insularità. A Natale ci siamo trovati con 10mila persone senza assistenza medica. A questo si è aggiunta la scarsità dei collegamenti con i traghetti. Chiediamo parità di trattamento con i territori simili al nostro».
Marco Pisanu, sindaco di Siddi, ha auspicato un coinvolgimento degli Enti Locali sulle grandi riforme: «Il Cal lavora per avere un testo unico degli enti locali adattato alla realtà sarda. Da una riforma amministrativa derivano benefici economici per tutti. È necessario inoltre capire chi fa cosa in ogni settore e materia senza duplicazione di ruoli. Vorremmo si portasse avanti un progetto di comunità regionale dove ogni protagonista fa bene il suo lavoro. Il Comparto Unico è stata una conquista, sarebbe auspicabile che arrivasse la riforma della legge statutaria e la riscrittura dello Statuto». Una proposta concreta, infine, sullo spopolamento: «La questione principale è quello delle case abbandonate – ha detto Pisanu - occorre pensare a una riqualificazione dei piccoli centri che coniughi decoro urbano con politiche abitative per i giovani».
Annalisa Mele, sindaca di Bonarcado, ha stigmatizzato la decisione di concentrare in una sola ora il dibattito sullo stato degli enti locali. «Questa discussione – ha detto avrebbe meritato almeno una mattinata». La sindaca ha elencato i problemi che i piccoli centri si trovano ad affrontare quotidianamente: «L’aumento dei costi dei servizi, la mancanza di personale negli uffici, la carenza di risorse che impedisce di cofinanziare progetti e partecipare ai bandi. Confido per questo nell’aumento del fondo unico e che sia strutturale in modo da consentire ai comuni di programmare serenamente». Mele ha poi parlato di sanità territoriale: «Ci si sta dando da fare perl’apertura delle case della salute e degli ospedali di comunità. Un progetto importante che bisogna portare avanti. Vorrei però si ragionasse per capire dove trovare il personale. La medicina di base è sguarnita. Migliaia di cittadini in provincia di Oristano sono senza medico. Serve coraggio per riorganizzazione il territorio».
Antonio Munzittu, sindaco di Decimoputzu, ha invocato più attenzione per il settore agricolo: «Di agricoltura non si parla o si parla poco. Il primo tema da affrontare è quello della continuità territoriale delle merci. I nostri prodotti non arrivano nei mercati italiani alle stesse condizioni di quelli delle altre regioni. I costi di trasporto sono troppo alti». Ad aggravare la situazione dei campi è anche l’assenza di un adeguato sistema di irrigazione: «Nel 2026 i nostri campi sono ancora irrigati con i pozzi artesiani. Le campagne devono essere servite dall’acqua pubblica». Un accenno infine alla mancanza di controlli nei porti sardi: «La Sardegna viene inondati da merci che provengono da fuori senza nessun controllo sanitario mentre le nostre aziende vengono monitorate giornalmente. Nei porti arrivano porcherie e non c’è nessun controllo».
Il capogruppo di Fratelli d’Italia Paolo Truzzu ha ringraziato i sindaci e i vertici del Cal per i contributi al dibattito: «L’intervento sul Fondo Unico non è rinviabile. Lo dico perché nel corso di questi anni i comuni hanno goduto di una serie di risorse per interventi di programmazione e hanno sofferto invece sulla spesa corrente. Oggi i comuni devono pagare i servizi derivanti dai nuovi investimenti. Per questo è essenziale un incremento del fondo unico. Credo che non ci saranno difficoltà a trovare una soluzione». Per l’esponente dell’opposizione occorre però fare di più: «La popolazione sarda invecchia, le necessità sono maggiori. Serve per questo un cambio di passo. Ci stiamo concentrando purtroppo solo sulla ricerca di nuove risorse e non su come razionalizzare la spesa o attrarre nuovi investimenti. Dobbiamo concentrarci sulla crescita che deve essere omogenea mettendo insieme centro e coste, campagna e città».
Truzzu ha poi concluso parlando di sanità territoriale e servizi sociali: «L’incremento del 100% delle spese per l’introduzione dei pazienti non autosufficienti nelle Rsa non è sostenibile. Il Consiglio si interroghi sul funzionamento della 162 organizzata per garantire sostegno a famiglie con soggetti fragili. Occorre trovare una formula che permetta la compartecipazione sulla 162».
Per Alberto Urpi (Sardegna al Centro 20Venti): «Parlare di enti locali significa affrontare i problemi dei cittadini e della Sardegna. Il tema va però trattato in modo univoco senza le oscillazioni degli ultimi anni. Siamo passati dai 100 milioni del 2023 ai 20 attuali. Gli enti locali hanno bisogno di certezze. Non è solo questione di soldi ma di programmazione per gli anni a venire. È il momento per dare certezza e continuità programmatoria agli enti locali. Siamo stanchi ogni anno di andare in Regione con il cappello in mano per elemosinare un aumento del fondo unico. Serve un patto per il prossimo triennio per dire cosa spetta ai comuni. Questo è il momento migliore per farlo dopo la soluzione della vertenza entrate».
A nome della Giunta è intervenuto l’assessore agli Enti locali Francesco Spanedda che ha riconosciuto la necessita di affrontare analiticamente la questione del Fondo Unico. «Capiamo l’esigenza di un intervento strutturale manifestata dai sindaci e la necessità dei comuni di programmare». L’assessore si è poi concentrato sulla questione sollevata dal sindaco di Oliena sulla riclassificazione dei comuni montani. “È attualmente in discussione il Ddpcm del ministro Calderoli del Ministro – ha detto Spanedda – la legge nazionale stabilisce che i comuni siano classificati in base alla pendenza e all’altitudine eliminando i criteri economici. Come Regione sarda stiamo proponendo alternative. Teniamo il punto insieme ad Emilia Romagna, Puglia e Marche. Al momento non c’è stata ancora una chiusura del Dpcm. Ci sarà una coda per capire come modificare la legge nazionale. L’ipotesi è quella di introdurre delle deroghe che consentano di rappresentare meglio i diversi territori italiani. È importante accogliere l’idea che la Sardegna diventi una comunità istituzionale Regione-Enti Locali. Non bisogna aspettare questa occasione per discutere di autonomie locali. È sempre il momento. La Giunta è sempre aperta al confronto».
Al termine dell’intervento dell’assessore, il presidente Comandini ha dichiarato chiusa la seduta. I lavori del Consiglio proseguiranno con la seduta sulla manovra finanziaria 2026-2028. Com











Comments are closed.