Passa la riforma delle Camere, tagliati 315 parlamentari, a favore 553 voti su 569

Approvata legge sul taglio dei parlamentari e senatori

Roma, 8 Ott 2019 – Il taglio delle poltrone c’è stato. Con 553 voti a favore, 14 contrari e 2 astenuti, è passata la legge “taglia parlamentari”. Il risultato è giunto alla fine di una giornata intensa di lavoro nel corso della quale le varie parti politiche hanno puntato a spiegare il perché del proprio voto su un provvedimento partito con maggioranza e opposizioni diverse.

Nello specifico la riforma prevede la modifica degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione e fissa il numero totale dei parlamentari a 600, con 400 deputati e 200 senatori (al momento sono 630 e 315). Previsto anche un taglio dei senatori eletti all’estero, non più 6, ma 4 e di quelli a vita, nominati dal Presidente della Repubblica, il cui numero non potrà in alcun caso essere superiore a cinque. Ridotto, infine, anche il numero minimo di senatori per ogni Regione o Provincia autonoma, che da 7 passerà a 3, ad eccezione del Molise e della Valle d’Aosta che, come è previsto nella legge attuale, avranno rispettivamente due e un eletto in Senato.

Il problema più rilevante che potrebbe sorgere con il Parlamento riformato è quello della rappresentanza. Nel 1948, i padri costituenti avevano legato il numero dei parlamentari alla popolazione, ossia potevano aumentare o diminuire in base a questo rapporto: un deputato ogni 80.000 abitanti e un senatore ogni 200.000. Questo principio è stato abbandonato con la revisione costituzionale del 1963 che ha stabilito che gli eletti dovessero essere in totale 945, più i senatori a vita. In rapporto alla popolazione, oggi in Italia c’è un deputato ogni 96.006 abitanti circa e un senatore elettivo (senza considerare i senatori a vita e i senatori di diritto a vita) ogni 188.424. Con il parlamento riformato si passerebbe a un deputato ogni 151.210, e a un senatore ogni 302.420. Con questa nuova proporzione, l’Italia diventerebbe il Paese europeo con il minor numero di eletti in una camera bassa (Camera dei deputati) in relazione alla popolazione, con 0,7 deputati ogni 100mila abitanti, a fronte dello 0,8 della Spagna, dello 0,9 di Francia e Germania e dell’1 del Regno Unito. Difficile replicare il paragone per la camera alta perché la gran parte degli Stati comunitari o è dotata di un’unica assemblea, oppure l’organo specifico ha compiti diversi da quelli delle camere basse. A differenza di quanto accade in Italia con il bicameralismo perfetto.

Il tema della rappresentanza ha ricadute anche sul pluralismo e sul diritto di tribuna, ragione per la quale il taglio dei parlamentari è legato a doppio filo alla riforma della legge elettorale. Un minor numero di eletti, infatti, rischia, soprattutto al Senato, di porre uno sbarramento quasi invalicabile per i partiti più piccoli. Per ovviare a questi “rischi”, le forze di governo hanno siglato un accordo che prevede, tra i vari aggiustamenti, il progetto di nuova legge elettorale entro dicembre 2019. Nei prossimi mesi, quindi, si aprirà il dibattito su quale formula adottare. Affidare, però, alla legge elettorale il compito di riequilibrare la situazione può rappresentare un problema molto rilevante. Quest’ultima, infatti, non essendo costituzionalizzata, è modificabile con una maggioranza semplice e nei prossimi anni i futuri governi potrebbero riformarla piuttosto facilmente, sfruttando a loro vantaggio tutti i difetti di questo taglio dei parlamentari.

“Io voto questa legge perché sono nella maggioranza e sono leale”. Così Roberto Giachetti, di Italia Viva, ma “Si fa questa riforma per offrire scalpo a istinti peggiori dell’elettorato”. “Un tributo – sottolinea – alla fabbrica dell’antipolitica, con questa legge si allargherà il divario della rappresentanza”. “Ma la mia lealtà finisce qui, immediatamente sarò al lavoro per raccogliere le firme – annuncia – per chiedere un referendum per dire no a questa riforma”.

In un videomessaggio agli elettori di Pd e Italia viva, Carlo Calenda spiega che è arrivato “il momento della verità”. “Parlate del taglio dei parlamentari come se fosse un regolamento di condominio la Costituzione”, rimarca l’europarlamentare.

“La fretta di mettere una bandierina su questo bel risultato, molto simile a quello che ottenne il fascismo quando abolì la Camera dei Deputati e creò la Camera dei fasci e delle corporazioni, i cui membri (detti Consiglieri) erano nominati da Mussolini, non consente neppure di adottare gli accorgimenti ritenuti necessari dai gruppi parlamentari che sostengono la riforma, sia nei regolamenti parlamentari, sia nella rimodulazione delle circoscrizioni elettorali, sia nella proporzionale riduzione del numero dei delegati regionali che concorrono all’elezione del Capo dello Stato”. Lo scrive su Facebook Gregorio De Falco, senatore del Gruppo Misto. “In tal modo – sottolinea – non solo si creeranno dei mostri, come pacificamente ammesso, se non saranno tempestivamente apportati almeno quei correttivi, ma non vi sarà alcuna possibilità di avere un Parlamento efficiente”. “E cosa accadrebbe se, dopo aver approvato la riforma, questa legislatura dovesse chiudersi anticipatamente, senza aver prima apportato quelle necessarie ed opportune modifiche?”, si domanda ancora il senatore ex Cinque Stelle. “Questa volta – conclude De Falco – sarà piuttosto difficile che i cittadini e le realtà associative, senza il supporto organizzativo e strutturato di una formazione politica, possano sventare questo attacco e far saltare i piani di coloro che stanno affievolendo di fatto la rappresentanza parlamentare e la democrazia”.

“Speriamo che qualcuno capisca che” sul taglio dei parlamentari e sulle regionali in Umbria “il Pd ha calato le braghe”. La legge costituzionale che nel gergo giornalistico-parlamentare viene chiamata “taglio dei parlamentari” è una legge che non modifica in nulla il lungo tragitto delle leggi che, per essere approvate, viaggiano dalla Camera al Senato e dal Senato alla Camera in continuazione se una delle due assemblee approva un emendamento. Non si affronta il problema dei rapporti tra legislazione nazionale e quella regionale. Riforme che, invece, c’erano in quella varata dal governo Renzi, approvata dalle Camere e bocciata dal referendum – scrive Macaluso – Bocciata per responsabilità dello stesso Renzi che volle identificare se stesso con la riforma. Il Di Maio continua a dire che, prima con la Lega di Salvini e adesso con il Pd di Zingaretti, il M5s realizza il suo programma. Questo o quello per me pari sono”, prosegue Macaluso.

“Oggi si mutilano gli equilibri della Costituzione. Le promesse sulle riforme che dovranno accompagnarla sono scritte sulla sabbia, è uno scempio. Avremo un Senato di 200 persone che diventerà un monocolore leghista. Questa non è una riforma ma una ghigliottina, e siamo a testimoniare di non aver cambiato idea, mentre il problema è il Pd, che ha detto cose terribili e condivisibili su questo provvedimento, per poi cambiare senza fare una piega”.

“È un momento storico per il nostro Paese: presto avremo 345 parlamentari in meno e milioni di euro da investire in servizi per i cittadini. Questo governo è nato principalmente per realizzare subito due obiettivi: ridurre il numero di senatori e deputati ed evitare l’aumento dell’Iva che sarebbe costato 600 euro all’anno per ciascuna famiglia. Con l’ok definitivo di Montecitorio potremo dire di aver mantenuto il primo di questi impegni presi con gli italiani, mentre il secondo verrà realizzato con la legge di bilancio”. E’ quanto si legge in un post del M5S pubblicato sul blog delle Stelle. “Si tratta di una delle battaglie storiche del MoVimento 5 Stelle e siamo orgogliosi di averla portata fino in fondo con coerenza e determinazione”.

“Per tenere in piedi un governo illegittimo, si concede a una banda di parlamentari di fare uno stupro di questo Parlamento, come quello fatto dal figlio di Grillo”. Così Vittorio Sgarbi, del gruppo Misto, parlando in Aula, durante le dichiarazioni in vista del voto sul taglio dei parlamentari. “Voi – dice rivolto al M5s – ricattate il Pd, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Ipocriti, falsi e bugiardi”. “Qui celebriamo un funerale, come quando si è votato contro l’immunità parlamentare. E’ il momento di più alta tristezza di questo parlamento, non c’è categoria che decide di ridurre la sua rappresentanza. Intere regioni saranno senza rappresentanza”, avverte Sgarbi. “E’ un voto di scambio senza precedenti”, dice Sgarbi che poi paragona il voto di oggi al “potere e all’intimidazione che esercitò solo Mussolini”.

“Il taglio dei parlamentari non associato ad un cambio di legge elettorale è un atto grave, politicamente demenziale, nel senso che si continua col mortificare la rappresentanza degli italiani. Anziché invitare il popolo a votare si assumono provvedimenti che diventano dei deterrenti.

“Parlare di risparmi perché si tagliano i parlamentari vuol dire offendere la democrazia, che ha bisogno invece di non risparmiare sulla qualità delle proprie risorse, anche umane”. Questa l’opinione di Claudio Fava, parlamentare de I cento passi all’Assemblea regionale siciliana, commentando il provvedimento sul taglio di deputati e senatori. “Penso che il taglio dei parlamentari sia un riconoscimento alla moda dei tempi, che pretende che ogni risparmio sulla politica debba essere benedetto dal consenso delle folle – ha aggiunto -. Non credo che sia una strada utile alla qualità della democrazia e della politica in Italia. Se fossi stato in Parlamento non mi sarei opposto ma credo che l’enfasi che viene data a questo provvedimento sia il segno di un tempo che ha uno sguardo assai attento alle ragioni del consenso e alla pancia della gente”.

“Il taglio dei parlamentari ritengo sia un errore madornale che porterà alla gemmatura di un’élite oligarchica. Ritengo che il centro destra abbia sbagliato completamente strategia, l’opposizione se è opposizione deve fare opposizione soprattutto nei confronti di un governo abusivo e contrario alla volontà degli italiani, nato su due presupposti: la sterilizzazione dell’Iva e il taglio dei parlamentari”. Lo afferma Michaela Biancofiore, parlamentare Fi e coordinatrice regionale del Trentino Alto Adige. “E noi diamo l’assist per il goal inatteso ad una maggioranza bolsa, brocca, con numeri risicati, agli antipodi e litigiosa! Assist e autogoal, un capolavoro di masochismo pari quasi alla crisi di ferragosto, in una partita che secondo me oggi interessa zero agli italiani, preoccupati invece di mettere insieme il pranzo con la cena. Un enorme defibrillatore per i 5 stelle divisi e esanimi. Essendo pertanto orgogliosamente popolana, popolare e populista ante litteram, apporrò la mia firma al referendum affinché sia il popolo a scegliere se consegnare la democrazia ad una ristretta cerchia controllabile e perciò rischiosa per la democrazia”.

“Il taglio del numero dei parlamentari è pura propaganda, in Italia ci sarà meno democrazia e a vincere saranno quei partiti che, con la scusa di risparmiare sui conti pubblici, daranno vita a una piccola e potente casta pronta a imporre i suoi diktat al popolo”. Lo afferma Alessandra Clemente, assessore ai Giovani e al Patrimonio del Comune di Napoli. “Avere 345 parlamentari in meno non garantisce più equilibrio e certezza nella vita democratica del Paese – aggiunge – ma mette in pericolo la libertà dei cittadini. Nessuna vera economia sui conti pubblici e neanche sulle spese per il funzionamento di Camera e Senato, visto che il costo della politica arriva soprattutto dagli staff piuttosto che dai parlamentari”.

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