Sport e Benessere – Dimagrimento, Reset Metabolico, Deficit Calorico e Densità Mitocondriale – Rubrica a cura del dottor Andrea Melis.

Andrea Melis ultima foto

Cagliari, 8 Nov 2019 – Il dimagrimento è l’obbiettivo molto spesso di chi si avvale di un Personal Trainer.

Il Reset Metabolico è quella fase che si affronta quando si presenta un Gap confermato tra le calorie che si assumono e quelle che effettivamente dobbiamo assumere.

È una fase necessaria per impostare un dimagrimento efficace e duraturo nel tempo.

Per una delucidazione completa vi rimando a questo articolo (https://www.projectinvictus.it/reset-metabolico/).

Durante questa fase è opportuno occuparci di quattro punti che poi dovranno essere continuamente monitorati e migliorati attraverso i parametri allenanti.

TAB rubrica Andrea Melis

 

Arrivati alla fase di deficit calorico se abbiamo fatto tutto bene vedremo il nostro sogno di dimagrire concretizzarsi.

Può capitare di non dimagrire?

Si.

Ora senza andare sempre molto lontano negli articoli scientifici, essendo la mia una rubrica di Cronaca, prendendo ad esempio Wikipedia leggiamo che ” Uno dei motivi più comuni per cui si ricorre all’attività aerobica è quello di ridurre i depositi di grasso corporeo depositato nel tessuto adiposo (trigliceridi), e quindi di enfatizzare il processo metabolico della lipolisi. La caratteristica del sistema energetico aerobico è infatti quella di ossidare lipidi e glucidi, con una prevalenza dell’uno o dell’altro substrato a seconda di diverse variabili. A determinare il dimagrimento infatti non è tanto il deficit calorico eventuale che si viene a creare con l’allenamento, ma una serie di eventi e modifiche metaboliche e fisiologiche determinate dall’attività stessa e dall’alimentazione, che inducono dei miglioramenti sul lungo termine sotto il profilo dell’efficienza metabolica del corpo. Il dispendio calorico totale non rivela la provenienza delle calorie spese, che possono derivare da molteplici fonti: acidi grassi liberi (FFA) plasmatici, glicogeno muscolare, glicogeno epatico, glucosio ematico, carboidrati e lipidi assunti con la dieta, trigliceridi depositati nel tessuto adiposo, trigliceridi intramuscolari (IMTG), proteine/amminoacidi, o altri substrati glucogenetici quali glicerolo, lattato e piruvato ”.

E ancora ”La mera valutazione del dispendio calorico non lascia intendere se l’allenamento è stato produttivo ai fini dell’impiego di trigliceridi depositati nel tessuto adiposo, cioè il substrato che interessa intaccare per ridurre le riserve di grasso, ma, a seconda di alcune misure prese, è possibile massimizzare il dispendio calorico a carico dei lipidi piuttosto che dei glucidi o altri substrati. Spesso non si considerano molti fattori più specifici che possono condizionare la lipolisi, in positivo o in negativo ”.

Perché vi dico questo?

Perché ho visto molti reset metabolici fallire e molte ragazze tonificarsi senza però vedere più di tanto le circonferenze diminuire ed il peso calare.

Tralasciando tutti quei casi in cui la risalita calorica è stata fatta a singhiozzo o in maniera non congrua con l’allenamento, andando alla fase del deficit ho ravvisato il problema proprio in chi non curava i quattro punti sopra elencati e in particolare molto spesso nei punti nei punti due e tre.

Il metabolismo anaerobico lattacido lo possiamo correlare in maggiore percentuale ai punti uno e quattro, lo caratterizza il fatto di essere composto da due processi metabolici (Glicolisi Anaerobica e Ciclo di Cori) e dall’utilizzo dei substrati energetici del glicogeno e del glucosio.

Il metabolismo aerobico lo possiamo collegare ai punti rimanenti.

È composto da cinque (Cinque) processi metabolici: Glicolisi aerobica; β-ossidazione; Ciclo di Krebs; Fosforilazione ossidativa; Catena di trasporto degli elettroni e ha come substrati energetici: Trigliceridi/Acidi grassi (basse e medie intensità); Glicogeno/Glucosio (medie e alte intensità); proteine/amminoacidi (lunga durata).

Per dovere di cronaca il metabolismo aerobico è quello che usiamo principalmente nelle 23 ore restanti della nostra giornata a carico dei grassi chi più chi meno.

Chi fa parte della schiera dei meno, pur andando in palestra, pur avendo fatto un reset metabolico, il Cammino di Santiago e il pellegrinaggio a Lourdes probabilmente ha sbagliato qualcosa.

Giorni fa lavorando mi sono soffermato a osservare di nuovo in palestra soci di sesso maschile che pur avendo una muscolatura sviluppata avevano la canonica pancetta e soci di sesso femminile che pur essendo visibilmente più toniche non avevano una silouette più fine.

Il punto che hanno in comune e che ho osservato è che c’era una non paritaria cura dei parametri allenanti per quanto concerne il lavoro con i sovraccarichi e il lavoro aerobico.

I sovraccarichi è vero che danno il boost che ci serve nella ricomposizione corporea perché rendono il tessuto muscolare, rispetto a quello adiposo, maggiormente captante (Recettori Glut 4), per quanto concerne i grassi nel medio lungo a termine in allenamento, ma soprattutto a riposo.

È anche vero però che il metabolismo aerobico privilegia una gamma di substrati energetici che il metabolismo anaerobico non ha.

” L’ allenamento di endurance incide sull’utilizzo di substrati e sulla capacità di dare luogo ad uno shift metabolico che porta ad una maggiore ossidazione di lipidi riducendo il catabolismo del glicogeno durante l’esercizio ” (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Sistemaaerobico ).

Ho avuto modo di avere clienti che avevano difficoltà a vedere il peso e le circonferenze calare pur avendo una crescita continua dei parametri allenanti nel lavoro con i pesi.

Il punto debole era l’allenamento aerobico.

Il gap era enorme.

Considerato che i mitocondri sono la centrale deputata al consumo degli acidi grassi il punto da allenare sta qua.

” Gli acidi grassi vengono demoliti in Acetil-CoA, i mitocondri rastrellano le molecole di Acetil-CoA e le utilizzano per produrre energia attraverso cicli metabolici come ad esempio il ciclo di Krebs.

Se i mitocondri non bruciano l’Acetil-CoA [L’acetil-coenzima A (CH3COSCoA) spesso abbreviato in acetil-CoA, è una molecola fondamentale nel metabolismo di tutti gli organismi viventi, in alcune vie metaboliche fondamentali l’acetil coenzima A occupa una posizione central, il ruolo principale è permettere l’utilizzo del prodotto della glicolisi (il piruvato) nel ciclo di Krebs, inoltre è fondamentale nel metabolismo degli acidi grassi e degli amminoacidi], questo è trasportato al tessuto adiposo dove diventa grasso.

Come possiamo fare per aumentare il numero dei mitocondri e soprattutto la loro efficienza?

Tra i fattori che sono in grado di modificare l’attività mitocondriale, l’attività fisica è sul gradino più alto del podio. Non importa ciò che si fa, per poco o tanto che sia, ciò che conta è migliorare la personale performance ”.

(https://www.dietology.it/index.php/area-dietologica/dieta-e-metabolismo-modificano-i-mitocondri ).

Migliorare i parametri allenanti del volume, dell’intensità e della densità nell’ allenamento aerobico è la chiave che ci serve per completare il processo di dimagrimento. A.M.

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