Erdogan ordina l’attacco: l’esercito turco invade il nord della Siria. Colpite le postazioni curde

Erdogan ordina attacco contro i kurdi in Siria

Ankara, 9 Ott 2019 – Dopo giorni di annunci e di pressing diplomatico, l’operazione turca contro la milizia curda in Siria è cominciata. Lo ha annunciato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. Quattro esplosioni sono stati segnalati nella città di Ras al-Ain, al confine con la Turchia, contro postazioni delle milizie curde di protezione popolare (Ypg), riferisce Al Jazeera. Oltre i raid aerei, l’esercito turco sta bombardando con colpi di artiglieria le postazioni curde nel Nord della Siria, al confine. Lo riferiscono i media locali.

“Secondo le prime notizie, ci sono vittime tra la popolazione” a causa dei bombardamenti turchi su obiettivi controllati dai curdi nel nordest della Siria. “Almeno due civili sono stati uccisi e altri due sono rimasti feriti nei bombardamenti turchi su un villaggio a ovest di Ras Al-Ain”. Lo hanno fatto sapere le Forze democratiche siriane (Sdf), parlando di “bombardamenti intensivi da parte dei jet turchi su postazioni militari e villaggi civili nella zona di Ras al-Ain, Tal Abyad, Qamishli e Ain Issa. Secondo le Sdf, circa 25 aerei turchi sono stati coinvolti nella prima fase dell’offensiva, colpendo 16 obiettivi nella zona di confine. Hanno anche ribadito la richiesta agli Usa e alla coalizione da essi guidata di applicare una “no-fly zone per fermare gli attacchi contro la popolazione innocente”.

L’artiglieria turca ha iniziato a colpire obiettivi delle forze curde dell’Ypg a Tal Abyad, l’altro punto da cui l’esercito di Ankara intende entrare in Siria oltre a Ras al-Ayn, già bombardata dai caccia in precedenza. Lo riferisce l’agenzia statale turca Anadolu.

Già prima dell’inizio ufficiale dell’attacco, una serie di raid di artiglieria sono stati compiuti dalla Turchia nelle ultime ore contro postazioni curdo-siriane nel nord della Siria, a est e a ovest dell’Eufrate. Lo riferisce l’Osservatorio Nazionale per i Diritti Umani in Siria che cita fonti locali. L’osservatorio precisa che i bombardamenti di artiglieria si sono verificati nella notte nella località di Ayn Issa, lungo il confine tra Turchia e Siria, e nella località di Minnagh, tra Aleppo e la frontiera turca.

Almeno due colpi di artiglieria pesante sono stati esplosi dalla Siria verso la Turchia, in un’area priva di abitazioni vicina Ceylanpinar, dove sono stanziati i militari turchi che partecipano all’operazione contro i curdi siriani del Pyd-Ypg.

Sono cinquemila i soldati delle forze speciali turche pronti a entrare nel nord-est della Siria per l’annunciata operazione militare contro le milizie curde dell’Ypg. Lo riportano media locali, secondo cui i militari delle brigate commando sono schierati al confine con decine di convogli di blindati.

Secondo Recep Tayyip Erdogan l’obiettivo dell’avanzata è creare “una zona di sicurezza” al riparo dalle milizie curde. Nell’area, stando al governo di Ankara, potrebbe essere accolta parte dei circa tre milioni e 600mila profughi siriani oggi in territorio turco.

Le Forze democratiche siriane (Fds), l’alleanza di milizie curde, arabe e assiro-siriache costituitasi durante la guerra civile siriana e finanziata dall’Occidente per la lotta al sedicente Stato Islamico, confermano che “sono in corso raid aerei turchi sul Nord della Siria, nelle zone di confine con la Turchia”. Lo riferiscono i media arabi. Almeno quattro esplosioni sono state segnalate nelle postazioni curde di Ras al-Ayn, la zona da cui si sono ritirati i militari americani nei giorni scorsi.

“Caccia turchi hanno lanciato raid su aree civili. C’è grande panico fra la popolazione nella regione”, ha twittato un portavoce dei combattenti curdi nel nord della Siria.

Il ministero degli Esteri turco ha convocato l’ambasciatore americana ad Ankara per informarlo dell’offensiva “fonte di pace” avviata contro i curdi nel nord della Siria. Lo riferisce la Cnn turca.

Il ministro degli esteri turco, Mevlut Cavusoglu, attraverso il proprio account Twitter ha dichiarato che l’intervento militare turco nel nord est della Siria iniziato oggi è conforme al diritto internazionale. “Il nostro intervento è diretto ad eliminare i terroristi dall’area, garantire la sicurezza e l’unità territoriale della Siria, costituire un’area per il ritorno dei profughi e portare pace e serenità nella zona interessata dall’intervento. L’operazione è conforme a quanto stabilito dal diritto internazionale, alle decisioni del consiglio di sicurezza dell’Onu e all’articolo 51 della carta della Nazioni Unite”, ha twittato Cavusoglu.

Il ministero della Difasa turco ha dichiarato di aver avvertito dell’offensiva turca in Siria “Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia e la Nato”. Lo riporta Al Jazeera.

Rivolgo un “appello alla Turchia affinché blocchi l’operazione militare in corso. La via militare non porta mai a buoni risultati”. Così il presidente della Commissione dell’Ue Jean Claude Juncker intervenendo al parlamento europeo. E rivolgendosi ad Ankara ha aggiunto: “Non aspettatevi che l’Ue finanzi una cosiddetta zona sicurezza”.

La Francia condanna “molto fermamente” l’offensiva turca nel nord della Siria e annuncia un imminente ricorso insieme alla Germania e al Regno Unito presso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite: è quanto dichiarato dalla segretaria di stato francese agli affari europei, Amélie De Montchalin.

“Azioni unilaterali rischiano solo di pregiudicare i risultati raggiunti nella lotta contro la minaccia terroristica, a cui l’Italia ha dato un significativo contributo nell’ambito della Coalizione anti-Daesh e destabilizzare la situazione sul terreno”. Lo ha dichiarato in una nota il ministro degli Esteri Luigi Di Maio che segue da vicino l’evolversi della situazione nel nord delle Siria, dove la Turchia ha avviato un’offensiva contro le milizie curde.

Anche per il presidente del Consiglio Giuseppe Conte “preoccupa iniziativa unilaterale della Turchia”.  L’Italia esprime “preoccupazione” per l’iniziativa turca in Siria e chiede di “evitare un’ulteriore destabilizzazione dell’area” ha sostenuto il premier durante la conferenza stampa congiunta con il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ricevuto a Palazzo Chigi.

“Comprendiamo le esigenze di sicurezza della Turchia. Ankara ha comunicato alla Nato l’azione in corso nel nord della Siria. Chiediamo che l’azione sia proporzionata e misurata, che non destabilizzi la regione e che non porti sofferenze ai civili”. Lo afferma il Segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, che venerdì sarà in Turchia. Stoltenberg aggiunge: “Spero che l’azione della Turchia in Siria sia proporzionata e misurata per non indebolire la lotta comune all’Isis”.  Stoltenberg ricorda che “la Turchia ha chiaramente delle preoccupazioni per la propria sicurezza, ha subito degli attacchi terroristici e ospita milioni di rifugiati siriani. Venerdì sarò a Istanbul e parlerò con il presidente turco”, ha concluso.

La Germania ha condannato l’offensiva turca nel nord-est della Siria, sottolineando che in questo modo “sta volontariamente rischiando di destabilizzare ulteriormente la regione e una ripresa dell’Isis”. “La Siria ha bisogno di stabilità e di un processo politico… tuttavia, l’offensiva turca ora minaccia di causare un nuovo disastro umanitario”, ha affermato il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas. Berlino “esorta la Turchia a mettere fine all’offensiva e perseguire pacificamente i suoi interessi di sicurezza”.

L’esercito turco, insieme all’Esercito siriano libero (le milizie arabe locali cooptate da Ankara), attraverserà a breve il confine turco-siriano”. Lo aveva annunciato su Twitter il capo della comunicazione della Presidenza di Ankara, Fahrettin Altun.

La Siria è determinata a fronteggiare l'”aggressione turca” con “tutti i mezzi legittimi”. Lo ha dichiarato una fonte del ministero degli Esteri di Damasco, citata dall’agenzia di stampa ufficiale ‘Sana’.

La fonte ha sottolineato che la Siria “condanna nei termini più forti” le intenzioni di Ankara di lanciare un’offensiva contro le milizie curde, definendola “una flagrante violazione del diritto internazionale e delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu”.

La fonte ha quindi precisato che se la Turchia dovesse insistere con l’operazione sarà considerata alla stregua di un “gruppo terroristico” e perderà il suo status di Paese garante nel processo di Astana.

Le autorità curdo-siriane annunciano una mobilitazione e allerta generali in tutto il nord-est siriano per difendersi dalle “minacce dell’esercito turco e dei suoi mercenari di attaccare la regione frontaliera siriana nord-orientale”. Lo riferisce un comunicato dell’amministrazione autonoma della Siria nord-orientale diffuso dai media. Nel comunicato si invitano “tutte le componenti del nostro popolo a dirigersi verso la zona di frontiera con la Turchia per compiere il loro dovere morale di resistenza in questo momento storico e delicato”.

I presidenti di Turchia e Russia, Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin, hanno avuto una conversazione telefonica sull’imminente operazione militare di Ankara nel nord-est della Siria. Lo riferiscono fonti della Presidenza di Ankara. Nel colloquio, il leader turco ha aggiornato l’omologo russo sulla preparazione dell’esercito all’offensiva, sostenendo che darà un “contributo di pace e stabilità” nell’area.

“Le preoccupazioni della Turchia rispetto ai suoi confini meridionali sono legittime”, ma dovrebbe agire con moderazione ed evitare un intervento militare in Siria. Lo ha detto il presidente iraniano Hassan Rohani,citato dall’Irna. Crediamo che occorra seguire un percorso corretto per eliminare queste preoccupazioni” di Ankara. “Le truppe americane devono lasciare la regione” e “i curdi in Siria” devono “sostenere l’esercito siriano” di Basharal Assad, che dovrebbe prendere il controllo del nord-est delPaese al confine turco, ha spiegato Rohani.

L’offensiva della Turchia contro le forze curde nel nord-est della Siria rischia di indebolire la lotta all’Isis e di creare una nuova crisi umanitaria nel Paese. A lanciare l’allarme è il governo della regione autonoma del Kurdistan iracheno. In una nota si legge che le autorità di Erbil sono “molto preoccupate per la decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dalla zona sicura nella Siria nordorientale e dalle notizie di una potenziale operazione militare unilaterale della Turchia”. “Il governo – prosegue il comunicato – fa appello alla Turchia, in quanto membro della coalizione globale, ad evitare qualsiasi iniziativa che possa danneggiare i progressi fatti contro l’Isis, tra cui mettere a repentaglio la detenzione dei foreign fighter”. “Le conseguenze di un’escalation militare – ha concluso Erbil, stando a quanto riferito dall’emittente ‘Rudaw’ – hanno implicazioni che vanno oltre i confini della Siria, creando le condizioni per un ritorno dell’Isis e per numerosi sfollati”.

L’Esercito libero siriano (Els) ha portato a termine i preparativi per una nuova operazione militare nel nord della Siria e con un contingente di 14mila uomini è pronto a combattere al fianco della Turchia. A riferirlo i media turchi, secondo cui Els ha raggiunto la provincia di Urfa, al confine con la Siria, con tir carichi di munizioni e armi pesanti. In base a quanto reso noto dall’agenzia turca Anadolu, i battaglioni Hamza Tumeni e Suleyman Shah avevano portato a termine una fase di preparazione all’intervento in Siria nei giorni scorsi e potranno avvalersi di altri 2.000 soldati che hanno recentemente portato a termine la fase di addestramento. I battaglioni Els hanno affiancato l’esercito turco nell’operazione “Scudo dell’Eufrate”, con cui fu sottratta al controllo dell’Isis l’area a nord della Siria a ovest dell’Eufrate nel 2017, mentre in occasione dell’offensiva su Afrin del 2018, chiamata “Ramo d’ulivo”, le milizie Els sfondarono da est, contribuendo a cacciare dall’area i curdi siriani del Pyd-Ypg. Il comandante dell’Hamza Tumeni, Abu Bakir, ha dichiarato domenica scorsa all’agenzia Anadolu che il contingente di cui è a capo conta su 6.500 uomini di etnia araba, turcofoni siriani e curda, pronti a un intervento militare. Nei giorni scorsi il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato che la Turchia è pronta a un’operazione militare nel nord della Siria, per eliminare il Pyd-Ypg dalla regione a est del fiume Eufrate.

Lo scorso 7 agosto Stati Uniti e Turchia avevano trovato un intesa, definita poi da Erdogan “una favola”, per ottenere il controllo di un’area profonda circa 32 km, estesa per 480 km in territorio siriano a est del fiume Eufrate fino al confine con l’Iraq. Zona di cui ora la Turchia è decisa a ottenere il controllo con un intervento unilaterale.

Condividi su...Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn
HTML Snippets Powered By : XYZScripts.com