L’offensiva dell’esercito del Sultano turco contro le milizie curde in Siria. Gli Usa: “Ankara si fermi”. E l’Isis rivendica il primo attentato.

Erdogan con i suoi mezzi militari uccide gia' quasi 500 persone in soli due giorni

Ankara, 12 Ott 2019 – L’offensiva turca nel nord-est della Siria è penetrata fino a 8 km dal lato di Tal Abyd e 4 km dal lato di Ras al Ayn, le due località di frontiera da cui è partita mercoledì l’incursione di Ankara. Lo ha detto il vicepresidente turco Fuat Oktay. L’obiettivo dichiarato dalla Turchia è di creare una zona cuscinetto profonda almeno 30 km.

L’attentato compiuto oggi con un’autobomba nella città di Qamishli è stato rivendicato dall’Isis, secondo cui l’esplosione ha causato “decine” di vittime. Lo riferisce il Site, sito di monitoraggio del jihadismo online. Qamishli si trova nella zona sotto controllo curdo del nord della Siria, a est rispetto all’area in cui la Turchia ha avviato la sua operazione militare. Nella stessa zona c’è il carcere colpito da un raid turco, da cui, secondo le autorità locali, sarebbero poi fuggiti 5 jihadisti dell’Isis. L’Onu: almeno 100 mila persone in fuga In Siria, dall’inizio dell’offensiva turca, ci sono almeno 100 mila sfollati. Lo sottolinea l’Onu.

Dopo i dubbi del presidente russo Putin, il monito del presidente del Consiglio europeo Tusk e l’appello del premier italiano Conte, arriva la posizione di Washington. Il Pentagono ha “esortato con vigore” la Turchia a “porre termine” alle operazioni in Siria. Con esse, Ankara “rischia gravi conseguenze”, ha avvertito il ministro della Difesa americano, Mark Esper, riaffermando il “valore delle relazioni bilaterali strategiche” tra Washington e Ankara.

E il Pentagono comunica anche gli Usa dispiegheranno complessivamente in Arabia Saudita ulteriori 3.000 soldati, cifra che include anche l’invio di militari già annunciato nell’ultimo mese, dopo l’attacco ai siti petroliferi di Riad. “Gli Usa non cercano alcun conflitto con l’Iran, ma manterranno una robusta presenza militare nell’area per essere pronti a rispondere a ogni eventuale crisi e a difendere le forze e gli interessi americani nella regione”, ha dichiarato il portavoce del Pentagono.

La Casa Bianca ha autorizzato sanzioni contro la Turchia, senza per ora applicarle. Lo ha annunciato il segretario al Tesoro statunitense, Steven Mnunchin, in relazione all’offensiva della Turchia contro i curdi nel nordest della Siria. Gli Usa possono “neutralizzare” l’economia turca, “se sarà necessario”, ha aggiunto Mnuchin.

Le forze turche impegnate nell’offensiva contro i curdi nel nord della Siria avrebbero bombardato per sbaglio uomini delle forze speciali americane presenti nell’area. Lo riporta Newsweek citando fonti dell’intelligence curdo-irachena e un alto funzionario del Pentagono. Le forze Usa, una compagnia formata da 50 a 100 uomini, stavano operando sulla collina di Mashtenour nella città di Kobane e sarebbero state raggiunte da colpi di artiglieria sparati dalle postazioni turche, nonostante Ankara dovrebbe sapere dove si trovano truppe americane. Secondo una fonte statunitense, non risultano feriti tra i soldati americani, ma fonti locali curde riferiscono di due soldati francesi feriti, presenti nella base della coalizione internazionale.

“Non è accurato” dire che le truppe americane siano state attaccate in Siria dalla Turchia. Lo afferma un funzionario del Pentagono citato dai media americani. Secondo indiscrezioni, comunque, le forze speciali statunitensi nel nord della Siria sono state spostate dalle loro postazioni dopo che colpi di artiglieria turca sono esplosi nelle vicinanze.

Il ministero della Difesa turco ha smentito di aver colpito un check-point americano nelle vicinanze di Kobane. “Sappiamo dove si trovano le basi della coalizione e colpire basi americane è fuori discussione. Nessun check point americano è stato colpito”, ha fatto sapere con un comunicato.

“Siamo terribilmente scioccati e delusi dalle dichiarazioni di esponenti del governo italiano” riguardo l’operazione militare turca nel Nord siriano: lo ha dichiarato l’ambasciatore della Turchia a Roma, Murat Salim Esenli, incontrando la stampa. “Siamo allo stesso modo scioccati e delusi da simili dichiarazioni di altri Paesi: Se il loro fine è di usare un’organizzazione terroristica come strumento per la Nato, allora abbiamo un problema molto serio”, ha aggiunto il diplomatico turco, che ha spiegato come agli occhi della Turchia “l’alleanza” tra le milizie curde delle Forze Democratiche siriane (che hanno affiancato gli Usa nella guerra all’Isis in Siria) sia un “pericoloso errore”. Perché, ha sottolineato più volte il rappresentante turco, dal 2017 le milizie Ypg-Ypd “si sono messe a usare il nome di Forze democratiche siriane per evitare la reazione della Turchia e sfortunatamente in questo Paese (l’Italia, ndr) e in molti altri questi approccio deviato è stato accettato, cosa che ci preoccupa estremamente. Perché in fine dei conti quello che fa la Nato è cercare di eliminare una organizzazione terroristica, usandone un’altra”.

“Abbiamo spiegato le ragioni dell’operazione, le abbiamo comunicate alle Nazioni Unite formalmente, se dopo queste spiegazioni” ci sono “critiche e commenti” sulle azioni della Turchia, “le consideriamo un supporto alle organizzazioni terroristiche” ha aggiunto Murat Salim Esenli. “Da 8 anni spieghiamo cosa succede ai nostri confini, se vediamo una persistenza” del sostegno alle milizie curde Ypg-Pyd, “lo consideriamo un supporto a un’organizzazione terroristica”, ha ribadito.

Medici Senza Frontiere (MSF) è molto preoccupata per il destino della popolazione civile a seguito dell’operazione militare turca in Siria nord-orientale. Città e villaggi lungo il confine sono stati colpiti da bombardamenti pesanti. Alcuni ospedali sono stati chiusi, molte persone stanno fuggendo dai combattimenti e cercano rifugio e sicurezza dove possono. Le équipe di MSF sono ancora presenti in Siria nord-orientale – ad Ain Al Arab (Kobane), Ain Issa, Al Mallikeyeh (Derek), Tal Tamer, Tal Kosher, Al Hol e Raqqa – per rispondere ai crescenti bisogni delle persone e continueranno a fornire assistenza medico-umanitaria ovunque sarà possibile.

Il ministro turco della Difesa, Hulusi Akar, ha annunciato che sono “in totale 342 i terroristi neutralizzati” dall’inizio dell’ ‘Operazione fonte di pace’ nel  nord-est della Siria. Lo ha riportato l’agenzia di stampa ‘Anadolu’, secondo la quale Akar, nel corso di un incontro con alcuni responsabili dell’esercito, ha dichiarato che “il nostro obiettivo è porre fine all’esistenza dei terroristi, in particolare di Daesh e Pkk/Pyd-Ypg, a est dell’Eufrate e stabilire un corridoio di pace per  garantire il ritorno dei nostri fratelli siriani nella loro terra,  nelle loro case”. Il ministro ha quindi dichiarato che l’ ‘Operazione fonte di pace’  continua “con successo, come previsto”. I militari turchi usano il termine “neutralizzati” per indicare i miliziani uccisi o catturati.

Le autorità turche hanno arrestato 121 persone con l’accusa di “propaganda terroristica” per i loro messaggi critici sui social media verso l’operazione militare di Ankara contro le milizie curde nel nord-est della Siria. Lo ha riferito il ministro dell’Interno turco Suleyman Soylu, aggiungendo che sono “quasi 500” le persone complessivamente sotto inchiesta.

È salito ad almeno 9 il numero delle vittime civili in Turchia a seguito di attacchi con razzi o colpi di mortaio lanciati verso le località di frontiera dalle zone sotto il controllo curdo nel nord-est della Siria. Lo riferisce Anadolu, secondo cui altre due persone sono morte per attacchi avvenuti oggi e una terza a seguito di ferite riportate in un raid di ieri. Tra le 9 vittime ci sono 4 adolescenti e un bimbo rifugiato siriano di 9 mesi.

L’esercito turco ha preso intanto il controllo di un ckeck point all’ingresso della località Ras al-Ain, nel Nord della Siria, sul confine con la Turchia. Lo riporta Al Jazeera. La postazione militare era controllata dalle Forze democratiche siriane. Ankara ha annunciato inoltre che un primo soldato è stato ucciso combattendo contro la milizia curda delle Unità di protezione popolare (Ypg).

La Turchia deve capire che “non accetteremo che i rifugiati siano usati come arma per ricattarci”, quindi “considero le minacce del presidente Erdogan completamente fuori posto” ha detto il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk al termine dell’incontro con il presidente cipriota Anastasiades a Nicosia. L’operazione unilaterale della Turchia “si deve fermare”, la situazione va risolta “attraverso canali politici e diplomatici”, ha aggiunto.

Sui foreign fighter che si trovano nell’area siriana dove la Turchia ha sferrato la sua offensiva, “c’è seria preoccupazione” ha afferma intanto una fonte Ue altamente qualificata, in vista della discussione al consiglio dei Ministri degli Esteri dell’Ue di lunedì, a Lussemburgo.

In politica estera l’Unione europea si sta confermando “marginale, come la crisi siriana sta in queste ore dimostrando”. Lo ha sottolineato il presidente Sergio Mattarella parlando della crisi siriana da Atene dove si trova per un vertice internazionale. Gli avvenimenti in Siria già due anni fa “comportavano conseguenze molto gravi, innanzitutto peri siriani ma anche per la Ue. Allora l’Europa era priva di influenza sostanziale: oggi è ancora più così. I protagonisti sono altri ma – ha osservato – le conseguenze cadono sull’Europa”. Per Mattarella oggi più che mai è “indispensabile una politica comune sempre più forte ed integrata”, sia in politica estera che nella Difesa. “La costruzione della Pesc è un passaggio obbligato”, ha aggiunto. “L’Unione europea deve fare due cose e perseguire due obiettivi: la difesa del multilateralismo e assicurare agli europei un soggetto che li rappresenti in maniera autorevole. La Ue è la massima definizione possibile del multilateralismo e lo difende. In un mondo di colossi serve una presenza autorevole della Ue nella scena internazionale”. Il capo dello Stato ha molto insistito sulla necessità di “una politica di difesa comune” per “garantire agli europei capacità di influire negli scenari internazionali, naturalmente in sintonia con la Nato”. Quello con l’Alleanza atlantica è infatti “un legame indistruttibile qualunque siano le difficoltà”.

“L’Unione europea non può accettare questo ricatto”. Così il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, commenta gli ultimi sviluppi sulla posizione della Turchia sulla enclave curda in Siria. Conte ha sottolineato che la posizione italiana sarà esposta in maniera “forte e chiara” nel prossimo consiglio europeo della prossimo settimana. Non può essere – ha rimarcato – che l’attività fin qui svolta dalla Turchia per l’accoglienza dei profughi siriani, tra l’altro da noi sostenuta con cospicui investimenti, diventi uno strumento di ricatto per una iniziativa militare che non possiamo accettare, che deve immediatamente cessare e che non può non avere la riprovazione della comunità internazionale”.

“Non sono sicuro che l’esercito turco possa controllare la situazione o farlo rapidamente”, “i curdi abbandonano i campi dove i combattenti dell’Isis sono detenuti” e questi ultimi sono in grado di fuggire”. Lo ha dichiarato alla tv di stato il presidente russo, Vladimir Putin, a proposito della situazione in Siria. Per Putin, l’operazione nel nordest della Siria contro le milizie curde siriane da parte dell’esercito turco, che le considera terroriste, rischia di causare una rinascita dell’Isis in tutta la regione. Migliaia di jihadisti del gruppo estremista sono rinchiusi in carceri controllate dai curdi e rischiano di tornare in libertà, “è una minaccia reale per noi, per voi”, ha dichiarato Putin ad Achkhabad, in Turkmenistan.

“Dove andranno? Attraverso il territorio turco o altri territori? Più profondamente in Siria su territori sotto il controllo di nessuno e quindi in Iraq, o verso altri Paesi della regione?”, ha aggiunto. Inoltre, il presidente russo ha promesso di “mobilitare le risorse dei servizi speciali per contrastare l’emergenza di questa nuova minaccia”.

“La possibilità di imporre sanzioni alla Turchia è sul tavolo e l’Ue ne discuterà al Consiglio europeo della settimana prossima”: lo ha detto stamattina, ai microfoni di France Inter, la viceministra per gli Affari europei francese, Amelie de Montchalin.

La de Montchalin ha aggiunto che “non si può rimanere impotenti di fronte a una situazione scioccante per i civili, per le forze siriane per 5 anni al fianco della coalizione anti-Isis, ma soprattutto per la stabilità della regione”.

“Non abbiamo più soldati lì perché abbiamo vinto e siamo andati via, abbiamo riportato la vittoria negli Stati Uniti”. Così Donald Trump in un comizio a Minneapolis ha difeso ancora la sua decisione di ritirare i militari americani dal nord della Siria, mossa criticata anche da molti repubblicani perché considerato un tradimento degli alleati curdi. “La Turchia ora sta conducendo una dura campagna contro i curdi – ha detto poi Trump – noi andiamo d’accordo con i curdi, li abbiamo aiutati e non dimenticate che stanno combattendo per la loro terra”. Attaccando poi chi lo critica per il ritiro, ha aggiunto: “dovevamo rimanere in Siria per 30 giorni, ed ora siamo stati lì per 10 anni –  ha detto – dovevamo rimare in Afghanistan per un breve tempo, e siamo lì da quasi 19 anni”. “È il momento di riportarli a casa, abbiamo fatto il nostro lavoro”, ha concluso.

La Turchia finora è rimasta all’interno della linea rossa dal presidente Usa Donald Trump. Trump ha richiesto un’offensiva “umana”. Secondo quanto riferiscono funzionari Usa, l’azione oltre l’avvertimento è la “pulizia etnica … Attacchi aerei o altri attacchi contro le popolazioni civili”. “Questo è ciò che stiamo vedendo in questo momento. Non abbiamo visto esempi significativi di questo finora, ma è molto presto”, ha detto ai giornalisti un funzionario a condizione di anonimato.

La deputata repubblicana al Congresso Usa, Liz Cheney, è pronta a presentare nei prossimi giorni una legge che impone sanzioni alla Turchia per l’attacco alle milizie curde. La figlia dell’ex vicepresidente Dick Cheney, nonostante sia una delle più strette alleate di Donald Trump, si è unita al coro delle critiche contro il presidente per aver abbandonato gli alleati curdi. Oltre 20 deputati repubblicani avrebbero già espresso sostegno alla sua proposta. Tra questi il leader della minoranza repubblicana alla Camera Kevin McCarthy.

Se l’Ue ci accuserà di “occupazione” della Siria e ostacolerà la nostra “operazione” militare, “apriremo le porte a 3,6 milioni di rifugiati e li manderemo da voi”. Lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, parlando ai leader provinciali del suo partito, Akp (Partito della giustizia e dello sviluppo). A meno di 24 ore dall’inizio dell’operazione militare “Fonte di pace” nel nord-est della Siria, “109 terroristi sono stati uccisi” dai raid della Turchia, ha detto il presidente turco.

La Turchia ha affermato in una lettera al Consiglio di Sicurezza Onu che la sua operazione militare sarebbe “proporzionata, misurata e responsabile”. “L’operazione prenderà di mira solo terroristi e i loro nascondigli, rifugi, armi ed equipaggiamenti”, si legge ancora nel documento, di cui l’Ansa ha avuto visione, precisando che vengono “adottate tutte le precauzioni per evitare danni collaterali alla popolazione civile”. Nella lettera inviata da Ankara al Consiglio di Sicurezza Onu, si afferma che “i negoziati con gli Usa su una zona di sicurezza rimangono inconcludenti”.

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