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Superbonus, le proteste dell’edilizia: il governo si fermi, rischio fallimento per le imprese.

Roma, 18 Feb 2023 - “Il governo si fermi. Solo pensare di bloccare un'economia in ripresa è gravissimo, farlo sarebbe un disastro”. Così, Sergio Ventricelli presidente di Confimi Edilizia - la categoria delle Costruzioni di Confimi Industria, che annovera circa 3mila imprese, dalle general contractor alle specialistiche - all'indomani del via libera del Consiglio dei ministri al decreto legge che ha approvato il blocco alla cessione dei crediti dei bonus edilizi. “La mia Confederazione - prosegue Ventricelli - ha sempre rispettato l'operato delle istituzioni, mostrandosi attenta a salvaguardare un doveroso equilibrio tra le parti, ma noi rappresentiamo prima di tutto le imprese, quindi non possiamo tacere su una scelta così ingiusta, che decreta lo stop totale dello sconto in fattura e della cessione del credito, lasciando solo la strada della detrazione d'imposta. In più, come se tutto questo non bastasse, si decide anche di vietare alle pubbliche amministrazioni di poter acquistare i crediti incagliati, una nuova iniziativa che stava avendo un certo seguito”.

Secondo Confimi Edilizia “per sistemare i problemi causati da altri, si decide di infliggere un colpo mortale al settore dell'edilizia, che negli ultimi due anni ha dato un contributo fondamentale alla crescita record del Pil? Sono allibito. Probabilmente non si è compreso davvero che qui si gioca sulla vita di lavoratori e famiglie e si mette a repentaglio il futuro di almeno 20mila aziende dell'edilizia e oltre 100mila posti di lavoro. Se davvero accadrà, ci sarà un tracollo” conclude Ventricelli.

Ma la sua è solo una delle tante reazioni delle associazioni di categoria, dei costruttori edili, che reagiscono alla decisione presa ieri dal governo. Il Collegio Costruttori, ad esempio, critica il fatto che in questo modo i problemi del passato non vengono risolti. Anzi, al contrario, se ne creano di nuovi per il futuro. “Prendere decisioni di questo tipo da un giorno all'altro mette sia i committenti sia le imprese di costruzione di fronte a enormi difficoltà. In questo modo non è possibile pianificare le attività future. Ad oggi, regna una grande incertezza, che viene percepita da tutti. Questa incertezza, per il bene di tutti, deve essere rimossa il prima possibile” sottolinea il presidente Michael Auer.

Ma si leva forte anche la voce degli architetti: “Lo stop allo sconto in fattura e alla cessione del credito per gli interventi legati ai bonus edilizi rappresentano un colpo inatteso ed una decisione grave, che mette a rischio gli impegni assunti da tante famiglie per il miglioramento della loro casa, oltre che il lavoro di decine di migliaia di professionisti e imprese”. Commenta così il presidente del Consiglio nazionale degli architetti Francesco Miceli.

“Con il blocco alla cessione dei crediti e dello sconto in fattura per i bonus edili si perderanno nell'edilizia privata circa centomila posti di lavoro e molte imprese chiuderanno” ricorda anche il segretario generale della Fillea, sindacato delle costruzioni della Cgil, Alessandro Genovesi, secondo cui “questo è un attacco del governo senza precedenti alle imprese più serie, ai lavoratori del settore e alle famiglie più in difficoltà. Se non tornerà sui propri passi e aprirà un tavolo di confronto, metteremo in campo tutte le necessarie azioni di mobilitazione, compreso lo sciopero generale di tutta la filiera delle costruzioni”.

D'altro canto, l'Abi e l'Ance apprezzano i chiarimenti del decreto emanato ieri sulla responsabilità, che permette di riavviare la cessione dei crediti ma chiedono una “misura tempestiva” che consenta “immediatamente alle banche di ampliare la propria capacità di acquisto utilizzando una parte dei debiti fiscali raccolti con gli F24, compensandoli con i crediti da bonus edilizi ceduti dalle imprese e acquisiti dalle banche”. Le due associazioni sottolineano infatti che i tempi del riavvio di tali compravendite non sono compatibili con la crisi di liquidità delle tante imprese che non riescono a cedere i crediti fiscali.

Di “doccia d'acqua gelida per tante piccole e medie imprese, anche della nostra regione” parla il presidente di CNA Trentino Alto Adige Claudio Corrarati, che si allinea alle parole del presidente nazionale di CNA e definisce quello che sta accadendo “un incubo”. Secondo Corrarati, “a livello nazionale sono 40mila le nostre aziende che ora rischiano la chiusura, di queste decine anche sul nostro territorio. Si parla di circa 300.000 famiglie coinvolte in Italia. Bisogna trovare una soluzione e farlo anche in tempi stretti”.

Il blocco deciso dal governo con l'intento di salvaguardare i conti pubblici (ad oggi si stima un carico finanziario per ogni cittadino di 2.000 euro) varrà solo per le opzioni future e cioè quelle a partire da oggi, venerdì 17 febbraio. Per quanto riguarda, invece, il passato, resta tutto confermato, mentre, per i lavori in essere è prevista una disciplina derogatoria. Il decreto conferma il divieto per gli enti locali di acquistare i crediti delle imprese edili a corto di liquidità.

“Non si sta salvaguardando un settore che già ha pagato molto negli ultimi mesi per le continue modifiche. Imprese che tra l'altro stanno pagando a carissimo il prezzo per aver rispettato una legge dello Stato. Senza contare che il tutto si tradurrà anche nel blocco della tanto invocata transizione energetica” viene sottolineato.

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