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Le forze ucraine avanzano nelle regioni di Luhansk e di Kherson.

Kiev, 4 Ott 2022 – I referendum farsa in quattro regioni ucraine, e la loro annessione illegale, sembrano aver ottenuto l'effetto opposto a quello desiderato da Putin. Tutt'altro che intimidite, le forze ucraine stanno avanzando lungo diverso direttrici in quello che Mosca dovrebbe ora considerare proprio territorio. Il condizionale è d'obbligo, dato che oggi il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha affermato che la Russia “consulterà la popolazione sui confini” delle regioni di Kherson e Zaporizhzhia (qualunque cosa ciò voglia dire), mentre per quelle di Luhansk e Donetsk valgono le frontiere del 2014: il che significherebbe rinunciare a tutte le conquiste territoriali dell'invasione iniziata il 24 febbraio. 

Difficile non interpretare questa uscita come un segnale di debolezza, che si somma al moltiplicarsi di voci critiche nei media russi fino a pochi giorni fa granitici nel sostegno a Putin, a un crescente scompiglio nei ranghi dell'esercito, alle notevoli difficoltà che sta incontrando la “mobilitazione parziale” dei cittadini.

Sul campo, la coperta di Mosca è corta. I russi non sembrano essere in grado di difendere tutto l'ampio fronte che li contrappone agli ucraini, se si concentrano da una parte, si scoprono dall'altra. Al contempo, dalla scorsa estate spendono parecchie energie nel vano tentativo di sfondare le difese in direzione di Bakhmut, senza mai riuscirci.

A est, le forze ucraine avanzano ininterrottamente dai primi di settembre. Dopo la liberazione di una grande porzione della regione di Kharkiv fino alla città di Izyum, e quella di Lyman, nella regione di Donetsk, i militari di Kiev hanno fatto ingresso nella regione di Luhansk, che dai primi di luglio a metà settembre era stata l'unica a essere interamente controllata dai russi e fino a pochi giorni fa lo era al 99%. I difensori stanno avanzando lungo quattro direttrici. Le due più settentrionali, da Kupiansk e da Izyum, puntano al capoluogo distrettuale Svatove. Poco più a sud, da Lyman, hanno preso il controllo di un ampio tratto della strada che collega la stessa Svatove a Kreminna, altra piccola città che sembra vicina a essere accerchiata. Subito a sud di Kreminna ci sono Rubizhne, Severodonetsk e Lysychansk, tre città più grandi cadute in mano russa a inizio estate e che potrebbero essere attaccate una volta consolidato il controllo delle vie di comunicazione più a nord.

La novità delle ultime 24 ore è stato però il riaccendersi del fronte meridionale, quello della regione di Kherson, da dove nelle ultime settimane erano arrivate pochissime notizie, anche per il "silenzio operativo" imposto dal comando militare ucraino. In questa regione si concentra attualmente la gran parte delle forze russe, che hanno bloccato l'avanzata ucraina lungo l'autostrada tra Kherson e Mykolaiv, a sud, vicino alla costa della Mar Nero.

Come più volte dall'inizio della controffensiva, però, Kiev ha attaccato dove i russi meno se lo aspettavano: da Nord. A ciel sereno è arrivata infatti ieri la notizia della liberazione di Zolota Balka, sulla sponda orientale del fiume Dnipro, nella parte più settentrionale della regione. Oggi anche il ministero della Difesa russo ha dovuto ammettere questo avanzamento, scrivendo in una nota che le forze ucraine hanno "superato le nostre difese" grazie a "divisioni di carri armati". 

Nella serata di ieri, i canali e i gruppi Telegram dove analisti militari e anche semplici soldati russi si scambiano notizie su quella che definiscono “operazione speciale” sono stati percorsi da un'onda di panico, tra chi sosteneva che le forze di Kiev fossero avanzate di decine di chilometri e chi chiedeva insistentemente un sostegno dell'aviazione che non arrivava.

Infine, oggi l'agenzia Ukrinform, citando il comando militare ucraino, ha riferito che nella zona di Kyrylivka, nella parte meridionale della regione di Donetsk e poco a nord della città martire di Mariupol, sono stati distrutti una ventina di mezzi russi e danneggiati otto elicotteri. Presto per dire se questo attacco anticipi l'apertura di terzo fronte in direzione della città portuale conquistata da Mosca a maggio dopo quasi tre mesi di assedio.

Il generale maggiore Mick Ryan, che dirige l'Australian Defence College, ha scritto ieri che "i diversi punti in cui l'Ucraina sta attaccando, sebbene geograficamente distanti, sono parte di un'unica campagna, di una strategia complessiva"

Secondo Ryan, le forze ucraine attuano una "strategia della corrosione", che parte sempre dall'uso dell'artiglieria per ridurre la capacità di fuoco e la logistica nemica e di droni e immagini satellitare per cercare i punti deboli in cui attaccare. Questo modo di operare ha anche un "profondo impatto psicologico sui russi", spiega, inducendoli in errore e costringendoli a correre rischi maggiori. 

Conclude Ryan: "Ciò che abbiamo visto fare di recente alle forze armate ucraine dimostra che hanno una grande comprensione della guerra moderna. Questo ha provocato un profondo shock tra i russi a livello politico, strategico, operativo e tattico. La Russia ora deve rispondere su più livelli alle iniziative ucraine". 

C'è da aggiungere che è diffusa la convinzione che questa abilità strategica delle forze di Kiev sia corroborata da una costante collaborazione con le intelligence occidentali, in particolare quella britannica e quella statunitense.

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