Roma, 13 Feb 2023 - L’ex re del “bunga bunga” di Arcore, ancora una volta esce fuori strada e attacca il presidente Zelensky al quale Berlusconi non riconosce l’autorità di primo cittadino dell’Ucraina, posto che occupa dopo essere stato eletto a larghissima maggioranza dal suo popolo non in tempo di guerra ma in tempo di pace, chiamandolo “quel signore”, sminuendone la sua carica. Infatti, dopo che il quasi 90enne milanese torna a difendere il suo amico Putin che certamente avrà delle carte per farlo parlare come e quando vuole lui, le sua parole arrivano a Palazzo Chigi ieri sera, domenica. La prima reazione della maggioranza è un rumoroso silenzio, telefoni sempre occupati o staccati ad arte per non parlare con i giornalisti. Imbarazzo, tensione, paura che le clamorose parole dell’ex premier possano provocare conseguenze sul voto regionale in Lombardia e Lazio o, ancor peggio, incrinare pericolosamente la stabilità del governo.
Ieri notte, una volta apprese queste spiacevoli e dannose per il governo e le elezioni regionali in corso, la prima ministra, è rimasta dispiaciuta e infuriata. Infatti, subito dopo della nuova uscita dell’ex re del “bunga bunga” di Arcore, la Meloni confida ai ministri che le sono più vicini tutto il disagio nei confronti di un leader della sua maggioranza che sembra, sussurra un esponente di primo piano del governo, “vittima della propaganda di Mosca e delle false notizie russe, che riescono ad attraversare le posizioni di tanti, in Italia e in Europa”.
In seguito, in meno di un’ora dopo, le esternazioni berlusconiane hanno preso a rimbalzare sui siti online ma da Palazzo Chigi silenzio. Poi una nota di pochissime righe, in cui il nome di Berlusconi non compare e che in estrema sintesi rivela la distanza abissale tra la posizione del capo di Forza Italia e quella del capo dell’esecutivo. E, infatti, nel ribadire che il sostegno del governo a Kiev è “saldo e convinto” Meloni mette l’alleato-avversario in fuorigioco, richiamando il programma elettorale e ricordando che la maggioranza si è espressa a favore dell’Ucraina. Come dire che, il quasi 90enne milanese vuole restare dentro il perimetro della coalizione che ha vinto le elezioni il 25 settembre, deve muoversi nel solco atlantista di Washington, Bruxelles e Roma e deve smetterla di strizzare l’occhio a Putin. “La nostra posizione in politica estera non cambia e il governo non è a rischio”, rassicura i suoi la premier.
Questo incidente non è il primo dell’Amico del criminale di guerra Putin. E a Palazzo Chigi non è certo sfuggito che il berlusca sia ed era stato sempre schierato con il capo degli aggressori russi, già alla vigilia delle elezioni politiche.
“Le truppe russe – aveva detto - dovevano entrare e in una settimana sostituire il governo di Zelenksy con persone perbene», aveva affermato l’uomo di Arcore il 23 settembre, aprendo una polemica infinita che aveva avuto un’ampia eco anche fuori dall’Italia. Ora ci risiamo. E a quanto rivelano fonti di governo la nuova scossa all’unità della maggioranza non arriva del tutto in attesa: per giorni Berlusconi avrebbe provato indirettamente a convincere la presidente del Consiglio a desistere dall’intenzione di mettersi in viaggio verso Kiev.
Infine la prima ministra italiana ha, anche nell’ultimo incontro, promesso a Zelensky che andrà in visita nella capitale del Paese martoriato dai russi e vuole fortissimamente mantenere l’impegno di partire “in tempi strettissimi”, possibilmente prima del doloroso primo anniversario dell’invasione che cade il 24 febbraio. Affermare, come ha fatto Berlusconi, “io a parlare con Zelensky se fossi stato il presidente del Consiglio non ci sarei mai andato” è uno schiaffo difficilmente tollerabile.












Comments are closed.