Sciacca, colloqui in carcere con i boss: fermato un Radicale

Carcere Sicilia

Palermo, 4 Nov 2019 – La Procura di Palermo ha fermato 5 persone accusate a vario titolo di associazione mafiosa e favoreggiamento. In carcere, tra gli altri, sono finiti il capomafia di Sciacca Accursio Dimino e Antonello Nicosia, membro del Comitato nazionale dei Radicali italiani per anni impegnato in battaglie per i diritti dei detenuti. Insieme a una parlamentare di Leu di cui si sarebbe detto collaboratore ha incontrato diversi boss detenuti. Secondo la Procura avrebbe fatto da tramite tra capimafia, alcuni dei quali al 41 bis, e i clan, portando all’esterno messaggi e ordini.

Dalle intercettazioni emerge che per Nicosia il latitante Matteo Messina Denaro era “il primo ministro”, ma non aveva lo stesso ‘rispetto’ per le vittime di mafia. L’assistente parlamentare, conduttore in tv della trasmissione “Mezz’ora d’aria”, parlava di legalità e diritti mentre dalle intercettazioni degli investigatori risulterebbe che insultasse il giudice Giovanni Falcone: “È stato un incidente sul lavoro”, chiosava.

La parlamentare al cui seguito Nicosia è entrato in istituti di pena di alta sicurezza come Tolmezzo è Giuseppina Occhionero, 41 anni, molisana. L’avvocata, è stata eletta alle ultime elezioni politiche nelle liste di Leu ed è recentemente passata a Italia Viva, il partito di Renzi. La deputata non è indagata, ma sarà sentita dai Pm di Palermo come testimone. Sostenendo di essere collaboratore della donna – i magistrati hanno delegato accertamenti alla Camera per verificare se sia vero – Nicosia poteva avere incontri con padrini mafiosi.

Scarcerato nel 2016 dopo due condanne per associazione mafiosa interamente scontate, appena uscito di galera è tornato al suo posto al vertice della famiglia mafiosa di Sciacca. Accursio Dimino, 61 anni, boss di “fede” corleonese, amico fedele della famiglia del latitante Matteo Messina Denaro, è stato fermato oggi dalla Procura di Palermo con l’accusa di associazione mafiosa. Appena lasciata la cella è tornato a essere pedinato e intercettato dalle forze dell’ordine che in tre anni d’indagine hanno accertato come non avesse perso nulla del suo ruolo di capo.   Estorsioni, affari con la mafia americana, riciclaggio, Dimino è tornato in affari dunque subito dopo la liberazione. Nel 2010 la Dia gli ha sequestrato beni per oltre un milione. Nel 1996, è stato condannato a 10 anni di reclusione per associazione mafiosa, detenzione illecita di armi e danneggiamento. Prima di essere arrestato, la prima volta, nel1993, insieme ai fratelli gestiva un’attività di commercio di prodotti ittici e faceva il docente di educazione fisica in diversi istituti scolastici statali. Scarcerato il 12 aprile2004 e ritornato a Sciacca, Dimino, secondo gli inquirenti aveva ripreso i suoi contatti con i boss.

Il 4 luglio 2008, è finito di nuovo in cella, nell’ambito dell’operazione “Scacco matto”, sempre con l’accusa di associazione mafiosa finalizzata ad acquisire la diretta gestione di attività economiche ed appalti di opere pubbliche nel settore edile e turistico-alberghiero, il controllo della fornitura di calcestruzzo, automezzi e manodopera specializzata. Nell’indagine sono emersi scambi di “pizzio” tra Dimino e il boss latitante Matteo Messina Denaro. Nel 2010 è stato condannato dal Gup di Palermo ad 11 anni e 8mesi di reclusione.

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