ArcelorMittal, Pubblico Ministero: la società avrebbe “pilotato” la crisi. Finanza nella sede di Taranto e Milano

Mital sotto inchiesta e sequesrtri

Taranto, 19 Nov 2019 – Controlli dei finanzieri della Guardia di Finanza di Taranto nella sede della ArcelorMittal Italia nello stabilimento siderurgico ex Ilva. Tra i documenti contabili che la Gdf di Taranto acquisiti negli uffici dello stabilimento, su delega della procura, ci sono quelli che riguardano l’acquisto delle materie prime e la vendita dei prodotti finiti, considerando le ingenti perdite segnalate dalla multinazionale rispetto alla gestione commissariale. L’inchiesta è coordinata dal procuratore di Taranto, Carlo Maria Capristo, con l’aggiunto Maurizio Carbone e il Pubblico Ministero Mariano Buccoliero.

La Guardia di Finanza di Milano questa mattina è andata nella sede milanese di ArcelorMittal per acquisire documentazione. L’operazione rientra nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla procura di Milano sul caso Ilva. Il fascicolo della procura è al momento senza indagati e ipotizza i reati di aggiotaggio informativo e una fattispecie di reato fallimentare regolato dall’articolo 232 della legge fallimentare, comma 2.

C’è anche l’accusa di omessa dichiarazione dei redditi tra quelle contestate dalla Procura di Milano nell’ambito dell’indagine aperta venerdì scorso su ArcelorMittal e il suo tentativo di sciogliere il contratto di affitto dell’ex Ilva. La Guardia di Finanza negli uffici milanesi del gruppo franco-indiano, ha effettuato non solo acquisizioni ma anche perquisizioni con i sequestri di documenti e supporti informatici. L’indagine si concentra sull’operatività di ArcelorMittal.
La Procura di Milano ha aperto un fascicolo anche per omessa dichiarazione dei redditi su una società del gruppo ArcelorMittal con sede in Lussemburgo. La società, da quanto si apprende in ambienti giudiziari, operava in Italia prima del 2015, anno in cui ArcelorMittal ha avviato una sede anche nel nostro Paese. Il fascicolo aperto su questa ipotesi di reato, da quanto si apprende, è considerato a latere rispetto all’inchiesta principale sulla gestione dell’ex Ilva da parte del gruppo franco-indiano e i fatti contestati riguarderebbero episodi fino al 2015.

“L’azienda conferma la presenza della Guardia di Finanza negli uffici di Milano e nello stabilimento di Taranto di ArcelorMittal Italia e sta collaborando fornendo le informazioni richieste”. È quanto afferma ArcelorMittal in una nota. Ieri l’azienda ha annunciato un passo indietro nello spegnimento degli altiforni fino all’udienza al tribunale di Milano fissata per il 27 novembre.

Una delle ipotesi al vaglio della Procura di Milano è che ArcelorMittal abbia ‘pilotato’ la crisi della ex Ilva facendole perdere valore, alla luce della circostanza che le perdite dell’acciaieria sono raddoppiate in un anno. A giovarsene, come dicono i Commissari straordinari nel ricorso, potrebbero essere stati gli stessi franco-indiani che avrebbero ‘eliminato’ un concorrente dalla piazza. Un’altra ipotesi che potrebbe spiegare il ‘depauperamento’ è che ArcelorMittal non avesse più interesse a tenere la ex Ilva, resasi conto delle difficoltà nel mercato italiano, come per esempio il costo del lavoro nel nostro Paese o le resistenze dei sindacati.

All’acciaieria di Taranto, sono stati convocati oggi i sindacati interni per una riunione sul nodo delle aziende degli appalti che protestano con un presidio davanti alla portineria C. ArcelorMittal ha convocato i sindacati dei metalmeccanici per venerdì alle 14 in un hotel di Roma. Lo riferiscono fonti sindacali. Si tratta di un altro incontro dopo quello avuto al MiSE, qualche giorno fa. Venerdì poi in serata il premier Giuseppe Conte incontrerà i vertici della multinazionale.

Due dirigenti di ArcelorMittal, dell’area commerciale, sono stati sentiti questa mattina in procura a Milano nell’ambito dell’inchiesta sul caso Ilva, come persone informate dei fatti. Uno dei punti su cui i magistrati milanesi stanno facendo accertamenti è la gestione del magazzino dell’acciaieria di Taranto. Di fronte all’ipotesi di un depauperamento della società, i magistrati e la Guardia di Finanza stanno verificando, sentendo i testimoni e attraverso l’acquisizione dei documenti, se questa possa essere supportata o meno dagli atti. In pratica, gli inquirenti stanno verificando da inventario l’entità del magazzino e con l’esame dei contratti stipulati se c’è stata una sua corretta gestione. Gli accertamenti sono fatti nell’ambito dell’ipotesi di reato contemplato dall’articolo 232 della legge fallimentare comma 2.

Ovvero, un reato che si contesta a chi ‘senza concorso con il fallito’ commette comunque un reato di bancarotta per distrazione. In particolare, il comma 2 dell’articolo riguarda chi ‘essendo consapevole dello stato di dissesto dell’imprenditore distrae o ricetta merci o altri beni dello stesso o li acquista a prezzo notevolmente inferiore al valore corrente, se il fallimento si verifica’. Per quanto riguarda, invece, l’ipotesi di reato di false informazioni al mercato, l’attenzione degli inquirenti si concentra sui comunicati al mercato di ArcelorMittal sull’Ilva degli ultimi tre mesi.

Oltre all’aggiotaggio informativo, ossia alle false comunicazioni al mercato, nell’inchiesta milanese sull’addio di ArcelorMittal all’Ilva i Pm contestano il reato di distrazione di beni del fallimento. Gli inquirenti anche oggi stanno sentendo alcuni testimoni nell’indagine e sono previste anche acquisizioni di documenti da parte degli investigatori. Allo stato il fascicolo con ipotesi di reato è a carico di ignoti.

Il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e i Pm Stefano Civardi e Mauro Clerici, nel fascicolo aperto nei giorni scorsi, contestano presunte false comunicazioni al mercato, ossia l’aggiotaggio informativo, e anche il reato previsto dall’articolo 232 della legge fallimentare, ossia la distrazione di beni e risorse senza il concorso del fallito e dopo un fallimento, quello in questo caso che ha riguardato l’Ilva negli anni scorsi.

La legge, infatti, punisce “con la reclusione da uno a cinque anni chiunque, dopo la dichiarazione di fallimento, fuori dei casi di concorso in bancarotta o di favoreggiamento, sottrae, distrae, ricetta ovvero in pubbliche o private dichiarazioni dissimula beni del fallito”.

In sostanza, gli inquirenti puntano a verificare se dirigenti e manager del gruppo con le loro condotte abbiano sottratto e distratto beni e risorse dall’Ilva fallita, dopo che hanno iniziato a gestirla col contratto d’affitto, contratto da cui hanno chiesto di recedere dando anche l’avvio alla causa civile. La contestazione di aggiotaggio informativo, invece, si concentra su alcuni comunicati stampa diffusi da ArcelorMittal e che avrebbe avuto effetti sul mercato, effetti in questo caso sui mercati esteri dove la capogruppo dell’azienda franco indiana è quotata. Intanto, nell’ufficio del Pm Civardi gli inquirenti stanno ascoltando persone informate sui fatti, proseguendo l’attività già iniziata ieri con l’ascolto di dirigenti dell’amministrazione straordinaria dell’ex Ilva.

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