L’ex gen. dell’esercito di Saddam bombarda la capitale Tripoli e lancia missili sulla città: 4 morti

Il generale traditore dell'ex esercito di Saddam vuole instaurare un nuovo regime in Libia con la collaborazione della Russia

Tripoli, 17 Apr 2019 – Ma l’intento dell’ex generale di Saddam, coccolato prima dagli Usa ed ora protetto dal regime di Putin, quale è? Probabilmente quello di instaurare un nuovo e feroce regime che nazionalizzerà tutto il petrolio e lo darà solo alla nazione che paga di più. Sicuramente a discapito delle imprese italiane che operano nella regione da tantissimi anni. Ma nonostante queste avvisaglie, tutti dicono che è la diplomazia che deve trovare una soluzione. E nel frattempo il generale conquista pezzi della capitale dove vive un governo legittimo riconosciuto da tutta l’Europa, l’Onu e gli Stati Uniti. Quindi, se la diplomazia non basta, allora bisogna far capire in altri modi e anche con l’uso della forza, al generale, che il mondo democratico non gli permetterà di instaurare una nuova dittatura al soldo del migliore offerente. Nel frattempo, in Libia infuria la battaglia con sempre più morti e gente pronta a fuggire ed invadere di nuovo le coste meridionali dell’Italia. E in attesa di questa triste e pericolosa evenienza, sono almeno 4 i morti a Tripoli raggiunta nella notte da un raffica di missili, dopo l’offensiva lanciata dal generale Khalifa Haftar per prendersi la capitale libica. Sette forti esplosioni hanno scosso il centro della città nel distretto di Abu Slim, secondo quanto riferito da testimoni oculari. Nessuno ha fino a questo momento rivendicato ufficialmente la responsabilità dei raid ma il portavoce delle forze di Haftar, Ahmed al-Mismari, citato dal quotidiano Al Wasat ha dichiarato: “Le nostre unità occupano adesso nuove posizioni nel perimetro della capitale Tripoli e avanzano verso altre posizioni”.

L’offensiva di Haftar, l’uomo alla guida dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), contro il governo sostenuto dall’Onu di Fayez al-Serraj è cominciata lo scorso 4 aprile: da allora almeno 174 persone sono morte e 758 sono rimaste ferite, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità mentre secondo l’Unicef sono 20.000 le persone sfollate, compresi 7.300 bambini. E’ la terza guerra civile in Libia dopo quelle del 2011, quando la Primavera araba spazzò via il regime del colonnello Muammar Gheddafi, e del 2014.

La diplomazia è al lavoro, con l’Italia in prima linea, ma la comunità internazionale è spaccata. Haftar, l’uomo forte della Cirenaica che sogna di riunificare la Libia militarmente, gode del sostegno di Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi. In soccorso delle forze di al-Serraj, che guida il governo di accordo nazionale dal 2016 e che gode dell’appoggio delle Nazioni Unite e dell’Unione europea, sono arrivate le brigate di Misurata che hanno rallentato la sua trionfale avanzata. Sul piano militare i principali alleati di al-Serraj sono Turchia e Qatar. Doha (accusata di terrorismo) è in rotta con gli Stati del Golfo. Washington mantiene le distanze.

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