Sport e Benessere -Anoressia Atletica, Ortoressia e Bigoressia – Rubrica a cura del Dottor Andrea Melis

Andrea Melis_Cagliari

Cagliari, 23 Apr 2019 – La settimana scorsa abbiamo avuto modo di vedere in che modo un’abitudine come fare dei selfie possa sfociare, in presenza di altre problematiche a matrice mentale, in una patologia vera e propria come il disordine dismorfico del corpo.

( Se non hai letto l’articolo ecco il link : https://www.cronacaonline.it/public/content/index.php/2019/04/16/sport-e-benessere-selfie-palestra-e-patologia-rubrica-a-cura-del-dottor-andrea-melis/ ).

Questa settimana andiamo a vedere insieme tre patologie che si possono a volte ritrovare in palestra.

Parliamo di Anoressia Atletica, Ortoressia e Bigoressia.

Vi riporto le definizioni direttamente dal sito della FIDA (Federazione Italiana Disturbi Alimentari).

L’attività sportiva in alcune persone, in particolare gli atleti, non è finalizzata al mantenimento del benessere, ma assorbe totalmente la loro vita. Questi soggetti sono ossessionati dall’ottenimento di performance sempre migliori e rivolgono al proprio corpo un’attenzione estrema cercando di renderlo efficiente come una macchina. Il disturbo del comportamento alimentare il più delle volte va nella direzione di una spinta al dimagrimento per ridurre la quantità di grassi nella massa corporea al fine di ottenere migliori risultati nello sport.
Tra le atlete si può presentare il sintomo dell’amenorrea che, in genere, tende a essere sottovalutato perché attribuito allo “stress da competizione”. All’amenorrea si accompagna, nel tempo, l’osteoporosi che può determinare spesso fratture ossee improvvise, attribuite, erroneamente, a eccesso di allenamento.
Dal punto di vista fenomenologico l’anoressia nervosa e l’anoressia atletica vanno tenute distinte. Nella prima tende a prevalere un disturbo dell’immagine corporea per cui i soggetti, con digiuni, vomito o altre pratiche eliminatorie, mirano al raggiungimento dell’ideale rappresentato dal corpo magro. Nell’anoressia atletica, invece, la riduzione della massa corporea e (o) la perdita di massa grassa hanno come fine principale il miglioramento della propria performance.
Anche nel caso dell’anoressia atletica è fondamentale per il soggetto, il ruolo svolto da un ideale a cui doversi conformare: essere “il migliore” nel proprio sport. Per questo si manifesta un’estrema compiacenza alle richieste degli altri, (quelle dell’allenatore ma anche dell’ambiente familiare e sociale), che lo spingono a migliorare continuamente la propria prestazione percepita come strumento attraverso il quale assicurarsi l’amore e il riconoscimento dell’altro.

Il termine ortoressia deriva dal greco antico. La sua etimologia (“ortos”, che vuol dire diritto, corretto, giusto e “orexia”, che vuol dire appetito) indica una sorta di ossessione per i cibi giusti, corretti.
Queste persone controllano e selezionano ossessivamente gli alimenti che assumono, ricercando con eccessiva scrupolosità cibo puro, sano, non contaminato, preoccupate dalle conseguenze mediche derivanti da un’alimentazione scorretta.
La differenza fondamentale con chi soffre di anoressia o bulimia sta, dunque, nel rigido controllo non più della quantità di cibo ma della sua qualità. Comune è invece l’attitudine a seguire un regime alimentare sempre più rigido.
La notevole quantità di tempo che queste persone trascorrono discutendo sull’esistenza di cibi puri e impuri, acquistando e cucinando scrupolosamente gli alimenti e la difficoltà nel concedersi pasti in ambienti esterni possono comportare conseguenze negative sulla loro vita lavorativa e relazionale. Le situazioni sociali divengono critiche alla luce del loro bisogno di programmare i pasti e conoscerne e controllarne ogni singolo ingrediente.
Inoltre, il disgusto provato nel riempire il proprio corpo con sostanze non naturali e il desiderio continuo di depurarsi possono portarle a un evitamento fobico delle situazioni oppure di piatti, posate e pentole, considerati contaminati da cibi non naturali o fabbricati con materiali che possano alterarne le qualità nutritive.

Di fronte alle trasgressioni delle ingestibili regole che la persona si autoimpone il senso di colpa è soverchiante; la stima di sé e degli altri è, infatti, strettamente collegata alla capacità di mantenere un regime alimentare sano. Anche minime deviazioni vengono vissute come veri e propri fallimenti. Il disprezzo per coloro che non condividono le loro idee alimentari accentua le difficoltà relazionali.

La bigoressia o dismorfofobia muscolare (conosciuta anche come vigoressia o complesso di Adone) è un disturbo di recente osservazione, presente in prevalenza nella popolazione maschile e in particolare tra i frequentatori di palestre e appassionati di body building.
Il termine viene dall’inglese Big, ovvero “grande, grosso”, e indica la preoccupazione d’avere un fisico poco prestante o troppo magro in persone visibilmente muscolose.
Inizialmente fu definita “anoressia inversa” proprio per la sua specularità rispetto alla condizione anoressica: il soggetto anoressico si vede grasso pur essendo magrissimo, il bigoressico percepisce il proprio corpo come magro e non muscoloso pur avendo un fisico atletico.
La preoccupazione eccessiva per il proprio aspetto riguarda tutto il corpo e non una sua parte specifica. Per questo il disturbo è anche noto come “dismorfofobia muscolare”.

Similmente ai disturbi alimentari “classici” si assiste a un’alterazione della percezione di sé accompagnata da un pensiero continuo sulle forme corporee.

Che tu sia un cliente di una palestra, un istruttore o un Personal Trainer dopo aver letto queste definizioni, chiamiamole etichette, poco cambia.

Chiunque fra noi può riconoscersi o meno in queste categorie ma il punto importante è un altro.

Il benessere psicofisico promosso da chi fa questo lavoro deve avere come principio primo la ricerca di uno stile di vita sano ed equilibrato, quindi sostenibile.

Non sposo e non consiglio di utilizzare sostanze dopanti per raggiungere determinate forme fisiche o prestazioni, perché amo andare aldilà della domanda che un cliente mi pone per soffermarmi sull’intenzione e analizzarla.

Non sposo e non consiglio una perdita di massa grassa eccessiva soprattutto nelle donne se questa può andare a discapito della salute.

Non sposo e non consiglio uno stile alimentare sregolato (Ovviamente), né il suo contrario perché altrimenti iscrivendosi in palestra e/o scegliendo un Personal Trainer si passa da un estremo all’altro.

Il punto importante è capire qual è il vero benessere e come raggiungerlo attraverso un Trainer o un Coach che ti può accompagnare in un percorso di crescita e di Auto accettazione.

Alle volte mi capita di osservare gruppi di persone che avendo uno stile di vita magari sedentario e non regolare dal punto di vista alimentare, puntano il dito su quei gruppi che magari in palestra investono un po’ troppo tempo o che comunque non tendono assolutamente ad indulgere su qualche piacere culinario.

Si potrebbe parlare del caso degli opposti che attraggono (O che colludono).

Giudicare o giudicarsi a mio avviso è fuori luogo, da una parte e dall’altra.

È molto più corretto come essere umani o professionisti in questo settore limitarsi ad osservare e a mettersi nei panni di chi potrebbe essere a livello di agito inquadrabile nelle patologie riportate oggi.

Si tratta di persone che hanno con sé molta sofferenza e l’unico bisogno che hanno è di sentirsi capite, non certo giudicate.

Beninteso è vero anche il contrario.

Il fatto di essere in forma, di avere il fisico che abbiamo sempre sognato non deve essere motivo sufficiente per deridere o umiliare che chi è sovrappeso oppure obeso.

Continuo a dirlo, scegliere un professionista del benessere come un Nutrizionista, un Personal Trainer o a seconda dei casi entrambi, formato anche in Psicologia per quanto riguarda il rapporto con il cliente significa scegliere una strada più tortuosa, a livello di consapevolezza, ma anche più ambiziosa e gratificante per arrivare ad essere in armonia con la propria mente e con il proprio corpo.

Arrivare a guardarsi allo specchio e piacersi, senza che lo specchio sia visto come un nemico, mangiare quello che ci serve e quello che vogliamo, allenarci per curare il nostro fisico senza fare dell’estetica una malattia, non dev’essere un atto dovuto ma Amor Proprio. A.M.

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