L’Italia rifiuta bozza a conclusione del vertice sul Coronavirus. Conte dà 10 giorni all’Ue: “Se aiuti come in passato facciamo da soli”

migranti_riunione dei capi di governo a Bruxelles

Bruxelles, 26 Mar 2020 – Conte dà 10 giorni all’Europa per battere un colpo e trovare una soluzione adeguata alla grave emergenza che tutti i Paesi stanno vivendo. “Affidiamo ai 5 Presidenti il compito di tornare con una proposta in 10 giorni, d’accordo con Sanchez” ha detto. Il premier ha ringraziato per il lavoro fatto, ma non accetta la bozza preparata, nonostante gli sherpa italiani avessero ottenuto quasi tutto, compresa l’eliminazione di qualsiasi riferimento al Mes.

Conte ha chiarito che nessuno pensa a una mutualizzazione del debito pubblico. Ciascun Paese risponde per il proprio debito pubblico e continuerà a risponderne. “L’Italia ha le carte in regola con la finanza pubblica: il 2019 lo abbiamo chiuso con un rapporto deficit/Pil di 1.6 anziché 2.2 come programmato. Qui si tratta di reagire con strumenti finanziari innovativi e realmente adeguati a reagire a una guerra che dobbiamo combattere insieme per vincerla quanto più rapidamente possibile”.

“Prendiamo nota del progresso fatto dall’Eurogruppo sul sostegno per la crisi della pandemia’ e lo invitiamo “a definire senza ritardi e sviluppare le specificazioni tecniche necessarie. La nostra risposta terrà conto “della natura senza precedenti dello choc covid-19 che colpisce tutti i nostri Paesi e sarà intensificato, se necessario, con ulteriori azioni in modo inclusivo, alla luce degli sviluppi, al fine di fornire una risposta globale”. Così è scritto nella bozza di conclusioni del Consiglio europeo che è stato sottoposto ai capi di Stato e di governo. Il riferimento è all’uso del Meccanismo europeo di stabilità (prestiti agli Stati) sul quale l’Eurogruppo non era riuscito a raggiungere l’unanimità dei consensi. Nel testo non c’è alcun riferimento al coronabond, tuttavia in un passo viene indicato in termini generici che “useremo gli strumenti Ue per sostenere l’azione (degli Stati) per sostenere le economie e alleviare i problemi sociali e di occupazione nella misura necessaria”. Emerge chiaro il riferimento al ruolo della Banca europea degli investimenti: i ministri finanziari dovranno “esplorare rapidamente le possibilità incrementare la risposta complessiva della Bei”. E’ possibile che proprio la leva Bei sia usata per rafforzare la risposta Ue.

In ogni caso, nella bozza di conclusioni della riunione, soggetta a ulteriori limature, viene indicato fin dall’inizio che i governi faranno “quanto è necessario per proteggere i cittadini e superare la crisi preservando i valori e il modello di vita europei”. Dunque sul coronabond né si apre né si chiude la porta, ma è evidente che non ci sono le condizioni politiche (e psico-culturali) per un salto del genere. No dalla Germania, dall’Olanda, dalla Finlandia, anche all’Est non fanno i salti di gioia a questa prospettiva. A poche ore dalla riunione attualmente in corso il capo del governo austriaco Kurz ha detto: “Respingiamo una mutualizzazione generalizzata dei debiti, è un vecchio modello”. Fermi sulla loro posizione i 9 governi: Italia, Francia, Spagna, Lussemburgo, Slovenia, Grecia, Irlanda, Belgio, Portogallo.

Tuttavia, la questione del bond comune anti-crisi può avere tante facce e probabilmente non a caso la lettera dei 9 leader (tra cui Conte, Macron e Sanchez) che propugnano il ‘covidbond’ hanno scritto: ‘Dobbiamo lavorare su uno strumento di debito comune emesso da una istituzione della Ue’. Il Mes non è una istituzione Ue perché è figlio di un trattato intergovernativo, la Bei invece lo è (è il braccio finanziario della Ue in cui decidono i 27 Stati membri rappresentanti dai loro ministri del tesoro). L’idea sulla quale ci sono stati degli approfondimenti sul piano tecnico è un ruolo maggiore della Bei nel sostegno al finanziamento dei costi economici della crisi. Sta di fatto che nel documento viene indicato l’apprezzamento per “il contributo del gruppo Bei nella mobilitazione delle risorse per le garanzie bancarie e gli investimenti nelle società europee, in particolare le piccole e medie imprese, anche attraverso l’uso del bilancio Ue”.

Nel passaggio immediatamente successivo viene detto che i ministri delle finanze sono incaricati di verificare le possibilità di aumentare la risposta globale al coronavirus del gruppo Bei. Un’idea che circola è usare la leva Bei per rafforzare l’azione per mantenere i posti di lavoro (sistemi di assicurazione anti-disoccupazione).

Ue Durante il suo discorso al Consiglio europeo, il Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, ha sottolineato la necessità di un piano globale e unitario per rilanciare l’economia europea dopo la pandemia del Covid-19.”Siamo chiamati a scrivere oggi insieme il vero futuro dell’Europa, a seguito di una pandemia che sta sconvolgendo il pianeta. Dobbiamo dimostrare ai nostri cittadini che l’Unione Europea è la risposta a questa emergenza e alla crisi che ne conseguirà. Vi assicuro che il Parlamento europeo è più che mai in prima linea per garantire la sua funzione e l’esercizio del necessario controllo”, ha dichiarato Sassoli.

La crisi sanitaria “non deve sfociare in una crisi finanziaria, economica, sociale e politica. L’urgenza, la natura esterna e simmetrica della crisi impongono di pensare a uno strumento di medio e lungo periodo per rilanciare l’economia europea e proteggere l’occupazione e il nostro modello sociale” ha quindi indicato il presidente del Parlamento Ue, specificando che “è importante si lavori a una opzione per aumento di capitale della Bei, a sostegno soprattutto delle pmi. E concentrarsi su strumenti nuovi, a situazione straordinaria devono corrispondere risposte straordinarie”. Tra questi “un meccanismo comune di debito, emesso da una istituzione europea, che ci consentirà di raccogliere fondi sul mercato alle stesse condizioni per tutti”.

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