Cagliari, 7 Gen 2021 - La seduta del Consiglio regionale è stata aperta dal presidente Michele Pais. I lavori sono stati sospesi dopo le comunicazioni di rito e il presidente ha convocato una Conferenza dei capigruppo.
Alla ripresa dei lavori il presidente ha comunicato che la Conferenza dei capigruppo ha deciso di trattare come primo argomento all’ordine del giorno il tema legato all'individuazione ipotetica della Sardegna come zona di stoccaggio di rifiuti nucleari. Al termine del dibattito il Consiglio voterà un documento unitario con cui ribadirà la posizione contraria della Sardegna all’individuazione dei siti di stoccaggio nell’Isola. Per il presidente Pais è opportuno inviare il documento al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinché questa posizione arrivi in maniera chiara ed inequivocabile.
Ha dunque preso la parola il presidente della Regione, Christian Solinas, che ha sottolineato come questo argomento metta insieme tutte le forze politiche sarde. Il presidente ha ricordato che la Sardegna è stata inserita nelle aree idonee per la localizzazione del deposito nazionale di combustibile nucleare esaurito. Solinas ha ricordato che si tratta di un argomento affrontato più volte sia dalla classe politica sia dal popolo sardo e che ha sempre visto confermata la volontà della Sardegna, pressoché unanime, di dire no alle scorie e no all'energia nucleare nell’Isola. Il presidente ha ribadito che la Sardegna ha detto no con un referendum popolare consultivo, che ha visto una partecipazione trasversale di tutte le forze politiche, una partecipazione corale del popolo sardo che ha detto no con una percentuale di oltre il 97%. Solinas ha poi sottolineato che il Consiglio ha anche approvato una legge regionale che dichiara la Sardegna territorio denuclearizzato e impedisce, essendo tuttora in vigore, non solo lo stoccaggio ma anche il transito di scorie nucleari all'interno del territorio regionale. Il presidente ha rimarcato inoltre che l’Aula si è espressa più volte sul tema e che un documento tecnico redatto dall'assessorato regionale dell'Ambiente ha chiarito che l'applicazione dei criteri escludenti, già previsti a livello centrale, da soli sono sufficienti ad escludere che la Sardegna possa essere individuata come area. I 14 siti individuati come potenzialmente idonei ricadono su un territorio di alto pregio paesaggistico, ambientale, archeologico, storico e culturale e priva di collegamenti viari adeguati. Per Solinas la Sardegna ha pagato da tempo il proprio tributo alla solidarietà nazionale con oltre il 60% del territorio riservato a servitù militari, oltre a quelle di tipo industriali, che ancora non hanno visto interventi di bonifica, ma anche a quanto la Sardegna ha pagato per lo sviluppo delle reti ferroviarie italiane, visto che è stata disboscata per quattro quinti del suo territorio, con i conseguenti danni all’ecosistema, che hanno determinato le situazioni di rischio idrogeologico di oggi, le mutazioni climatiche nel ciclo delle piogge e tutta una serie di fattori concomitanti che hanno modificato profondamente anche il sistema economico e produttivo. La Sardegna, ha continuato Solinas, ha pagato tributi anche in termini di sangue, nella Prima guerra mondiale, con il più alto contributo di vite umane. Solinas ha quindi annunciato di voler votare in Giunta una delibera per l'istituzione di un comitato che coinvolga le Università sarde, le associazioni e le parti sociali per la redazione di un documento scientifico che illustri in maniera dettagliata e chiara le motivazioni che portano all’esclusione della Sardegna dai siti idonei a ospitare il deposito di scorie nucleari. «Siamo pronti a coordinare una mobilitazione democratica – ha concluso - di tutti gli enti locali, di tutto il popolo sardo e di tutte le istituzioni culturali, scientifiche, e dei corpi intermedi» per manifestare in maniera chiara la contrarietà della Sardegna «senza se e senza ma».
Fausto Piga (FdI) ha ripercorso le tappe che hanno confermato il no della Sardegna al nucleare, dalla legge del 2003 al referendum del 2011. «La Sardegna non vuole essere il cimitero delle scorie nucleari», ha affermato Piga, sottolineando che lo scenario di «tutti contro il governo» non lo fa gioire ma preoccupare. Il consigliere di maggioranza ha sottolineato l’importanza di approvare un documento unitario che dia forza all’azione del presidente Solinas e dell’assessore dell’Ambiente, Gianni Lampis.
Massimo Zedda (Progressisti) ha sottolineato che le scorie derivano dal comparto della ricerca, da quello della medicina e dell'elettro produzione e che le Regioni con il più alto tasso di produzione di scorie, ben il 68% del totale a livello nazionale, è concentrato nel Lazio, in Lombardia e in Piemonte. Per il consigliere di opposizione, tra le osservazioni che la Regione dovrà presentare, è opportuno inserire questo dato, visto che nei 67 siti individuati, 7 sono in Piemonte e 5 nel Lazio. Zedda ha poi ricordato che per arrivare in Sardegna i mezzi dovrebbero viaggiare via mare, con tutti i rischi connessi, ma anche il prezzo già molto alto che l’Isola paga per le servitù militari e il costo dell’energia. L’elemento di forza su cui la Sardegna deve puntare per il suo sviluppo, ha proseguito, è avere un ambiente incontaminato che va tutelato e ha esortato la maggioranza a non approvare quindi norme che possano ledere l’ambiente.
Per Roberto Caredda (Misto) anche oggi la Sardegna dice no le scorie radioattive, come ha già fatto con la legge regionale n. 8 del 2003, quando in Sardegna veniva precluso il transito di materiale nucleare non prodotto nel territorio regionale. Il tema è stato poi affrontato negli anni successivi anche con mozioni e ordini del giorno, l'ultimo provvedimento anche in questa legislatura, nel 2019, in cui il Consiglio regionale ha respinto qualunque possibilità di stoccaggio in Sardegna dei rifiuti nucleari.
Roberto Li Gioi (M5S) ha evidenziato che oggi il Consiglio ha una grande opportunità: combattere uniti per la Sardegna, non contro qualcuno o qualcosa. «La notizia che la nostra Isola sia stata inserita tra le aree potenzialmente idonee alla costruzione del deposito nazionale delle scorie nucleari è di una gravità incommensurabile – ha affermato – la nostra terra non è la pattumiera del mondo e non lo sarà mai».
La presidenza dell’Aula è stata assunta dal vice presidente Giovanni Antonio Satta, che ha dato la parola a Domenico Gallus (Udc Cambiamo), presidente della commissione Salute. «La Sardegna ancora una volta si trova al centro di un interesse che la vede protagonista passiva di scelte calate dall’alto - ha affermato - in dispregio del suo Statuto di autonomia speciale, da parte di uno Stato che la colloca in un’ottica di stampo becero colonialista come territorio da sfruttare per interessi lontani dalle necessità e bisogni del suo popolo». Gallus ha sottolineato che lo Stato vorrebbe trasformare l’Isola “nella pattumiera di rifiuti radioattivi della Repubblica” e ha ricordato che invece i sardi si sarebbero aspettati altre attenzioni, dalla continuità territoriale alla metanizzazione, fino alla questione riguardante il gettito fiscale prodotto dell’Isola.
Elena Fancello (Psd’Az) ha ricordato che rimangono meno di 60 giorni per presentare le osservazioni contrarie all’individuazione della Sardegna come area per il deposito di scorie nucleari. Per la consigliera di maggioranza la Sardegna si è già espressa sia con la legge del 2003 sia con il referendum del 2011 e ha già pagato un prezzo molto alto con le servitù militari e industriali. Per Fancello lo Stato nei confronti della Sardegna si è comportato da patrigno. Lo ha fatto per quanto riguarda i trasporti, l’energia, la presenza delle Istituzioni nei piccoli centri e nel non riconoscere il gap legato all’insularità. Fancello ha rimarcato che la Sardegna, per il suo sviluppo, sta puntando sul turismo, sulla cultura e sull’ambiente, e si è detta favorevole a portare avanti manifestazioni coordinate “per far sentire la voce del popolo sardo”.
Giovanni Satta (Psd’Az) ha condiviso l’intervento del presidente Solinas e ha sottolineato che da parte delle altre Regioni c’è stata una levata di scudi per dire no e che la Sardegna deve far sentire la sua voce. Satta ha anche ricordato che lo Stato ha l’obbligo di individuare il sito, come previsto dall’Ue. Il consigliere sardista ha evidenziato, inoltre, che la Sardegna può avere importanti opportunità di sviluppo, con il Fondo di recupero, l’Obiettivo 1 e la vertenza entrate e ha auspicato che “nello scrivere il futuro della Sardegna, quindi in tutta la Sardegna, di quella rappresentata da voi, ma anche di quelle rappresenta la minoranza, la Giunta e il Presidente sappiano coinvolgere tutti”.
Per Maria Laura Orrù (Progressisti) la pubblicazione della carta era un atto dovuto e si è detta contraria a contrapposizioni istituzionali fini a se stesse. Per la consigliera è necessario evidenziare quanto l’Isola ha già sacrificato in termini di servitù militari e delle industrie, ma anche l’esito del referendum. Per Orrù sarebbe opportuno presentare un piano strategico sostenibile dell’Isola da mettere sul tavolo e chiarire che la nostra Isola deve mettere al centro, e mette al centro, l'ambiente, il paesaggio, la cultura come base per il suo sviluppo futuro. Nessuna regione vorrà il sito sul proprio territorio, «ma noi siamo forti anche del fatto di avere un’autonomia speciale che va fatta valere, non a parole, ma riempendola di contenuti.
Ha quindi preso la parola il consigliere di Forza Italia Giuseppe Talanas: «Dal 2008 la Sardegna ha dichiarato il proprio territorio denuclearizzato – ha detto Talanas – è grave che il Consiglio regionale si trovi a discutere dell’ipotesi di realizzazione di un sito di stoccaggio di scorie nucleari in piena pandemia. Tutta i cittadini sardi sono contrari, lo ha sancito un referendum nel 2011, per realizzare il deposito serve il consenso delle popolazioni locali previsto dalle norme europee. E’ vero che il progetto è alle fasi iniziali, ma perché la procedura non ha tenuto conto del pronunciamento popolare? Perché non si sono consultate le amministrazioni comunali nei cui territori ricadono la aeree individuate come possibili luoghi adatti ad ospitare il sito?».
Contraria anche la consigliera Desirè Manca (M5S) che ha ricordato come fu avviato l’iter per la individuazione di un sito idoneo ad ospitare i rifiuti radioattivi prodotti in Italia: «E’ partito tutto nel 2010, al governo c’era Berlusconi. L’Italia stipulò un accordo con l’Europa per l’individuazione di un deposito di stoccaggio di scorie nucleari. In quel governo c’erano Fratelli d’Italia e la Lega. L’accordo prevedeva anche la realizzazione di impianti per la produzione di energia nucleare”.
Desirè Manca ha poi proseguito difendendo l’operato del Governo: «Nel 2010 alla guida della Regione c’era Cappellacci, lo stesso che oggi protesta contro la pubblicazione della mappa da parte di Sogin. Il presidente Pais era allora assessore comunale ad Alghero – ha rimarcato l’esponente del M5S – oggi niente è deciso, fa specie sentire le dichiarazioni del presidente Solinas contro il governo nazionale che ha semplicemente onorato i vostri impegni. Fa finta di non sapere da chi è stato voluto e avviato questo progetto. Noi siamo per il rispetto della volontà espressa nel referendum del 2011 così come andrebbe rispettata la volontà dei sardi che hanno votato per l’abolizione delle Province».
Sull’ordine dei lavori ha chiesto di intervenire il consigliere di Fratelli d’Italia Fausto Piga: «Voglio precisare, a benefico dei followers dell’on. Manca, che il partito Fratelli d’Italia è nato nel 2012».
Anche il consigliere di Leu, Eugenio Lai ha dichiarato la propria ferma contrarietà all’ipotesi di un deposito di scorie nucleari in Sardegna. «Il nostro sarà un no senza se e senza ma – ha detto Lai – qui non c’è in ballo il futuro di un governo o di una giunta ma quello dei sardi». Lai ha poi espresso apprezzamento per l’intervento del presidente Solinas: «Accolgo il suo appello all’unità. Da questo Consiglio deve emergere una posizione unanime. Ringrazio il presidente per aver proposto l’istituzione di un tavolo che coinvolga tutte le componenti della società sarda. Questa non è la battaglia di un partito ma dell’intero popolo sardo che ha già pagato a caro prezzo la presenza delle servitù militari e dell’industria pesante che ha provocato danni ambientali e sanitari alla Sardegna».
Pierluigi Saiu (Lega) ha invece rivolto pesanti critiche all’operato del governo nazionale: «Nella notte tra il 4 e 5 gennaio la Sogin ha pubblicato la carta delle aree idonee ad ospitare il sito. Mentre tutti sono alle prese con la pandemia, il governo attraverso la Sogin individua 67 aree idonee. Lo fa di notte, quasi di nascosto, alle prime luci del giorno scopriamo che, tra i 67 siti idonei, 14 si trovano in Sardegna. Proprio mentre l’opposizione protesta contro il Piano Casa i suoi rappresentanti a Roma ipotizzano un deposito di scorie nucleari in Sardegna».
Contraria a qualsiasi ipotesi di realizzazione di un sito per i rifiuti radioattivi nell’Isola anche Sara Canu (Riformatori): «Noi siamo sempre stati contrari – ha affermato Canu – è vero che sono stati individuati 67 siti idonei, può darsi che la scelta non ricadrà sulla Sardegna ma nel dubbio ribadiamo il nostro no. Siamo al 24° posto nell’elenco dei siti idonei ma questo non deve farci abbassare la guardia. Ci dicono che si tratta di rifiuti a bassa radioattività, sappiamo che non sarà così. La proposta dice che il sito avrà bisogno di 200 ettari su cui andranno a riversarsi i rifiuti dello smantellamento delle centrali nucleari e quelli degli ospedali. Rischiamo di diventare una grossa pattumiera, ci faremo carico dei residui contaminati di tutta Italia. Non siamo disponibili ad accollarci questo fardello. Saremo al fianco del presidente della Regione nella battaglia contro le scorie».
Sulla stessa lunghezza d’onda il consigliere Andrea Piras (Lega): «Stiamo dando voce all’intero popolo sardo che si è già espresso inequivocabilmente nel referendum del 2011 contro il deposito di scorie nucleari in Sardegna. Un no che dovrebbe essere chiaro anche al governo centrale che sembra però sempre più lontano dagli enti locali. Noi vogliamo riaffermare una posizione chiara che non può essere ignorata: non permetteremo di barattare l’ambiente che rappresenta il nostro bene più prezioso. Noi siamo un popolo ricco di bellezze naturali, di tesori archeologici ma soprattutto di un grande amore verso la nostra terra. E’ assurdo che, a dieci anni dal referendum e della legge che ha dichiarato la Sardegna territorio denuclearizzato, si debba parlare di un progetto che mira a trasformare l’Isola nella discarica nucleare dell’Italia».
Diego Loi (Progressisti) ha espresso apprezzamento per le parole del presidente Solinas: «Ho accolto con favore il suo appello all’unità. Credo sia inopportuno sentire polemiche politiche in aula. Oggi la battaglia è di tutta la Sardegna, non voglio nemmeno mettere in discussione l’idea che uno dei nostri territori possa ospitare un deposito di scorie nucleari». Il consigliere di minoranza ha poi invitato l’Aula a una riflessione: «Questa può essere l’occasione per ripensare a noi stessi, per ragionare su due elementi cardine: l’esercizio della nostra specialità attraverso un processo di riforma e di riorganizzazione dell’Isola e un grande progetto di sviluppo sostenibile». Segue











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