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Come dai noi anticipato due giorni fa Alessandra Todde M5S, scelta a Roma, è la candidata ufficiale del campo largo, al momento senza progressisti e con la variabile di Renato Soru.

Cagliari, 9 Nov 2023 – Come da noi anticipato due giorni fa, la deputata Alessandra Todde del Movimento Cinque Stelle, è la candidata governatrice ufficiale del Campo Largo, che ogni giorno di più si è ristretto, e con l’incognita dei progressisti e Renato Soru, che sabato alle ore 17 al Palazzo Doglio i primi e al Teatro Doglio Soru daranno la loro risposta ufficiale se aderire o meno, per le Regionali del 2024. L'ha hanno deciso i vari capi partito e movimenti presenti nel primo pomeriggio di oggi presso la sede di Via Emilia del Pd.

In seguito, dopo la decisione, è arrivata nella sede del Partito Democratico, la parlamentare ed ora candidata ufficialmente alla presidenza della Regione Sardegna. Che certamente non avrà vita facile se mancheranno all’appello i progressisti e Soru. Una variabile questa, che farebbe perdere quasi certamente voti al campo largo, e accompagnando la Todde verso la sconfitta. Ma anche senza questi la donna con Truzzu è destinata a perdere ma potrebbe salvarsi se il candidato delle destre e qualche centrino, confermano Solinas.

La parlamentare del M5S, arrivando in via emilia ha detto di essere felice, credo che oggi sia un giorno fondamentale per proseguire con questa coalizione del campo largo e di essere orgogliosa di rappresentare questa coalizione e già da domani saremo sulle strade e piazze per parlare con i sardi e convincere le persone che incontreremo per strada che noi siamo l'alternativa migliore al peggior governo che questa regione abbia mai avuto.

Ed ora si aspettano le prime mosse ufficiale della candidata Todde: si dimetterà da parlamentare per dedicarsi a tempo pieno ai bisogni della Sardegna, che da quando è in parlamento non ha fatto niente per l’Isola. Almeno di cose tangibile nonostante il suo partito sia stato al governo del paese per vari anni. Oppure farà come il presidente uscente che dopo l’elezione a presidente non si è dimesso ma aspettato quasi un anno per lasciare il ben remunerato posto al Senato.

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