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Da oggi due mesi per le elezioni politiche: la corsa dei partiti per programmi e alleanze.

Roma, 25 Lug 2022 - Proposte di alleanze, convergenze possibili sui programmi e veti, veri o presenti, su cui intavolare trattative: i giornali del 25 luglio, a due mesi esatti dalle elezioni, fotografano una scena di grande agitazione nelle forze politiche. La crisi di governo e il voto anticipato, benché atteso in alcuni casi, hanno spiazzato non solo i cittadini ma gli stessi partiti alle prese con una campagna elettorale in piena estate, rapida e insolita. 

Il Pd, abbandonato il campo largo e sancita la rottura - “irreversibile” - secondo il segretario Letta - con il M5s artefice della crisi, lavora a una lista di Democratici e progressisti, con cui provare a battere le destre. Il dialogo è in corso con Articolo Uno - Roberto Speranza avrebbe già dato il via libera - con i Verdi e Sinistra italiana, e i socialisti. E con quelle realtà fuori dai partiti che col Pd hanno condiviso il percorso delle agorà. I lavori sono in corso. C'è un'area che guarda al Centro con cui il segretario Dem potrebbe interloquire. Il Nazareno appare disponibile a cercare vie comuni con i transfughi di Forza Italia. C'è la forza politica guidata da Luigi Di Maio, Insieme per il Futuro, poi ci sono Carlo Calenda e Matteo Renzi. Ma in tal caso i nodi e le ruggini, del passato e del presente, complicano il percorso di avvicinamento. Renzi, ad esempio, ci tiene a ricordarlo: "Se c'è un veto politico su di noi ne prendiamo atto. In una coalizione che va da Fratoianni a Toti passando per Brunetta, Gelmini e Orlando qualcuno mette veti su di noi? Per cosa? Forse perché siamo stati gli unici a proporre Draghi mentre loro inneggiavano a Conte creandone il mito di 'fortissimo riferimento progressista"? Se invece il veto è legato all'astio di Letta per le vicende del 2014, non possiamo farci niente: per noi conta la politica non i rancori personali", dice il leader di Italia Viva in una intervista al Corriere. 

D'altro canto anche Carlo Calenda tiene il punto sui distinguo. Non esclude una possibile alleanza con il Pd “su una base comune di valori e programmi, riassumibili nell'agenda Draghi”, ma “Letta deve domandare a tutti i suoi compagni di strada se sono d'accordo" proprio su questo. "Se uno dice no all'invio di armi in Ucraina e un altro dice che non vuole il rigassificatore, di che parliamo? Che offerta politica sarebbe? Molto confusa e con poco appeal”. Insomma, quello del leader di Azione “non è un aut-aut”, come dice, ma mette certamente paletti precisi alle mosse del segretario dem. 

Letta, intanto, ha cominciato a mettere in moto la complessa macchina elettorale: 100 mila volontari da mobilitare sui territori a partire dalla rete capillare del Partito Democratico in ogni provincia italiana. Andando dalle persone laddove sono: in vacanza ma anche e soprattutto nei luoghi del disagio e delle solitudini. Nelle grandi aree metropolitane come nei piccoli centri. Una campagna elettorale “casa per casa, con umiltà” dice Letta, che domani in Direzione Nazionale chiederà allo stato maggiore dem di supportare il suo piano per contendere alla "peggiore destra di sempre" la guida del Paese per i prossimi 5 anni. "Sarà una sfida tra noi e la Meloni. E il Pd è al lavoro nel solco della serietà e del patriottismo di Mario Draghi e con una agenda democratica e progressista". Dunque, prima di tutto confronto sulle idee. “Sostenibilità ambientale, lavoro, giustizia sociale, diritti: sono i pilastri del centrosinistra e la bussola del Pd ormai da anni”, ricordano al Nazareno.

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