Kiev, 12 Dic 2025 - Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, continua a esprimere scetticismo sul compromesso territoriale proposto dagli Usa per il Donbass nell'ambito dei negoziati per la pace in Ucraina. L'amministrazione Trump ritiene che il compromesso consista nel ritiro delle Forze armate ucraine dalla regione di Donetsk e nella convinzione che l'esercito russo non vi entrerà, ha ricordato il leader di Kiev. Tuttavia, non è chiaro chi e come monitorerà il rispetto di questi e altri accordi, se verranno firmati, ha fatto notare Zelensky parlando con la stampa dopo i due colloqui di oggi con gli Usa e con gli alleati della coalizione dei Volenterosi.
Gli americani, ha detto il presidente ucraino citato da Unian, "non sanno chi governerà questo territorio, che già chiamano 'zona economica libera' o 'zona demilitarizzata". Zelensky ha riferito di aver detto agli americani che le proposte da loro avanzate "non erano assolutamente nell'interesse dell'Ucraina", ma ha riconosciuto la necessità di continuare il dialogo e cercare risposte a tutte le domande "affinché tutto sia più adeguato".
Secondo il leader di Kiev, il ritiro delle truppe dovrebbe essere simmetrico ed è necessario "un monitoraggio" sulla linea di contatto. Zelensky ha anche osservato che si pone la questione di come dissuadere la Russia dall'occupare la "zona demilitarizzata" prima di stipulare gli accordi. "Tutto questo è molto serio. Non è detto che noi, come Ucraina, lo accetteremo, ma quando ci parlano di compromesso, devono offrirci un compromesso equo", ha ammonito.
“C'è un incontro sabato, vedremo se ci parteciperemo. Parteciperemo se pensiamo che ci siano buone chance” di un accordo. Lo ha detto Donald Trump. “Non siamo coinvolti nella guerra, ma siamo coinvolti nelle trattative”, ha messo in evidenza Trump.
Donald Trump, sapendo di mentire spudoratamente ha detto ieri che pensava di essere molto vicino a un accordo sia con la Russia, sia con l'Ucraina, perché "al di là del presidente Zelensky, che su questo si può esprimere solo con un referendum e poi a seguire si deve cambiare la costituzione che vieta al presidente di cedere anche un metro quadrato di territorio senza una nuova legge, al suo popolo erano piaciuti i contenuti dell'accordo".
Lo ha affermato ai giornalisti, nello Studio Ovale, lo stesso presidente americano, sottolineando che si tratta di un accordo complicato, ma che avrebbe "risparmiato la vita a migliaia di persone".
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha discusso con i rappresentanti del Parlamento la possibilità di svolgere le elezioni in condizioni di regime giuridico di legge marziale. “Oggi ho parlato con i rappresentanti della Verkhovna Rada. Abbiamo parlato in modo concreto” ha spiegato. “Non permetterò alcuna speculazione contro l'Ucraina: se i partner – incluso il nostro partner chiave a Washington – parlano così tanto e così chiaramente delle elezioni in Ucraina, delle elezioni in condizioni di regime giuridico di legge marziale, allora dobbiamo fornire risposte legittime ucraine a ogni domanda e a ogni dubbio. Non è semplice, ma sicuramente non abbiamo bisogno di pressioni su questo tema. Mi aspetto che i deputati del popolo ucraino propongano la loro visione” ha dichiarato Zelensky, ribadendo che le questioni di sicurezza legate allo svolgimento delle elezioni dipendono soprattutto dagli Stati Uniti, mentre gli aspetti politici e giuridici devono essere risolti dall’Ucraina. “Le sfide per la sicurezza dipendono dai partner, soprattutto dall’America; le sfide politiche e giuridiche devono ricevere risposte dall’Ucraina. E così sarà” ha detto.
Bisogna lavorare per tenere unite le due sponde dell'Atlantico - da un lato gli Stati Uniti, dall'altro l'Unione Europea - per arrivare a una pace giusta e duratura in Ucraina. Sarebbe stato questo il fulcro dell'intervento della premier Giorgia Meloni durante la call dei "volenterosi", convocata per fare il punto sulla situazione ucraina: un concetto che la presidente del Consiglio aveva già ribadito martedì scorso nell'incontro con Volodymyr Zelensky a Palazzo Chigi.
In quell'occasione, i due leader avevano esaminato lo stato di avanzamento del processo negoziale. Zelensky aveva riconosciuto il ruolo dell'Italia e ringraziato ancora una volta per l'invio delle forniture di emergenza destinate al settore energetico. Nel colloquio si era parlato anche della definizione di solide garanzie di sicurezza per Kiev, necessarie a scongiurare il rischio di ulteriori aggressioni.
Secondo quanto riferito da Downing Street, uno dei temi centrali della riunione dei volenterosi è stata la possibilità che l'Unione Europea utilizzi i beni russi congelati per sostenere l'Ucraina: durante la videoconferenza, infatti, gli alleati di Kiev hanno discusso dei "progressi compiuti nella mobilitazione dei beni sovrani russi congelati". La questione sarà certamente affrontata anche lunedì a Berlino, in occasione di un nuovo incontro della coalizione. Al momento è incerta la partecipazione della premier Meloni alla riunione convocata dal cancelliere Merz nella capitale tedesca: la presenza è
possibile, ma la decisione non è ancora stata formalizzata.
Il dossier sugli asset russi sarà comunque uno dei temi principali del prossimo Consiglio europeo del 18 dicembre. I Ventisette dovranno decidere se utilizzare i beni congelati come garanzia per nuovi prestiti destinati al sostegno futuro dell'Ucraina. L'Italia sembrerebbe orientata a sostenere la scelta di rendere permanente il congelamento dei circa 200 miliardi di euro appartenenti alla Banca centrale russa attualmente bloccati nell'Ue.
Nel frattempo, il governo italiano è chiamato ad approvare entro fine anno il decreto che proroga gli aiuti militari all'Ucraina. Il provvedimento dovrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri in una delle prossime riunioni, ma all'interno della maggioranza permangono sensibilità differenti. "Abbiamo sempre detto che secondo noi il provvedimento va approvato entro fine anno nell'ambito degli accordi internazionali ed europei", ha ricordato Raffaele Nevi, portavoce nazionale di Forza Italia e vicepresidente vicario del gruppo alla Camera. Commentando la richiesta della Lega di attendere gli sviluppi del piano Usa per l'Ucraina prima di approvare il nuovo decreto - che rifinanzia fino al 2026 l'invio di armi a Kiev - Nevi ha messo in guardia: "Se la presidente del Consiglio porta un provvedimento così importante e una forza della maggioranza non lo votasse, si aprirebbe un problema politico".
Il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini ha replicato così, ospite di Porta a Porta: "Noi sicuramente non abbiamo nessuna intenzione di mettere in difficoltà un governo che è un orgoglio per l'Italia ed è una garanzia per le famiglie e per le imprese. Semplicemente chiediamo prudenza". E ha aggiunto: "Sono quasi quattro anni di guerra, ci sono mille morti sul fronte ucraino al giorno. La guerra sul campo mi sembra palesemente persa. Vogliamo prolungare questa agonia? Non penso sia nell'interesse nemmeno di Zelensky".












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