ArcelorMittal. Incontro governo-azienda a Palazzo Chigi. Lavoratori in presidio a Taranto.

Ex Ilva di Taranto_virtici Ancelor a Palazzo Chigi

Roma, 6 Nov 2019 – Vertice a Palazzo Chigi sull’ex Ilva, dopo l’annuncio di recesso dal contratto da parte di ArcelorMittal. Intorno a un tavolo ci sono Giuseppe Conte e i ministri Stefano Patuanelli, Roberto Gualtieri, Giuseppe Provenzano, Roberto Speranza, Teresa Bellanova e il sottosegretario Mario Turco. Per l’azienda presenti il patron di Arcelor Mittal Lakshmi Mittal e Aditya Mittal. Il presidente del Consiglio, prima dell’incontro: “Faremo il possibile perché la controparte rispetti gli impegni contrattuali”.

In attesa dell’esito del tavolo a Palazzo Chigi con il premier Conte sul futuro di ArcelorMittal e dell’acciaierie dell’ex Ilva e dei suoi 10.777 lavoratori, il sindacato si spacca. La Cisl-Fim annuncia (alla stampa) uno sciopero immediato, mentre gli altri sindacati: Fiom (il primo sindacato a Cornigliano), Uilm (il primo sindacato a Taranto) e Ubs preferiscono in queste ore sospendere ogni decisione. “No a decisioni solitarie” dice la Uilm. “Prima di decidere aspettiamo esito tavolo e decisioni consiglio fabbrica” dice la Fiom.

L’annuncio dello sciopero era stato fatto questa mattina dal leader Fim Marco Bentivogli dopo aver appreso della presentazione, da parte di ArcelorMittal, dell’avvio della procedura di cessione di ramo d’azienda che coinvolgerà 12 siti per un totale di 10.777 dipendenti del perimetro aziendale oggetto di trasferimento ai commissari. Il passo indietro di ArcelorMittal sta creando notevoli tensioni. I lavoratori sono in presidio davanti allo stabilimento della città pugliese.

La multinazionale dell’acciaio spiega che il recesso del contratto deriva dall’eliminazione della protezione legale. La Protezione legale – si osserva – costituiva “un presupposto essenziale su cui AmInvestCo e le società designate hanno fatto esplicito affidamento e in mancanza del quale non avrebbero neppure accettato di partecipare all’operazione né, tantomeno, di instaurare il rapporto disciplinato dal Contratto”.

Ci vorrà qualche giorno prima che la Sezione specializzata imprese del Tribunale di Milano assegni ad un giudice, con fissazione poi della data d’udienza, la causa intentata con un atto di citazione da ArcelorMittal che chiede di recedere dal contratto di affitto dell’ex Ilva di Taranto. In media, da quanto si è saputo, ci vogliono una decina di giorni per iscrivere a ruolo la causa e trasmetterla alla Sezione che poi l’assegna ad un giudice. In questo caso, però, data la rilevanza, i tempi potrebbero essere più brevi.

Si tratta della multinazionale che ha acquisito l’ex Ilva con una gara a giugno 2017 ed è subentrata nella gestione, all’amministrazione straordinaria, a novembre 2018 assumendo 10.700 persone dall’ex Ilva di cui 8.200 a Taranto. Lunedì però, ArcelorMittal ha notificato ai commissari la volontà di recedere dal contratto adducendo una serie di ragioni tra cui il venir meno della immunità penale sul piano ambientale, soppressa dal decreto Imprese ora divenuto legge; la situazione dell’altoforno 2, che rischia di fermarsi per intervento della magistratura e trascinarsi anche gli altiforni 1 e 4, lasciando così la fabbrica senza impianti per la produzione di ghisa che poi viene trasformata in acciaio; e infine il clima ostile da parte delle istituzioni, locali e non.

Ieri i legali di ArcelorMittal hanno depositato contro i commissari, al Tribunale di Milano – sede legale della società siderurgica – un atto di citazione dove dicono fra l’altro che anche il ripristino dell’immunità penale non sarebbe sufficiente perché esistono diverse altre criticità che rendono impossibile eseguire il contratto di acquisizione, mentre questa mattina ArcelorMittal farà partire la procedura tecnica con cui riconsegna alla stessa amministrazione straordinaria sia gli impianti che gli stabilimenti e il personale assunto. La procedura non si conclude oggi ma avrà un suo iter e l’azienda ha detto che sin quando rimarrà, manderà comunque avanti gli impianti, assicurerà la manutenzione e retribuirà il personale dipendente. È stato l’ad Morselli a ufficializzare l’avvio di questa procedura incontrando ieri sera i sindacati metalmeccanici provinciali a Taranto. Insieme al presidio all’esterno della fabbrica, è riunito in seduta permanente anche il consiglio di fabbrica cui toccherà, in base all’evolversi della situazione e di cosa accadrà oggi a Palazzo Chigi, decidere o meno eventuali, ulteriori iniziative.

”Vedremo che cosa ci dirà l’azienda, posso dire che la posizione di Italia Viva è che i patti si rispettano. Nessuno a partire dall’impresa deve permettersi di mettere in discussione un progetto di risanamento ambientale e di rilancio industriale come quello che prevede l’attività nello stabilimento di Taranto, di Genova e di Novi Ligure”. Lo ha detto la ministra Teresa Bellanova e capo delegazione Iv al Governo, a margine di un incontro alle Politiche Agricole.

ArcelorMittal non è Cappuccetto Rosso che è entrato in un bosco che non conosceva, questo è il momento della responsabilità: stiamo parlando del più grande gruppo multinazionale che c’è al mondo che non ha deciso di comprare l’Ilva all’oscuro della situazione che c’era e dei problemi che c’erano”. Lo dice il leader della Cgil, Maurizio Landini ospite di Circo Massimo su Radio Capital. “Non a caso – ricorda- una delle questione richiesta era la questione penale: ora non possono dire non ho visto, non c’ero, se c’ero dormivo, furberie oggi non sono consentite a nessuno”.

“Bisogna prepararsi all’eventualità di un’altra cordata”. Lo dice il governatore della Puglia, Michele Emiliano, in una intervista al ‘Corsera’ sul caso dell’ex Ilva. ‘Se Arcelor Mittal confermerà la sua decisione -avverte- bisognerà pensare a un’altra cordata. Si può fare anche in tempi brevi. Del resto, si può provare a chiamare anche la cordata arrivata seconda. Arcelor Mittal non abbandona mica per l’immunità penale, una cosa che non esiste in nessuna parte del mondo e che stava per essere esaminata dalla Corte costituzionale. Il vero motivo è la crisi generalizzata del settore che ha indotto Arcelor Mittal a ritenere di aver sbagliato a stipulare il contratto”.

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