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G8 accelera su lavoro e fisco. I grandi divisi sulla Siria

La lotta all'evasione e ai paradisi fiscali, la crescita come priortà assoluta, i negoziati di libero scambio Ue-Usa. Ma anche l'accordo al ribasso sulla Siria. Ecco le principali decisioni prese, o mancate, dai grandi della terra al G8 di Lough Erne.
Tutti d'accordo sulla necessita' di un cambio di passo per affrontare la crisi. La nostra "urgente priorità - scrivono i leader nelle conclusioni del summit - è promuovere la crescita ed il lavoro, in particolare per i giovani ed i disoccupati a lungo termine". E c'è anche un riferimento alla flessibilità. La politica di bilancio dovrebbe consentire "per una flessibilita' di breve periodo" condizioni "economiche accomodanti" e "il passo del consolidamento di bilancio dovrebbe essere differenziato" a seconda "delle circostanze economiche nazionali".

I negoziati sono partiti nella prima giornata di vertice per un accordo che vale - sono parole del presidente Usa Barack Obama - centinaia di migliaia di posti di lavoro. E che darà quindi una forte spinta alla crescita e all'occupazione.

Dieci regole per segnare quello che Letta ha definito "un risultato senza ritorno" contro i paradisi fiscali e far riemergere il 'bottino da 21 mila miliardi di euro che custodiscono. Scambio automatico di dati tra autorita' fiscali in base a "nuovi standard mondiali", ma anche il cambiamento, da parte dei singoli paesi, delle regole che consentono alle loro societa' di spostare i propri profitti oltre frontiera per evitare di pagare le tasse, sono alcune delle 'regole' messe in campo.

La dichiarazione d'intenti c'è ma non va molto oltre. I grandi si impegnano ad una soluzione politica per un governo di transizione. C'è anche la forte spinta all'organizzazione della conferenza di pace, ma nelle conclusioni del summit non compare mai il nome del presidente Assad, ne' alcun riferimento al suo futuro. Distanze incolmabili sulle armi ai ribelli che, secondo il presidente Putin potranno anche finire per essere usate in Europa. E sull'uso da parte del regime di armi chimiche. L'inchiesta per accertarlo è stata affidata all'Onu, ma intanto Putin giura di non essere rimasto isolato: molti altri leader hanno mostrato dubbi in proposito, ha assicurato.

Il premier Letta lo ha assicurato a Obama, annunciando un vero e proprio 'piano' italiano che verrà presentato la settimana prossima al premier libico Ali Zeidan che sarà in visita a Roma il 4 luglio e che i grandi hanno incontrato a Lough Erne.

In base ai dati solo negli ultimi tre anni è stato pagato l'equivalente di 70 milioni di dollari per il rilascio di occidentali presi in ostaggio, una media di 2,5 milioni di dollari (1,59 milioni) per vittima. Che finiscono nelle casse di organizzazioni terroristiche, come al Qaida e i talebani. Per questo il G8 ha deciso di dire basta ad una pratica diffusa in diversi paesi del G8.

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