Cagliari, 25 Sett 2024 - La seduta congiunta della commissioni IV e V sul Dl 45 della Giunta (Disposizioni per l’individuazione delle aree idonee e non idonee per l’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili) è proseguita con le audizioni delle associazioni ambientaliste e i rappresentanti del mondo agricolo.
Associazioni ambientaliste - Pareri diversi e, in alcuni casi discordanti, da parte dei rappresentanti delle associazioni ambientaliste.
Giudizio sostanzialmente positivo ha espresso Stefano Deliperi (Gruppo di intervento giuridico): «E’ un provvedimento che prova mettere ordine al tema delle rinnovabili. È in atto una speculazione con richieste sproporzionate rispetto al fabbisogno energetico – ha detto Deliperi – in Sardegna sono stati presentati ben 824 progetti, ciò che serve è un intervento di pianificazione che certifichi le reali esigenze. Individuare le aree idonee è importante ma non decisivo». Deliperi si è poi soffermato sull’art.3: «Lascia perplessi la previsione di deroghe – ha detto – se si vuole intervenire in una situazione di emergenza non ha senso introdurre possibilità di scappatoie. Bene invece l’ipotesi della richiesta di fideiussioni a chi presenta i progetti per gli impianti. Ricordiamoci di che cosa è successo con la miniera d’oro di Furtei. Quanto accaduto in quel territorio deve rimanere un chiodo fisso per i sardi».
Negativo il giudizio di Claudia Zuncheddu che, a nome dell’Isde-Medici per l’Ambiente” ha evidenziato la mancanza di attenzione per il tema della salute pubblica: «Non si può parlare di energia senza parlare di salute – ha detto Zuncheddu – in Sardegna paghiamo un prezzo altissimo per la presenza degli insediamenti industriali. Se la politica avesse ascoltato i medici non ci sarebbero stati i danni causati dal benzene. Avremmo avuto meno morti e meno malati. Oltre alla salvaguardia del paesaggio dobbiamo pensare anche a quella della salute dei cittadini. Un sardo su tre vive in zone altamente inquinate».
Preoccupazione per l’impostazione del disegno di legge ha espresso Silvia Lazzari del WWF: «Ci sono troppi limiti per le aree idonee – ha detto Lazzari – così si rischia di ostacolare il processo di decarbonizzazione della Sardegna». Per Lazzari l’obiettivo di tutti deve essere quello di favorire la transizione ecologica in linea con la normativa europea: «Il provvedimento della Giunta cozza con le direttive di Bruxelles – ha concluso – occorre rivedere l’impostazione».
Sulla stessa linea Marta Battaglia di Legambiente: «E’ necessario tenere sempre presenti gli obiettivi del 2023 e del 2050 indicati dall’Unione Europea per la transizione verde – ha detto – occorre aver coraggio senza lasciarsi spaventare dal numero di progetti presentati per gli impianti da fonti rinnovabili. La politica deve guardare agli scenari futuri: il fabbisogno energetico da considerare non è quello attuale ma quello che servirà negli anni a venire». Per Battaglia la Regione non deve cercare scorciatoie: «La politica si assuma la responsabilità di dire quali aree vanno sottratte alla speculazione e quali, invece, possono essere considerate idonee».
Graziano Bullegas (Italia Nostra) ha apprezzato la tempestività della giunta nel produrre un disegno di legge in materia di energie rinnovabili: «Manca però uno studio puntuale sul fabbisogno energetico e manca anche un adeguato coinvolgimento delle comunità –ha detto – quando si parla di impianti di produzione è fondamentale prevedere la valutazione ambientale strategica. Dopo la legge sulle arre idonee si faccia la VAS».
Per Rolando Marroccu del Comitato per la transizione sostenibile, sulla Sardegna pende la spada di Damocle degli impianti off shore che presto potrebbero essere autorizzati dal Ministero: «Suggeriamo che nella legge si preveda un emendamento che dichiari non idonei gli impianti fino a quando non saranno stabilite le distanze dalla costa – ha detto – senza questi paletti 4 progetti per l’off shore potrebbero presto ottenere il via libera. Noi siamo favorevoli all’individuazione di tre macro aree ben definite dove concentrare tutta la produzione di energia da impianti eolici in Sardegna».
Secondo Gianfranco Damiani (Alturas), per risolvere il problema della speculazione basterebbe considerare sole e vento beni comuni come accade per l’acqua: «Per fermare la speculazione occorre inoltre pensare a un’Agenzia energetica sarda che valuti le aree idonee e non idonee e la capacità di esportare l’energia». Per Damiani, inoltre, si deve puntare alla riqualificazione delle aree compromesse con il rewamping degli impianti presenti mentre per il fotovoltaico la priorità va data alle comunità energetiche.
Francesco Guillot (Lipu) ha infine invocato più attenzione per le aree naturali protette, ben 25 in Sardegna. «Una pala eolica dentro una zona di protezione speciale è devastante per la tutela dell’avifauna. Si individuino aree di rispetto di 5 km e si tutelino anche i corridoi ecologici».
Organizzazioni agricole: Posizioni unitaria invece quella del mondo agricolo che hanno annunciato la presentazione di relazioni dettagliati con proposte e suggerimenti per eventuali correzioni o integrazioni del D.L. 45.
Luca Saba (Coldiretti), Gian Battista Monne (Confagricoltura), Giuseppe Patteri (Copagri) e Francesco Erbì (Cia) hanno chiesto maggior chiarezza nel provvedimento per evitare confusioni: «Quando si parla di aree agricole e terreni agricoli bisogna sapere che nel primo caso si comprendono anche le strutture aziendali e non solo le superfici coltivabili – ha detto Luca Saba – una norma con vincoli per le aree agricole potrebbe in questo caso limitare anche gli impianti fotovoltaici sui tetti dei capannoni. Non avrebbe senso».
Per i rappresentanti degli agricoltori occorre inoltre distinguere tra agrivoltaico e agrisolare, tra impianti per l’autoconsumo e impianti per la produzione di energia che consentano un’integrazione del reddito all’agricoltore. Secondo Gian Battista Monne: «Nella norma della Giunta si parla solo di agrivoltaico, sarebbe bene fare chiarezza. Anche la previsione di fideiussioni per installare questi impianti è da rivedere: chi produce per autoconsumo non può essere trattato come uno speculatore».
Anche Giuseppe Patteri ha rimarcato l’esigenza di non porre troppe limitazioni agli agricoltori: «La norma non distingue tra piccoli, medi e grandi impianti. Troppi vincoli potrebbero pregiudicare le attività aziendali. Le aziende devono poter usufruire al massimo delle agevolazioni per agrivoltaico e agrisolare previste dal Pnrr. La legge regionale rischia di bloccare i finanziamenti europei».
Sulla stessa linea Francesco Erbì che ha rimarcato l’importanza dei finanziamenti europei e suggerito prudenza sui vincoli: «Non bisogna esagerare con le limitazioni sugli impianti destinati all’integrazione del reddito». Com










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