Cna – Servizio idrico in Sardegna: molto costoso e poco efficiente

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Cagliari, 15 Magg 2019 – La Cna Sardegna in una nota diffusa oggi afferma che la scarsa qualità dell’acqua erogata, livelli di dispersione idrica da record e spese di manutenzione tra le più alte d’Italia. È il disastroso mix che caratterizza il servizio idrico regionale in base ad un recente dossier della Cna Sardegna che analizza e mette a confronto alcune variabili relativa all’infrastruttura idrica: dalla capienza degli invasi ai costi sostenuti per gestire le reti. A spiccare è soprattutto il severo giudizio degli utenti sardi: nel corso del 2018 oltre il 38% delle famiglie sarde si è infatti dichiarata molto insoddisfatta del servizio idrico fornito da Abbanoa, il dato più negativo tra tutte le regioni italiane e pari ad oltre il doppio della media nazionale (14,6%). Principale fattore penalizzante è rappresentato proprio dalla qualità dell’acqua erogata (odore, sapore e limpidezza), giudicata insoddisfacente dal 43,7% degli utenti intervistati dall’Istat.

“La buona dotazione di infrastrutture e servizi costituisce un fattore imprescindibile per lo sviluppo socio-economico di un territorio – evidenziano nel comunicato Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale della Cna Sardegna -: insieme ad energia e trasporti, un buon accesso alla risorsa idrica per famiglie e imprese produttive costituisce senza dubbio uno degli requisiti minimi di base. Oltre alla necessità di garantire una disponibilità sufficiente all’uso civile ed industriale, la crescente attenzione agli aspetti ambientali e climatici impone elevati livelli di efficienza nella gestione della risorsa e nella depurazione dei reflui prima della re-immissione in ambiente”.

Il dossier della Cna sarda esamina in primo luogo la situazione del sistema degli invasi non rilevando particolari criticità nell’ultimo periodo. Al 30 aprile 2019 il “Bollettino dei serbatoi artificiali del sistema idrico multisettoriale della Sardegna” rileva la presenza di 1,562 miliardi di metri cubi d’acqua, pari all’88.4% della capacità complessiva autorizzata, registrando un lieve aumento rispetto al 31 marzo 2019 (8 milioni di metri cubi in più).

La qualità del servizio. Ad allarmare è il severo giudizio degli utenti sulla qualità del servizio idrico regionale. Secondo una rilevazione Istat, nel 2018 oltre il 38% delle famiglie intervistate si è dichiarata insoddisfatta del servizio idrico: si tratta del dato più negativo tra le regioni italiane e pari ad oltre il doppio della media nazionale (14,6%). Il principale fattore penalizzante è la qualità dell’acqua erogata (odore, sapore e limpidezza), giudicata insoddisfacente dal 43,7% degli utenti intervistati.

La dispersione idrica. Indicazioni anche più preoccupanti vengono dai dati dell’ultimo Censimento delle acque (Istat 2015) che, evidenziando un notevolissimo scarto tra la quantità di acqua immessa in rete e quella effettivamente erogata, rivelano un livello di dispersione idrica da record. La Sardegna risulta infatti la seconda regione italiana per dispersione idrica con il 55,6% dell’acqua immessa in rete che non giunge all’erogazione, valore inferiore solo a quello della Basilicata (56,3%).

Il dato è in gran parte da imputare ad una rete di distribuzione idrica ormai obsoleta e, in alcuni casi addirittura fatiscente, come risulta per le province di Sassari, Oristano e Nuoro dove la dispersione arriva a superare il 60%.

Le cause della dispersione idrica – evidenzia la Cna Sardegna – possono essere molteplici: oltre che dalle perdite presenti nelle condutture obsolete o dagli sfiori di serbatoi difettosi, non è da escludere l’esistenza di grandi quantità di acqua destinata ad usi pubblici che non viene contabilizzata o l’esistenza di consistenti furti e prelievi abusivi.

 

 

I costi del sistema idrico. Eppure, analizzando la spesa per la manutenzione delle reti idriche nell’ultimo decennio (2008-2018) sia in termini assoluti che in rapporto alla popolazione emerge che, con una spesa in manutenzione ordinaria di 223 euro per abitante, la Sardegna detiene il primato assoluto tra tutte le regioni italiane (quinta per spesa totale, con 368 milioni di euro), mentre, per la manutenzione straordinaria, con 218 euro per abitante, si colloca al secondo posto dopo la Valle d’Aosta (sesta in termini assoluti con 359 milioni in dieci anni).

La ricerca analizza inoltre, i fattori che determinano così elevati livelli di spesa in un contesto di bassa efficienza delle reti, evidenziando che per la Sardegna, caratterizzata da consistenti flussi turistici concentrati nei mesi estivi, la spesa pro-capite andrebbe calcolata sul numero effettivo di utilizzatori annui e non soltanto sui residenti. In molti contesti, inoltre, l’incremento dell’utenza in periodi limitati dell’anno sottopone le infrastrutture idriche a picchi di utilizzo per i quali, spesso, non sono state progettate, compromettendo la funzionalità della rete stessa (distribuzione, depurazione, smaltimento). “Viene da chiedersi se la nostra rete idrica sia in grado di soddisfare i fabbisogni di un sistema produttivo caratterizzato da agricoltura, pastorizia, agro-industria e comparto caseario, attività ad elevato fabbisogno idrico – evidenziano i vertici della Cna sarda – di certo la stima della spesa pro-capite dovrebbe porre al denominatore anche gli abitanti equivalenti stimati in rapporto alle attività economiche. Inoltre bisogna valutare quanta parte della spesa effettuata sia destinata alla manutenzione e alla riqualificazione degli impianti di accumulazione e quanta, invece, alla sistemazione delle reti di distribuzione che, alla prova dei fatti, rappresentano l’elemento debole del sistema idrico della Sardegna”.

“In un contesto climatico che tende a caratterizzarsi per fenomeni di siccità sempre più intensi e prolungati l’esigenza di migliorare l’efficienza del sistema idrico limitando gli sprechi appare senza dubbio prioritaria sia per il benessere dei cittadini e sia per favorire lo sviluppo economico – conclude la nota di  Piras e Porcu -: se non si riducono gli sprechi qualunque intervento effettuato a monte (bacini e invasi, nuovi impianti di desalinizzazione o per il miglioramento dell’efficienza di utilizzo industriale) risulta largamente depotenziato se non del tutto inefficace”. Red

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