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Turchia dichiara guerra a Isis, raid aerei sulla Siria. Azione anche contro ribelli curdi

La Turchia ha dichiarato guerra ai jihadisti dello Stato islamico conducendo il primo raid aereo contro postazioni dell'Isis in Siria. Gli agenti dell'antiterrorismo turchi, però, portano avanti un'operazione sia contro i sospetti jihadisti, sia contro i ribelli curdi: 251 persone sono state arrestate.

L'azione turca avviene quattro giorni dopo l'attentato di matrice islamista radicale che ha ucciso 32 persone a Suruc, cittadina turca al confine siriano. Poco prima delle quattro del mattino locali, le tre di notte in Italia, tre caccia F16 dell'aeronautica turca hanno bombardato in territorio siriano tre obiettivi ritenuti in mano all'Isis. L'operazione è avvenuta nell'area di confine di fronte alla cittadina di Kilis nel sud del Paese. Ieri i jihadisti avevano aperto il fuoco dalla Siria su obiettivi militari turchi, uccidendo un sottufficiale e ferendo due soldati, e la Turchia aveva risposto con il fuoco dei carri armati, uccidendo un militante.

Intanto ieri a seguito di una telefonata tra il presidente Usa Barack Obama e quello turco Recep Tayyip Erdogan la Turchia ha accettato di concedere agli aerei della coalizione guidata dagli Usa, che bombardano i jihadisti in Siria, l'uso della base Nato di Incirlik, con quella che fonti Usa definiscono un'importante svolta nella campagna anti-Isis. Per molto tempo Washington aveva chiesto di poter usare la base, a 400 chilometri dalla capitale dell'Isis in Siria, Raqqa, per i suoi raid, ma finora Ankara aveva temporeggiato.

Nel frattempo a Istanbul, una militante di estrema sinistra è stata uccisa durante gli scontri con la polizia. La donna, riferisce l'agenzia Anatolia, faceva parte del Fronte rivoluzionario di liberazione del popolo (DHKP-C) che Ankara ritiene responsabile di numerosi attentati nel Paese negli ultimi anni. La militante è stata uccisa quando la polizia ha provato ad entrare nella sua casa nel distretto di Bagcilar per effettuare degli arresti. Le autorità turche ritengono da tempo che il DHKP-C sia in combutta con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), uno degli obiettivi dei raid odierni.

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