Russiagate. Trump lancia polpetta avvelenata a Conte. Se non si sgancia in fretta si strozza.

L’amico del presidente americano e presidente della commissione giustizia del senato Graham scrive a Conte: continuate cooperare. Stessa lettera a premier Gb e Australia.

Ancora pressioni su Conte per insabbiare il russiagate

Roma, 7 Ott 2019 – Conte sbaglia a tacere sul russiagate. Sbaglia anche ad accettare pressione dal pericoloso, ed ora più che mai, l’instabile presidente americano che sta usando il suo potere per bloccare tutte le inchieste che lo riguardano che potrebbero anche, se riconosciuto colpevole di ostacolo alla giustizia in carcere. Ora l’amico caro e fidato di Trump, Lindsey Graham, presidente della commissione giustizia del Senato e uno dei più stretti alleati di Donald Trump, ha scritto una lettera al premier italiano Giuseppe Conte, a quello britannico Boris Johnson e all’australiano Scott Morrison chiedendo che continuino “a cooperare con l’attorney general William Barr” nell’inchiesta sulle origini del Russiagate.

“Uno dei doveri dell’attorney general è supervisionare l’indagine in corso” e i suoi incontri nei tre Paesi sono “ben dentro i confini della sua normale attività”, ha osservato. Una iniziativa che ha preso, spiega Graham, dopo che in un articolo del 30 settembre il NewY ork Times ha accusato Barr di “usare la diplomazia ad alto livello per avanzare gli interessi politici personali del presidente”.

Nella missiva il senatore, uno dei più stretti alleati di Trump, ricorda che “Australia, Italia e Regno Unito si scambiano abitualmente tra loro informazioni delle forze dell’ordine per fornire assistenza nel corso delle indagini”.

“Sembra che le forze dell’ordine e l’intelligence Usa abbiano confidato su informazioni di intelligence straniera nell’ambito dei loro sforzi per indagare e monitorare le elezioni presidenziali del 2016”, prosegue il capo della commissione giustizia del Senato, elencando tre punti.

Il primo è “aver fatto affidamento su un dossier profondamente errato, pieno di pettegolezzi e scritto da un ex agente segreto britannico di parte” (il rapporto Steele sui rapporti fra Trump e i russi, ndr); il secondo “aver ricevuto informazioni di intelligence da un ‘professore’ italiano (Joseph Mifsud, in realtà è maltese) cui fu ordinato di contattare un consigliere di basso livello della campagna di Trump, George Papadopoulos, per raccogliere informazioni sulla campagna”; terzo, “accettare informazioni da un diplomatico australiano, al quale era stato detto di contattare anche lui Papadopoulos e di passare le informazioni da lui ottenute sulla campagna all’Fbi”. Contatti da cui è scaturito il Russiagate.

Ma Trump e i suoi alleati sospettano che il prof. Mifsud sia un agente segreto occidentale che lavorava per la Cia o l’Fbi e che l’intera manovra fosse un complotto del ‘deep state’ Usa per impedire la sua elezione, in contrasto con le conclusioni della poderosa inchiesta del procuratore speciale Robert Mueller.

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