Cagliari, 7 Gen 2021 - Antonello Peru (Cdu cambiamo), dopo aver apprezzato l’identità di vedute tra maggioranza e opposizione, ha elencato le ragioni della sua contrarietà al deposito di scorie nucleari nell’isola: «Il popolo sardo si è espresso chiaramente nel referendum del 2011 – ha detto Peru – la Sardegna ha pagato un caro prezzo per le servitù militari, con la cessione di 35mila ettari del suo territorio. Stesso discorso per la presenza dell’industria pesante che ha portato lavoro ma anche inquinamento e compromissione dei territori. Siamo inoltre l’unica regione con un pesante deficit energetico (paghiamo il doppio l’energia) e le nostre imprese sono penalizzate per la mancata realizzazione delle infrastrutture nei trasporti.
Un no al progetto Sogin anche da parte di Alessandro Solinas (M5S): «Il nostro è un no netto a qualsiasi ipotesi di realizzazione di un sito in Sardegna. L’Isola ha già pagato a caro prezzo le servitù militari e l’industrializzazione selvaggia. Lo studio di Sogin è solo tecnico, qualsiasi governo lo avrebbe dovuto fare. Ci vorranno 44 mesi di lavoro per arrivare a una decisione definitiva. Giusto però ribadire il nostro no. L’ipotesi di un deposito di rifiuti radioattivi non è realizzabile in Sardegna, troppo alti i rischi dal punto di vista ambientale. La volontà del popolo sardo contro le scorie è la stessa espressa contro le province. Questo mi preoccupa, perché un governo che non rispetta la volontà popolare è un governo nemico del popolo».
Critico nei confronti dell’esecutivo nazionale l’intervento di Michele Ennas (Lega): «La Sardegna è stata scaraventata in prima linea senza essere consultata. Il governo ha deciso di notte evitando qualsiasi confronto, in un momento in cui i riflettori sono puntati sulla pandemia. E’ una decisione inopportuna che scavalca la volontà delle popolazioni interessate. Emergono problemi di carattere procedurali evidenti: l’Isola intera si mobilita per respingere questa ipotesi”.
Un mandato chiaro al presidente Solinas ha sollecitato il leader dell’Udc Giorgio Oppi: «In passato ci sono stati ripetuti pronunciamenti del Consiglio contro l’ipotesi di un deposito di scorie nucleari in Sardegna – ha detto Oppi – durante il governo Renzi, quando era ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, l’idea era quella di realizzare il sito a bocca di miniera. Per questo venne presa in considerazione anche l’area del Sulcis, ipotesi poi scartata perché inidonea. Si parlava allora della Puglia come regione più idonea ad ospitare il deposito. Le popolazioni locali sembravano d’accordo anche in considerazione delle ingenti risorse destinate al territorio per gli indennizzi. Per anni però non si è fatto niente, ci si è quasi dimenticati della questione. Oggi se ne riparla, si individuano 67 siti possibili di cui 14 in Sardegna. Spero che questa discussione sia superflua. Il Consiglio si è già espresso. Si dia mandato pieno al presidente della Regione per ribadire la scelta che abbiamo fatto in passato. Una volta per tutte si combatta con chi vuole mortificare la Sardegna».
Ganau (Pd) ha detto a nome del Pd che «le dichiarazioni di Solinas ci consentono di andare verso una sintesi unitaria nel no al deposito di scorie nucleari in Sardegna. Non c’è bisogno di citare il referendum e i suoi esiti né le nostre leggi che non consentono nemmeno il passaggio di scorie nucleari sull’Isola, figurarsi lo stoccaggio. La Sardegna attende ancora la bonifica dei siti industriali e paga il prezzo delle servitù militari, che ci sottraggono aree destinate allo sviluppo della nostra economia». Per l’oratore «siamo davanti a un documento tecnico, non politico, che comunque indica i siti della Sardegna al terzo livello, cioè non tra quelli più indicati per stoccare le scorie. Noi comunque dobbiamo ribadire il no unitario in tutte le sedi e concludere con un ordine del giorno unitario questa mattinata. Al presidente chiedo di tornare in aula senza polemica, per trovare una sintesi anche sul recovery fund e sulla spesa di quei denari».
Per il Psd’Az ha preso la parola il capogruppo Franco Mula: «Già nel 2015 tutti i Comuni sardi avevano detto no alle scorie e così l’esito referendario. Però fa specie che un documento tecnico continui a indicare la Sardegna come un territorio dove potrebbero essere ospitate le scorie. E’ del tutto evidente che per i sardi non ci sono governi amici. Altro che scorie, ci aspettiamo ben altro da Roma visto che siamo un’isola, abbiamo difficoltà nei trasporti e paghiamo caramente l’energia per le nostre imprese». Il leader sardista ha aggiunto: «Non è un ragionamento proponibile il fatto che ci sarebbero nell’Isola 4 mila posti di lavoro in più: nessuno ci dice invece quanti danni farebbe alla Sardegna ospitare le scorie nucleari italiane».
Per i Progressisti il capogruppo Francesco Agus ha esordito dicendo che «in Italia ci sono ben 23 siti dichiarati maggiormente idonei rispetto a quelli sardi per ospitare scorie. Dunque, è del tutto evidente che la nostra posizione deve essere solida per portare a casa il risultato. Affidiamoci alla forza rivoluzionaria della verità. Non possiamo evitare di fare finta che la Sardegna non abbia subito sino a oggi soprusi ambientali gravi e per questo diventa ancora più importante la rinaturalizzazione della Sardegna”.
Per le conclusioni ha preso la parola il presidente della Regione: «Si conferma un comune sentire tra noi e il tema non è il rapporto tra governi ma tra lo Stato e l’autonomia speciale – ha affermato Solinas – con gli occhiali della storia e non della cronaca dobbiamo valutare le scelte da fare, quando si parla di materiale radioattivo. Perché gli effetti si svilupperanno per i prossimi tre secoli. Una scelta è stata fatta: nei 67 siti ce ne sono 14 della Sardegna, nonostante un referendum e tanti altri momenti istituzionali abbiano già escluso la volontà della Sardegna di autorizzare un deposito. Nel 1977 l'allora presidente del Consiglio Giulio Andreotti dal Canada annunciò l’acquisto di due centrali nucleari. Nell’anno successivo il Cipe indico la Sardegna come base strategica per la produzione di energia nucleare. Ad Andreotti rispose l’allora presidente Pietrino Soddu, che nonostante la comune militanza politica, assunse una posizione contraria e intransigente. E disse in un telegramma a Palazzo Chigi: <Contro questo nuovo esempio di arroganza del potere romano esprimo a nome dei sardi una vibrata protesta per la mortificazione dei principi costituzionali dell’autonomia e del regionalismo. Ecco, io faccio mie quelle parole di Soddu perché anche qui come allora è in gioco la qualità dei rapporti tra lo Stato e la Regione. Cosa altro vi devono dire i sindaci e i sardi per far capire allo Stato che noi il deposito di scorie non lo prendiamo in considerazione? Qualcuno sceglie però di inserire la Sardegna nell’elenco dei siti: il ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo economico. Ed ecco perché è fondamentale dare oggi un mandato alla Giunta regionale per confermare il ben noto e intrattabile no in tutte le sedi democratiche».
Il presidente Pais ha quindi sospeso la seduta annunciando la predisposizione di un ordine del giorno unitario del Consiglio. I lavori riprenderanno alle 16.










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