Sport e Benessere – I Conti della Serva – Rubrica settimanale a cura del dottor Andrea Melis

Andrea Melis_Cagliari

Cagliari, 13 Ago 2019 – Arriva un momento dove si traccia un bilancio di quello che è il nostro rapporto con il nostro benessere psicofisico.
I risultati raggiunti, i punti di stallo, i momenti no e quelli sì.
Questo momento è la causa e la conseguenza per cui tutto è iniziato.
La causa perché immaginiamo un attimo dove magari iscrivendoci in un palestra abbiamo ben chiaro che fisico vogliamo avere in un determinato momento, la conseguenza perché tutto ciò che siamo diventati ora è misura delle scelte fatte dall’inizio.
Molte volte si comincia ad allenarsi e pur migliorando si viaggia in un eterno divenire che ci porta ad esperire la gioia per i frutti raccolti in itinere in un modo che ricorda il più classico dei supplizi di Tantalo.
Abbiamo davanti a noi il nutrimento ma non riusciamo a coglierlo.
Inseguiamo un qualcosa quando dovremo fermarci semplicemente a rimirarlo.
Si perde la misura del progresso rispetto al principio, rispetto a quell’incipit che ci ha permesso di cominciare.
Raramente ho visto o sentito qualcuno che dopo un po’ di tempo trascorso ad allenarsi si è saputo fermare ad apprezzare i suoi cambiamenti in positivo.
Non ce l’hanno insegnato.
Nel Personal Training è già diverso perché lavorando con obbiettivi specifici il cambiamento e il risultato sono priorità e bisogno, tanto per il cliente quanto per il professionista.
Si lavora ad ogni modo anche qui molte volte con la mentalità del percorso perenne, tranne quando le consegne ci impongono un obbiettivo a breve termine.
Chi deve tonificare, dimagrire o mettere muscoli entra in un percorso fatto di poche pause e molti rewind dove si perde a volte l’uso della parola per definirsi o ridefinirsi.
Se le emozioni si potessero misurare in calorie forse sarebbe tutto più semplice ma meno inquadrabile.
Non ricordiamo mai il numero di emozioni provate ma solo i momenti.
I conti della Serva a volte servono a questo.
Un investimento, per quanto ben orchestrato, non deve essere solo a beneficio di ciò che ci serve ma anche a ciò che vogliamo, perché se la felicità a quel punto la misurassimo in calorie come a volte misuriamo la tristezza si perderebbe il principio primo.
Generalizzare non serve.
Una caloria è una caloria questo è vero.
È anche vero che ciò che c’è dentro è ancora più importante.
La caloria è il numero laddove l’alimento è il nome.
I carichi sono il numero laddove l’esercizio è il nome.
I clienti sono il numero laddove la persona è il nome.
A questo punto i conti sono il numero laddove la serva è il nostro nome?
A nome di chi faremo i conti l’anno prossimo? A.M.

 

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