Roma, 15 Sett 2022 - Si era molto arrabbiato non appena l'aveva scoperto. Forse tardi, ma non ancora troppo per porvi rimedio.
Stiamo parlando del premier Draghi, alle prese con il discusso articolo 41 del Dl Aiuti bis. Tra le tante misure messe in campo dal Governo per aiutare le famiglie si era - surrettiziamente - inserito un insidioso emendamento che eliminava il tetto agli stipendi dei manager pubblici. Rischiava di macchiare un finale di legislatura impeccabile sul piano dei conti e di un rigore sempre attento a tutelare famiglie lavoro e imprese. Il Governo ha dunque subito proposto un emendamento che elimina la norma introdotta in Senato e la Commissione bilancio della Camera nel tardo pomeriggio ha approvato l'emendamento dell'esecutivo.
Ritorna dunque il tetto massimo di 240mila euro per i manager che si dedicheranno alla Pubblica amministrazione. Una norma che, introdotta di recente, aveva ottenuto un largo apprezzamento nell'opinione pubblica. Accoglieva infatti il principio secondo il quale anche un grande manager conteso sul mercato a suon di stipendi stellari, di fronte a un incarico di Stato debba mettersi al servizio della collettività rinunciando a pretese economiche eccessive. Capiamo meglio cosa è successo e come procede adesso la discussione del decreto.
Dopo il passaggio alla Commissione bilancio il Dl aiuti bis è atteso domani in Aula per il via libera da Montecitorio. Per effetto di questa modifica, il provvedimento tornerà indietro al Senato in terza lettura, per il via libera definitivo: il decreto va convertito in legge entro l'8 ottobre.
E veniamo adesso agli altri aspetti di questo importante decreto da 17 miliardi: non solo superbonus, lavoro da casa e sconti energetici, ma molti altri incentivi che vanno dall'acquisto della tv al contributo per i trasporti. Vediamoli nel dettaglio.










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