Caracas, 9 Gen 2026 - Donald Trump ha attaccato duramente i cinque senatori repubblicani che hanno votato con i democratici a favore di una risoluzione bipartisan sul War Powers Act, che impedirebbe all'Amministrazione di usare la forza militare contro il Venezuela.
"I repubblicani dovrebbero vergognarsi dei senatori che hanno appena votato con i democratici nel tentativo di privarci dei nostri poteri per combattere e difendere gli Stati Uniti d'America. Susan Collins, Lisa Murkowski, Rand Paul, Josh Hawley e Todd Young, non dovrebbero mai più essere eletti a cariche pubbliche", ha affermato il presidente in un post su Truth. "Questo voto ostacola gravemente l'autodifesa e la sicurezza nazionale americana, limitando l'autorità del Presidente come Comandante in Capo", ha aggiunto. "In ogni caso, e nonostante la loro 'stupidità', il War Powers Act è incostituzionale, violando completamente l'articolo II della Costituzione, come hanno stabilito tutti i presidenti e i loro Dipartimenti di Giustizia prima di me", ha sostenuto il presidente. Il voto finale sul provvedimento è previsto per la prossima settimana.
Cinque senatori repubblicani hanno votato insieme a tutti i senatori democratici per consentire il passaggio al voto del Congresso della risoluzione che limita i poteri del presidente nel disporre delle forze armate in una nuova azione militare in Venezuela: la risoluzione prevede che Trump sia costretto a chiedere autorizzazione al Congresso prima di inviare altre truppe o ordinare altri interventi militari. Si prevede che la risoluzione dovrebbe essere approvata, a maggioranza semplice, la prossima settimana dal Congresso, ma dovrà ancora superare l'intero processo di emendamento. I senatori repubblicani che si sono rivoltati contro Trump sono Josh Hawley (Missouri), Lisa Murkowski (Alaska), Susan Collins (Maine), Rand Paul (Kentucky) and Todd Young (Indiana).
L'emittente televisiva pubblica venezuelana VTV celebra il voto oggi in aula al Senato di Washington che ha permesso, grazie al sostegno di cinque repubblicani, di far avanzare la risoluzione per limitare l'azione militare di Trump in Venezuela. "Oggi, il Senato ha dichiarato chiaramente, a maggioranza, 'Basta con la guerra'", ha detto un conduttore di VTV. "E che tutte le ostilità e qualsiasi tipo di attacco sul suolo venezuelano devono cessare".
Cresce l'attesa per la liberazione dei cittadini italiani e italo venezuelani detenuti in Venezuela dopo l'annuncio di Jorge Rodríguez, presidente dell'Assemblea nazionale, che ha comunicato il rilascio di un "numero importante" di detenuti venezuelani e stranieri.
Oltre ad Alberto Trentini e Luigi Gasperin ci sarebbero altri 26 connazionali coinvolti per motivi legati alla politica, all'attività professionale o all'espressione di opinioni considerate scomode al governo di Maduro, come ha ricostruito il quotidiano Avvenire nei giorni scorsi.
Tra i casi più noti si segnalano Daniel Enrique Echenagucia, imprenditore di Avellino, arrestato con la famiglia il 2 agosto 2024. Rilasciati i familiari, lui è scomparso per settimane. Dopo la sparizione forzata, oggi è detenuto a El Rodeo I, quasi in stato di isolamento totale.
Da oltre un anno in carcere anche Mario Burlò, imprenditore torinese, trattenuto secondo i familiari senza motivi chiari. Burlò sarebbe partito nel 2024 per andare in Venezuela per esplorare nuove opportunità imprenditoriali, ma non è più tornato. "Non lo vedo dal novembre 2024. Mi aveva detto che sarebbe partito per il Venezuela", ha detto la figlia in un'intervista al Corriere della Sera, affermando di averlo sentito solo a "ottobre scorso, dopo undici mesi senza alcun contatto". La famiglia ha parlato di una chiamata "molto breve". "Non ci siamo detti molto. Ovviamente la conversazione era controllata. Ne ho certezza, perché sentivo in sottofondo una voce che in spagnolo diceva: "Tres minutos, dos minutos, un minuto màs...". Abbiamo parlato un po' di cose nostre e di quanto ci mancavamo", le parole riportate dal Corsera. Ma la lista non si ferma a Burlò.
Son infatti molti gli italiani che si trovano nel famigerato El Helicoide, struttura carceraria di Caracas, tristemente nota per l'isolamento e i duri interrogatori. Tra loro c'è Biagio Pilieri, giornalista epolitico italo-venezuelano, arrestato il 28 agosto 2024 per il suo sostegno all'opposizione. A lui si aggiungono altri nomi, come quelli di Gerardo Coticchia Guerra, Juan Carlos Marruffo Capozzi, Perkins Rocha e Hugo Marino, quest'ultimo scomparso nel 2019. Anche loro rientrano nell'elenco dei cittadini italiani detenuti per motivi politici. Le loro storie evidenziano lunghe settimane di isolamento e incertezza, difficoltà di comunicazione con le famiglie e gravi rischi per la salute. In passato, anche Amerigo De Grazia, calabrese e oppositore del presidente Maduro, era stato trattenuto per oltre un anno prima di essere liberato nell'agosto 2025. L'annuncio di Caracas ha quindi acceso la speranza. La prospettiva di un rilascio o un ritorno sicuro in patria è ora al centro di monitoraggi diplomatici e iniziative internazionali.
Il pazzo scatenato e megalomane pregiudicato, il presidente Usa Donald Trump, in un'intervista a Fox News, ha annunciato che, dopo quelli contro le navi nei Caraibi e nel Pacifico, gli Stati Uniti avrebbero condotto attacchi "di terra" contro i cartelli della droga, senza specificare esattamente dove.
"Inizieremo attacchi di terra contro i cartelli. I cartelli controllano il Messico. È molto, molto triste vedere e osservare ciò che è successo in quel Paese", ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti.
Il Venezuela ha liberato il giornalista e leader politico Biagio Pilieri, di passaporto italo-venezuelano, detenuto a El Helicoide da un anno e quattro mesi. Lo riferisce il Sindacato Nazionale della Stampa del Venezuela.
Pilieri era coordinatore nazionale del partito Convergencia ed è stato uno dei membri più attivi della coalizione di opposizione che ha sostenuto Edmundo González Urrutia e María Corina Machado durante le elezioni presidenziali del 2024. È una figura di spicco nel panorama mediatico locale, avendo lavorato a lungo come giornalista prima di dedicarsi pienamente alla carriera politica.
Ieri molte famiglie venezuelane dei prigionieri politici in Venezuela, chiedono che le liberazioni annunciate dal presidente del Parlamento, Jorge Rodríguez, coinvolgano "tutti i detenuti". Lo hanno dichiarato ad alcuni media mentre i parenti sono radunati in attesa all'esterno del carcere di Rodeo I, a 52 chilometri da Caracas, sottolineando che molti reclusi soffrono di gravi condizioni di salute, sia fisiche sia mentali, che richiedono cure urgenti.
"Preghiamo Dio perché sia una liberazione completa e perché le carceri si aprano per tutti", ha affermato alla Efe l'attivista Margareth Baduel, del Comitato per la Libertà dei Prigionieri Politici, precisando che finora non è giunta alcuna comunicazione ufficiale da parte delle autorità del penitenziario.
Anche Yovanka Ávila, familiare di un detenuto e portavoce del Comitato, ha spiegato di non disporre degli elenchi con i nomi dei possibili beneficiari delle misure ma di continuare a sperare.
La caduta di Nicolás Maduro sarà una buona notizia per il Venezuela solo "quando il regime autoritario cesserà di esistere e lascerà spazio a una democrazia". Lo ha affermato il presidente uruguaiano Yamandú Orsi, sottolineando che, in assenza di elezioni libere e di governi democraticamente costituiti, "la situazione resterà la stessa, soltanto con un altro colore".
In una conferenza stampa ripresa dai principali media locali, Orsi ha chiarito che la fine reale del regime potrà avvenire esclusivamente attraverso un processo elettorale davvero democratico. Ha quindi difeso la posizione del suo governo, criticato per aver condannato l'operazione militare statunitense senza richiamare esplicitamente il carattere autoritario del chavismo. "Condannare i regimi dopo i fatti è facile", ha osservato, ricordando di aver già definito in più occasioni Maduro un leader autoritario.
Il capo dello Stato ha inoltre ribadito l'adesione dell'Uruguay al principio di non intervento negli affari interni di altri Paesi e ha definito "polverizzati" gli organismi internazionali, aggiungendo che "il fine non può giustificare i mezzi" e che Montevideo continua a seguire con attenzione l'evoluzione della crisi venezuelana.
Ieri il presidente francese, Emmanuel Macron, in occasione del tradizionale discorso di inizio anno davanti al corpo diplomatico, ha detto di rifiutare il ''nuovo colonialismo e il nuovo imperialismo'' di grandi potenze internazionali, come anche il ''disfattismo'' dinanzi alle ultime evoluzioni globali. "Noi, rifiutiamo il nuovo colonialismo e il nuovo imperialismo, ma rifiutiamo anche la vassalizzazione e il disfattismo", ha avvertito Macron, aggiungendo: ''Ciò che siamo riusciti a fare per la Francia e in Europa va nella direzione giusta. Più autonomia strategica, meno dipendenza rispetto agli Stati Uniti come rispetto alla Cina".
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha parlato ieri con i ministri degli Esteri del G7. Lo riporta una nota del dipartimento di Stato, riferendo che "i leader hanno discusso delle operazioni antidroga statunitensi nei Caraibi, dell'arresto di Nicolás Maduro e della necessità di garantire una transizione di potere adeguata e ordinata in Venezuela". Inoltre, "hanno ribadito il sostegno ai negoziati in corso per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina".











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