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Morti e arresti, ma la protesta non si ferma. Trump: “Il popolo vuole libertà, pronti ad aiutare”.

Teheran, 11 Gen 2026 - Notizie frammentate arrivano dalla Repubblica islamica nonostante il blocco di internet e della telefonia imposto dalle autorità dopo che sono dilagate le proteste a causa del crollo della valuta nazionale (rial).

Secondo le ong come Hrana con base negli Usa sarebbero ad ora almeno 72 i morti e 2.311 gli arresti da quando sono cominciate le proteste per il carovita a fine anno. Hrana aggiunge che sono state registrate manifestazioni in 512 località di 180 città, in 31 province. 

Qualche ora prima un medico di Teheran citato dalla rivista Time aveva riferito di almeno 217 morti registrati in solo 6 ospedali di Teheran giovedì sera; la testata scrive che la discrepanza di cifre con quelle segnalate dagli attivisti potrebbe essere spiegata da standard di segnalazione diversi visto che per esempio Hrana conteggia solo vittime che sono state identificate.

Donne iraniane residenti all'estero che si accedono sigarette con la foto in fiamme dell'ayatollah Khamenei. È la nuova protesta che sta facendo velocemente il giro dei social rilanciata da vari media internazionali fra cui il Daily Mail. Il giornale britannico spiega che in Iran fumare per le donne è fortemente disapprovato mentre bruciare la foto del leader del paese è un reato. Un video particolarmente virale è stato girato da una donna iraniana che vive a Toronto. Tutte le autrici della protesta non indossano il velo.

"Oggi si conclude la seconda settimana della potente rivolta del popolo iraniano, che mira a rovesciare la dittatura religiosa. Finora, la rivolta si è estesa a 190 città e ha scosso il regime fino alle sue radici. Le Unità di Resistenza, insieme al popolo, hanno ripetutamente liberato parti di diverse città. Questa è un'esperienza pratica per la libertà finale dell'intero Paese. Khamenei ha affermato che non si sarebbe arreso al popolo. Ma la rivolta ha dimostrato che la volontà del popolo e la resistenza sono più forti delle Guardie Rivoluzionarie e di decine di istituzioni militari e di sicurezza del regime. Naturalmente, il nostro popolo ha pagato un prezzo alto, con la perdita di molte giovani vite. Rappresentano le legittime richieste del popolo, che desidera una vita basata sulla dignità umana: una repubblica democratica, con separazione tra religione e Stato e parità di genere. Invitiamo la comunità internazionale ad assumersi una responsabilità che meritiamo da tempo: riconoscere la lotta del popolo iraniano e la lotta dei giovani manifestanti per rovesciare la dittatura religiosa". Lo scrive Maryam Rajavi, la Presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana.

Nel frattempo i funzionari dell'amministrazione Trump hanno avuto discussioni preliminari su come portare a termine un attacco contro l'Iran, qualora fosse necessario per dare seguito alle minacce di Trump, compresi i siti che potrebbero essere colpiti. Lo riporta il Wall Street Journal. Un'opzione in discussione e' un attacco aereo su larga scala contro diversi obiettivi militari iraniani, ha affermato uno dei funzionari. Un altro funzionario - scrive ancora il Wsj - ha affermato che non c'è consenso su quale linea d'azione intraprendere e che nessun equipaggiamento o personale militare è stato spostato in preparazione di un attacco. I funzionari hanno precisato che queste conversazioni fanno parte della normale pianificazione. Non vi è alcun segno di un attacco imminente all'Iran, hanno affermato.

Altri sei agenti delle forze dell'ordine iraniane sono morti durante disordini nella provincia di Fars, situata nel sud della repubblica islamica. Lo ha riferito l'agenzia di stampa Tasnim. In precedenza, sempre oggi, le autorità iraniane avevano segnalato la morte di sette membri delle forze di sicurezza nella capitale della provincia di Razavi Khorasan (nordest), Mashhad, e di due agenti di polizia nella città di Qom, capoluogo dell'omonima provincia (nord).
"Il procuratore capo della provincia di Fars ha riferito della morte di sei appartenenti alle forze di sicurezza nelle ultime notti", ha scritto l'agenzia di stampa. Inoltre, almeno 120 agenti delle forze dell'ordine e di altre strutture statali sono rimasti feriti durante i disordini, ha aggiunto. 

Alla fine del mese di dicembre, in Iran sono esplose proteste di massa provocate dal grave deterioramento delle condizioni economiche, con un'inflazione che si aggira intorno al 39 per cento annuo e la continua svalutazione della moneta locale, passata da 50mila rial per dollaro sul mercato libero nel maggio 2018 agli oltre 1,4 milioni attuali.
Il presidente iraniano, Masud Pezeshkian, ha assicurato che le autorità stanno adottando misure per adeguare il sistema finanziario e bancario nazionale e ha inoltre ordinato al ministro degli Interni, Eskandar Momeni, di avviare un dialogo con i manifestanti e di ascoltare le loro "legittime richieste". Negli ultimi giorni le proteste e gli scontri con le forze dell'ordine si sono ripetuti, causando diversi morti, secondo quanto riportato dalla stampa.

Ed ora, dopo che un altro paese oppresso si ribella alla dittatura, sarà arrivata anche l’ora per i russi che dopo centinaia di anni sono sempre stati una nazione dominata da regimi criminali, non ultimo quello appunto del criminale di guerra Putin, troveranno il coraggio di ribellarsi e cacciare il tiranno che da quando è al potere non ha fatto altro che intentare guerra contro altre nazioni con la speranza di annetterle nuovamente come lo erano durante l’Urss, dove lui è stato indottrinato.

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