Washington, 20 Dic 2022 - Quello a cui si è assistito questa sera, negli Stati Uniti ma con echi mondiali, è a dir poco senza precedenti, un fatto di enorme gravità: una Commissione parlamentare d’inchiesta ha deferito un ex presidente (Donald Trump) al Dipartimento alla giustizia per reati gravissimi. Il comitato parlamentare della Camera che per un anno e mezzo ha cercato di fare luce sul drammatico assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 ha concluso la sua ultima udienza pubblica approvando all'unanimità la relazione finale dell'inchiesta (che sarà diffusa mercoledì), decidendo di deferire al Ministero della giustizia l’ex presidente per almeno quattro reati: aver assistito o aiutato un'insurrezione, aver ostruito il Congresso nella certificazione della vittoria di Joe Biden, aver cospirato per rendere false dichiarazioni (al governo federale) e per frodare gli Stati Uniti.
“Trump ha dimostrato di essere inadatto per qualsiasi incarico pubblico” ha scandito Liz Cheney, vicepresidente della Commissione. “Ha infranto la fiducia” nel sistema elettorale, aveva detto poco prima Bennie Thompson, il presidente del comitato: “Sapeva di aver perso le elezioni del 2020 ma scelse di rimanere in carica attraverso uno schema articolato per ribaltare i risultati. Non abbiamo mai avuto un presidente che ha scatenato un violento tentativo di bloccare il trasferimento del potere”.
Accuse pesantissime, quindi, e non circoscritte. La vicepresidente Cheney ha rincarato la dose: “Ogni presidente nella nostra storia ha difeso questo ordinato trasferimento dei poteri, tranne uno. Tra le cose più vergognose scoperte da questa Commissione - ha proseguito la parlamentare repubblicana - c'è il fatto che Trump restò seduto nella dining room, fuori dell'Ufficio Ovale, a guardare in tv la violenta sommossa a Capitol Hill. Per ore non fece una dichiarazione pubblica per ordinare ai suoi supporter di disperdersi e di lasciare il Capitol, nonostante le sollecitazioni dello staff della Casa Bianca e di decine di altre persone”.
Liz Cheney ha infine aggiunto: “Durante quel periodo di tempo, agenti furono attaccati e seriamente feriti, il Capitol fu invaso, il conteggio dei voti fu bloccato e le vite di coloro che stavano in Parlamento furono messe a rischio”. La vicepresidente della Commissione ha definito il comportamento dell'ex Commander in Chief non solo “illegale ma anche un completo fallimento morale e una chiara inadempienza del dovere”.
“Il presidente è stato molto chiaro, la nostra democrazia continua a rimanere sotto minaccia e tutti noi abbiamo un ruolo per proteggerla” ha reagito la Casa Bianca tramite la portavoce Karine Jean-Pierre. “Il nostro non è un sistema dove i fanti vanno in prigione e le menti e i capobanda restano in libertà” ha ammonito alla fine dell'udienza il dem Jamie Raskin, uno dei nove deputati “inquirenti”.
La reazione di Donald Trump: “Ma Liz Cheney ha perso di 40 punti”
Donald Trump accusa la Commissione d'inchiesta di costruire "false accuse" contro di lui come parte di un tentativo di impedirgli di ricandidarsi per la Casa Bianca. "Le false accuse mosse dal Comitato Unselect altamente partigiano del 6 gennaio sono già state presentate, perseguite e processate sotto forma di Impeachment", scrive Trump in un post sulla sua piattaforma Truth Social. "L'intera faccenda di perseguirmi è proprio come lo era l'impeachment: un tentativo partigiano di mettere da parte me e il Partito Repubblicano", aggiunge. ll Tycoon poi con un commento ha sbeffeggiato Liz Cheney, la Repubblicana e vicepresidente del commercio. "Ma Liz Cheney - ha scritto ancora sulla piattaforma Truth - ha perso di 40 punti". Il riferimento è alla sconfitta alle primarie di partito in Wyoming in cui Cheney è stata battuta ad agosto, perdendo il diritto a ricandidarsi per la Camera. Con la fine della legislatura, a fine dicembre, decadrà anche il suo mandato.
Una mossa che mina la nuova corsa presidenziale del magnate, dipingendolo come il regista di un'operazione premeditata con la falsa dichiarazione di vittoria, una big lie sulle frodi di massa e l'istigazione ad una marcia sovversiva sul Campidoglio di Washington. Insieme al tycoon, sono stati deferiti il suo ex avvocato John Eastman, uno degli architetti del tentativo di ribaltare il voto, ed altri stretti alleati di Trump. Quattro parlamentari repubblicani (Kevin McCarthy, speaker in pectore della Camera, Jim Jordan, Scott Perry e Andy Biggs) saranno inoltre deferiti alla Commissione etica della Camera per non aver ottemperato alle citazioni.
Il deferimento non obbliga il Dipartimento di giustizia a intraprendere un'azione ma manda un segnale potente sulle responsabilità di Trump nell'assalto al Campidoglio. In ogni caso, il Dipartimento ha già i fari puntati sul magnate newyorkese in un'indagine penale sulla stessa vicenda, come pure in quella del sequestro di documenti classificati nella sua residenza di Mar-a-Lago. Ad aggravare la situazione del tycoon, potrebbe arrivare martedì prossimo la Commissione fiscale della Camera, se decidesse di rendere pubbliche le sue dichiarazioni dei redditi di ben otto anni, dopo essere riuscita ad acquisirle.
“Spero che il Dipartimento di Giustizia capisca il peso dell'idea stessa di incriminare un ex presidente degli Stati Uniti. Penso che sarebbe terribilmente divisivo nel Paese in un momento in cui il popolo americano vuole vederci guarire” aveva dichiarato l'ex vice presidente, Mike Pence, che in occasione di quei fatti dimostrò di essersi attenuto ad un comportamento più responsabile e decisamente diverso rispetto al magnate newyorkese.












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