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La comunità europea sotto ricatto di Orban: ormai si fa solo come dice lui per il demenziale accordo di unanimità che permette a ogni piccolo Stato di bloccare tutto. Per questo slitta ancora l’ok al sesto pacchetto di sanzioni, l’Ungheria ora vuole depennare Kirill.

Bruxelles, 2 Giu 2022 - La riunione degli ambasciatori dell'Ue si è chiusa senza la tanto attesa e ormai data quasi per certa approvazione del sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia. A bloccare il processo è stata ancora una volta l'Ungheria ma questa volta non più per il petrolio. La nuova richiesta ora consisterebbe nel depennare dalla lista dei sanzionati il nome di Kirill, il patriarca della chiesa ortodossa russa. Si aprirà quindi una nuova trattativa e sarà necessaria una ulteriore convocazione degli ambasciatori.

Nello schema delle sanzioni finite sul tavolo della riunione Kirill e altre personalità russe sono state aggiunte alla black list stilata dall'Ue nei confronti di persone e entità ritenute coinvolte nell'invasione russa dell'Ucraina. Sul sesto pacchetto di sanzioni, che prevede l'embargo sul 90% delle importazioni di petrolio russo, c'era stato il via libera politico dei leader al Consiglio europeo svoltosi a Bruxelles ieri e lunedì, dopo trattative molto faticose durate circa 50 giorni (il tempo intercorso tra il quinto e il sesto pacchetto di sanzioni). 

La nuova richiesta dell'Ungheria, che al vertice Ue aveva già ottenuto una deroga dallo stop al petrolio russo via oleodotto, è stata avanzata durante la riunione del Coreper, il comitato degli ambasciatori permanenti dei paesi membri presso l'Unione che ci si attendeva approvasse formalmente i testi giuridici del sesto pacchetto oggi. Secondo le fonti, "sono in corso contatti con il governo ungherese nell'auspicio che la questione possa essere risolta a breve". Com

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